UNA SETTIMANA DI PASSIONE: BLOCCO UNICO PER SALVARE I VIOLA. FIRENZE SA COME FARE, NON HA BISOGNO DI APPELLI. POI I PROCESSI, SENZA SCONTI

20.05.2019 00:00 di Mario Tenerani   Vedi letture
© foto di Federico De Luca
UNA SETTIMANA DI PASSIONE: BLOCCO UNICO PER SALVARE I VIOLA. FIRENZE SA COME FARE, NON HA BISOGNO DI APPELLI. POI I PROCESSI, SENZA SCONTI

Il disastro è servito, sotto gli occhi di tutti. Parla la cronaca di una stagione raccapricciante - con responsabilità gestionali precise, gravi a tutti livelli del club e della squadra -, ma per non farla trasformare in quella della vergogna serve affrontare con cuore e testa la settimana della passione. Adesso le polemiche - di materiale ce ne sarebbe e ce ne sarà in dosi industriali - servono solo a distruggere quel poco che è rimasto integro. Esiste solo una ricetta, il blocco unico: una sorta di abbraccio ai viola che sono in paura. Il terrore si legge nelle giocate vuote della Fiorentina. Anche a Parma stesso spartito di sempre: occasioni da gol fallite per imprecisione e panico, errori in difesa, giocatori immobili, Lafont a guardare rotolare in rete l’ennesimo pallone. Nessuno si consoli con la produzione delle chance da gol perché le formazioni che vanno peggio sono quelle che giocano benino, creano e falliscono sempre sotto porta. Non è segno plus, ma minus. E’ l’indicatore della crisi più nera. 

I tifosi sono andati in massa ieri a Parma per dare forza a chi non ne ha più. Gli ultrà ci hanno provato e ci riproveranno perché conoscono le dinamiche, meglio di qualche dirigente (o sedicente tale). Stavolta non basteranno loro, dovranno essere accompagnati da tutti gli altri che amano la Fiorentina, anche quelli che preferiscono negli ultimi tempi il divano allo stadio. Un Franchi tutto viola, caldo, appassionato e convinto di farcela, sarà il giocatore in più della Fiorentina. Firenze risponderà perché sa come si fa, senza che nessuno le dia lezioni (semmai può darle). Firenze annusa i frangenti delicati e si comporta come una madre col figlio in difficoltà. Nessun dubbio, la gente produrrà il blocco unico. 

Le risposte concrete, a proposito di dinamiche, toccheranno alla società. La conduzione di questa settimana sarà determinante, proprietà e dirigenza non potranno sbagliare niente. Il loro lavoro sarà decisivo per la salvezza. E’ vero, in campo vanno i giocatori e non i Della Valle, Cognigni, Corvino (e a scendere tutti gli altri), ma le partite si preparano prima con un’attenzione massimale, la giusta pressione, la cura maniacale dei particolari, la presenza, insomma quel campionario che quest’anno è mancato, altrimenti la Fiorentina non si troverebbe in queste condizioni disarmanti. E su questo non ci possono essere dubbi. 

Come si può organizzare bene la settimana della vita calcistica quando si è fallito per tutto l’anno? E’ difficile da capire, ma la società viola dovrà riuscirci in ogni modo. La posta in palio è troppo alta per sbagliare ancora. Dentro la serie A e fuori dalla vergogna, ecco la sintesi. 

Il destino regala incroci singolari. Fiorentina-Genoa decisiva per la salvezza ci riporta alla trentesima e ultima giornata del ’78 quando il pareggio (0-0) con i liguri spedì proprio loro in B, mentre l’angelo dei viola fu Alessandro Scanziani, ottimo centrocampista dell’Inter, che segnò il gol nel finale al Foggia. Una rete di differenza tenne in A la Fiorentina di Beppone Chiappella. L’altra partita da batticuore arrivò 12 anni dopo - era l’ultima gara della gestione Pontello - quando la Fiorentina di Baggio e Dunga (pensate a quella di oggi…) si salvò con l’Atalanta ai titoli di coda del campionato. In compenso quel gruppo in quei giorni si giocò la Uefa con la Juventus e perse la coppa per torti arbitrali evidenti nella gara di andata. Con Cecchi Gori ci furono due retrocessioni, mentre con i Della Valle ci sono due precedenti: salvezza in extremis nel 2005 con Zoff in panchina e alla penultima del 2012 a Lecce, quando ormai la retrocessione sembrava ad un passo. Ora ci risiamo: negli ultimi 14 anni è la terza volta che la Fiorentina rischia la B e anche di questo a fine annata si dovrà parlare. Insieme a tutto il resto. 

Ci saranno i processi, senza sconti perché la Fiorentina ha commesso tanti errori, troppi: programmazione, mercato, gestione delle situazioni e le conseguenti letture, vedi il caso Pioli. Ci sono responsabilità ben precise alle quali sarà difficile sottrarsi. Speriamo che nessuno accampi alibi o cerchi le spalle più larghe del prossimo per scaricare le proprie colpe. In attesa che la società trovi un acquirente e si chiuda definitivamente questo capitolo. 

Montella sarà chiamato in settimana a dare più del massimo, pescando nel serbatoio della sua esperienza e valutando chi è in grado di giocarsela e chi al contrario ha le gambe che tremano. Ma lo stesso allenatore, nel mare dei dubbi tipici di chi fa il suo mestiere, dovrà essere supportato dai dirigenti. Va aiutato e lui deve aiutare la squadra, è stato preso per questa missione. 

Inutile fare calcoli sulle disgrazie altrui, la Fiorentina dovrà trovare la sopravvivenza in serie A contando sulle proprie forze, facendo punti col Genoa di Prandelli. Destino atroce, prevalere su un allenatore tra i più amati da Firenze nella sua storia. Cesare fiorentino d’adozione che si troverà la sua Fiorentina contro. Sono le vie del calcio. 

In una domenica così delicata, sarebbe opportuno vedere schierata in tribuna la società rappresentata al vertice: dalla proprietà a tutti gli altri dirigenti. Ci parrebbe il minimo. O no?