TRE GARE IN POCHI GIORNI, È IL SECONDO PASSO LUNGO DELLA GRAZIOSA BIMBA CHIAMATA FIORENTINA DI ITALIANO

17.09.2021 12:55 di Stefano Prizio Twitter:    vedi letture
TRE GARE IN POCHI GIORNI, È IL SECONDO PASSO LUNGO DELLA GRAZIOSA BIMBA CHIAMATA FIORENTINA DI ITALIANO

Genoa, Inter e Udinese, tre partite in otto giorni 4 partite fuori e 2 dentro nelle prime 6 partite, un calendario disagevole che la Viola sta affrontando con piglio e personalità. Ed ora con questi impegni ravvicinati si vedranno se non tutte, molte delle mosse alternative della rosa di Italiano, comprese quelle di cui molto si è parlato, ma poco s’è visto: l’adattamento di Odriozola ad esterno alto e quello di Castrovilli nel medesimo ruolo, si attende poi il vagito di Kokorin e di rivedere il bravo Terracciano, chissà non si affaccino di più al prato il giovane Bianco e il redivivo Benassi, l’esumato Saponara e il coriaceo Amrabat, rimasto per la gioia di molti.

Vedremo, perché se c’è qualcosa che si è capito della cultura calcistica di Italiano, è che il mister valuta davvero, senza infingimenti e ipocrisie la resa in allenamento e in base a quella decide la squadra titolare, stavolta tenendo conto pure degli impegni ravvicinati e, Dio liberi, di eventuali acciacchi.

Dopo l’incipit del campionato, con Roma, Toro e Atalanta che ha portato 6 punti e un gioco convincente, le tre gare in otto giorni sono il secondo passo lungo  di un frugoletto viola, una bimba deliziosa chiamata Fiorentina, la nuova Fiorentina di Vincenzo Italiano, quella nata da una fortunata incomprensione con Gattuso che ha portato alla presta rottura con il tecnico prescelto per questa stagione ed ha costretto il club a ripiegare veloce sull’alternativa che adesso pare rivelarsi meglio della prima scelta, tanto per dimostrare che nel pallone hanno sempre meno senso le parole progetto e programmazione, talvolta, anzi spesso, sono i fatti, le contingenze a decidere il destino sportivo di una squadra, la scelta e la resa dei protagonisti, perciò il dirigente saggio è colui che attende con pazienza, anche sul mercato.

Dopo queste prime partite e a maggior ragione dopo le prossime tre, è giusto e normale che si parli di filosofia dell’asticella, con i pompieri contro gli incendiari, i primi a predicare prudenza, i secondi, allegre cicale, a dire di puntare sempre più in alto, pensare in grande e mai contentarsi, del resto nello sport chi si contenta non esiste, ad alti livelli.

Ma è pallone, nel quale vale ciò che dice l’Amleto di Shakespeare: ‘Ci sono più cose in cielo e in terra, di quante ne sogni la tua filosofia’. In cielo, in terra e in campo, aggiungeremmo, bando quindi alle filosofie, alle scuole di pensiero, lasciamo fare a quello. Al campo, unica misura che detterà il livello della famigerata asticella: più su se... più giù se...