TURIAMOCI IL NASO E PRENDIAMO IL PUNTICINO, MA CON LA ROMA SERVIRÀ PIÙ CORAGGIO

28.10.2018 00:00 di Leonardo Bardazzi  articolo letto 8346 volte
TURIAMOCI IL NASO E PRENDIAMO IL PUNTICINO, MA CON LA ROMA SERVIRÀ PIÙ CORAGGIO

Un altro pareggio, un’altra delusione. Errori banali, passaggi sbilenchi, quantità industriali di lanci lunghi, zero idee là davanti. E i soliti, cronici, limiti sotto porta di Simeone. La Fiorentina fa come i gamberi, dai gol e l’entusiasmo di inizio campionato si è trasformata in una squadra incapace di sfruttare il vantaggio iniziale (più trovato che cercato), insicura e involuta, quasi esclusivamente basata sulle splendide chiusure di Pezzella e sugli scatti brucianti di Chiesa. Poco, pochissimo, rispetto a quanto era lecito sperare

Nell’era dei tre punti un punticino in teoria sarebbe una mezza sconfitta. Visto il contesto però si può considerare un mezzo trionfo. A Torino infatti l’unica cosa buona è stato il risultato, ma di questo passo non si va da nessuna parte. Le scelte di Pioli non hanno pagato: Mirallas centravanti è stato un fantasma, Eysseric poi si è visto solo quando ha sciupato una bellissima galoppata di Chiesa sulla fascia sinistra. Il mister dunque c’ha messo del suo, ma viste le prestazioni di Simeone e Gerson nel secondo tempo il problema sembra più profondo. Il brasiliano è moscio, sembra giocare con sufficienza, resta spesso fuori dalla partita e dalla contesa. Così non va e se la panchina può servire per scuoterlo, che ci resti per due o tre domeniche di fila. Del Cholito invece non possiamo fare a meno, ma vederlo ora è una pena: sbaglia passaggi, corre a vuoto e quando ha la palla buona, la calcia sul portiere. E’ un periodo nerissimo, passerà, speriamo il prima possibile. Certo è che se anche il Toro (con tutto il rispetto non il Real Madrid) può permettersi uno Zaza riserva, ecco che la pochezza offensiva della panchina viola un po’ fa arrabbiare e, soprattutto, rischia di costare punti preziosi nella lotta all’Europa. 

Quella del Grande Torino infatti è la quarta partita di fila (Atalanta, Lazio, Cagliari e appunto Torino) che ha lasciato più di una perplessità da un punto di vista del gioco, della manovra, della pericolosità offensiva della squadra. Così insomma è dura, anche se in classifica (in attesa delle altre) la Fiorentina resta tra coloro che son sospesi, nella speranza del salto in avanti, ma allo stesso tempo col timore di non farcela. 

Oltre alla logica però, al razionale, alla comprensibile delusione di vedere la Fiorentina arrancare, c’è il cuore. E quello ai ragazzi di Pioli non manca davvero. Il mister ha parlato di grande carattere, di crescita di mentalità: il cammino è ancora lungo, la possibilità di cancellare le perplessità c’è eccome. A questa squadra la voglia di non mollare non è mai mancata, soprattutto da quando Davide non c’è più. Turiamoci il naso allora e prendiamoci questo punto. Sabato c’è la Roma, serviranno coraggio e unità d’intenti. Firenze e la Fiorentina insieme contro un avversario storico, forte ma battibile. Dopo tanti pareggini serve di più, serve un’impresa per rilanciarsi e credere ancora di più in se stessi. L’autostima, per una squadra di giovanissimi com’è la Fiorentina, è la miglior benzina possibile per inseguire un obiettivo. 

Chiusura con lo show stizzito e stucchevole di Mazzarri. Per lui c’era rigore su Belotti, per lui il fallaccio di Rincon su Chiesa valeva quello di Vitor Hugo (!) su Iago. Non passa domenica che non venga espulso, che non si lamenti, che non tiri in ballo gli altri (“Pioli ha fatto di tutto, io appena ho detto qualcosa sono stato buttato fuori”). Ma dopo aver visto la spinta di Biraghi sul Gallo, perché non si riguarda anche il fallo di mano di Ola Aina?