UN ALTRO BOCCONE AMARO DA MANDAR GIÙ, LA FIORENTINA È BOCCIATA. LA FIESOLE DI NUOVO IN SCIOPERO, RIPARTIRE SARÀ DIFFICILISSIMO. AI DELLA VALLE IL COMPITO DI FARE LE PROSSIME MOSSE

28.04.2019 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
UN ALTRO BOCCONE AMARO DA MANDAR GIÙ, LA FIORENTINA È BOCCIATA. LA FIESOLE DI NUOVO IN SCIOPERO, RIPARTIRE SARÀ DIFFICILISSIMO. AI DELLA VALLE IL COMPITO DI FARE LE PROSSIME MOSSE

L’amaro in bocca è ancora lì, e chissà quando se ne andrà. Pensare alla Fiorentina oggi fa male, troppo male. Bergamo era l’unica cosa che contava in quest’annata da buttare, ma la Fiorentina è finita nel solito tunnel di errori. E ha perso, preda di se stessa prima ancora che di una squadra comunque più forte. La partita con l’Atalanta infatti è la fotografia perfetta della stagione: errori sotto porta, clamorose ingenuità difensive, incapacità di mantenere il vantaggio, fragilità mentale e centrocampo inconsistente. La speranza di rimonta così è diventata sentenza: la Fiorentina è clamorosamente bocciata. In tre anni i viola sono passati da essere protagonisti in Europa (erano la terza migliore italiana nel ranking Uefa, dietro solo a Juve e Napoli), all’anonimato più assoluto, depotenziati dalle continue cessioni e dal taglio drastico del monte ingaggi. Eppure fare bene calcio si può anche senza spendere e spandere: l’Atalanta è un esempio splendido, ma anche il Toro, la Lazio e la stessa Samp chiudono i bilanci sempre in attivo. Per non parlare dell’Ajax, che addirittura sogna di vincere la Coppa Campioni. La differenza, in questo calcio comandato sempre più dai dollaroni, la fanno il saper reinvestire bene il denaro ricavato dalle famose plusvalenze e le buone idee per aumentare il fatturato. 

Corvino però ha sbagliato troppe scelte, mentre dal punto di vista aziendale si continua a fare a meno dello sponsor e a rimandare il via definitivo all’annoso progetto stadio. Col risultato che adesso (senza un euro in più di ricavi, plusvalenze a parte), anche club di fascia media e un tempo nettamente inferiori alla Fiorentina, adesso si permettono il lusso di offrire stipendi migliori di quelli viola. Troppe cose insomma non quadrano e i risultati del campo non possono essere che la conseguenza di tutto questo. L’unico acquisto davvero azzeccato quest’anno è stato Muriel, il resto invece sarà rispedito al mittente o (nella migliore delle ipotesi) dovrà rimboccarsi parecchio le maniche per meritarsi la maglia viola. Penso a Lafont per esempio, che avrà anche splendidi mezzi fisici, ma al momento ha soprattutto lacune gigantesche per un portiere che difende una porta di serie A.  

A giugno così non resterà che ricominciare daccapo. Un’altra volta. Ma stavolta senza il credito di una tifoseria stanca, stufa di perdere e di vivacchiare nell’anonimato: lunedì a proposito la Fiesole replicherà la protesta vista l’ultima volta al Franchi. Gli ultras resteranno lontani dai loro gradini, poi, quando saliranno in curva, ricominceranno a urlare i loro slogan anti Della Valle. Montella ha rimandato i suoi giudizi tecnici a fine stagione (prima vorrebbe vedere una squadra che almeno mettesse in campo l’orgoglio, la voglia di riprendersi una vittoria che al Franchi manca da dicembre), ma le idee le ha già chiare: “Inseguo il bello, le mie caratteristiche le conoscete”, ha detto ieri. Per plasmare una squadra a sua immagine e somiglianza bisognerebbe rifare il centrocampo, prendere un centravanti che segna, sostituire Hugo (un altro dei bocciati) e difendere Chiesa. Non sarà facile, anzi sarà difficilissimo. La scelta comunque sta ai Della Valle. Se non vogliono cedere il club ma semmai rilanciare e dare continuità ai buoni acquisti fatti a gennaio, sanno come fare. Se vogliono lo stadio e il centro sportivo per i giovani, idem. Se reputano Corvino colpevole (come gran parte dei tifosi), anche. Di sicuro fidarsi dei motivi che hanno spinto l’Aeroplanino a tornare è l’unico modo per provare a mandar giù l’ennesimo boccone amaro. Nel frattempo però, almeno vediamo i giovani. Vlahovic, Montiel, forse anche Beloko: hanno talento e freschezza. In questo nulla, è già qualcosa.