STASERA CHIUDE IL MERCATO. UNA SORPRESA? DIFFICILE… PER KOKORIN SERVIRÀ TEMPO. DOPO TORINO UNA FIORENTINA MIGLIORE MA NON PUÒ MOLLARE DI UN CENTIMETRO

01.02.2021 11:07 di Mario Tenerani   Vedi letture
STASERA CHIUDE IL MERCATO. UNA SORPRESA? DIFFICILE… PER KOKORIN SERVIRÀ TEMPO. DOPO TORINO UNA FIORENTINA MIGLIORE MA NON PUÒ MOLLARE DI UN CENTIMETRO
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© foto di Giacomo Falsini

Poche ore ancora e anche il mercato invernale se ne andrà in archivio. Ne riparleremo d’estate, col caldo e gli ombrelloni, Covid permettendo. Pradè ha detto qualche giorno fa che “il mercato è chiuso”. Da canali ufficiosi ieri sera filtrava la stessa verità. L’esperienza insegna che anche poco prima del triplice fischio delle trattative, una sorpresa può sempre sbucare, ma stavolta sembra molto difficile. Non resta che aspettare, questione di poco davvero. Pure in uscita non dovrebbero spuntare novità, alla fine rimarrà anche Montiel se non ci sarà una proposta che meriti. Meglio così perché il maiorchino col suo sinistro chirurgico potrebbe risultare utile alla causa viola. 

Se davvero le operazioni fossero chiuse, il mercato di rafforzamento concreto sarebbe rimandato alla prossima estate. Questo invernale andrebbe inquadrato come una campagna volta a sistemare le cose per concludere con meno patemi possibili un’annata francamente complicata. 

Kokorin è un nome nuovo per il quale, par di capire, occorrerà un po’ di tempo. Per stessa ammissione di Prandelli serviranno settimane prima di avere il russo con una condizione accettabile. Era lecito aspettarselo. In questi ultimi mesi Sasha ha giocato poco, pensare di averlo subito caldo era un azzardo. Se si voleva un calciatore pronto bisognava indirizzarsi su un altro profilo. 

Kokorin alla prima intervista ha parlato di un mese circa prima di raggiungere uno stato di forma accettabile: è stato sincero. Lo staff di Prandelli lo sta facendo lavorare al massimo per cercare di ottenere risultati veloci. E allora per adesso si va avanti con Vlahovic e Kouame. Tanto in partenza Prandelli giocherà con il serbo e Ribery sotto punta. 

Il francese a Torino ha fatto una partita degna del suo lignaggio; non sempre ci delizia di queste prelibatezze, ma quando lo fa difficilmente la Fiorentina non porta punti a casa. Il transalpino è tornato al gol dopo 216 giorni. Il suo ultimo centro era stato all’Olimpico contro la Lazio (2-1 per i biancocelesti) il 27 giugno scorso. Quello di venerdì sera è stato il gol numero 150 in carriera. In due stagioni nella A italiana il fuoriclasse francese è andato in gol 4 volte e non ha mai realizzato al Franchi. Una lacuna da colmare in fretta, magari venerdì prossimo contro l’Inter. Ribery trova posto tra i calciatori top degli ultimi 17 anni: è andato almeno una volta in gol consecutivamente insieme a Sergio Ramos, Cristiano Ronado e Joaquin, prendendo in esame i primi 5 campionato europei. Se Frank trova posto sulla trequarti, laddove è riuscito a fabbricare un assist delizioso per Vlahovic - ma il serbo in posizione favorevole ha preso il palo - e a dialogare con Bonaventura in un prolungato “dai e vai” che ha portato al vantaggio i viola, possiamo dire che diventa devastante. Lì, tra le linee, dove non lo beccano mai per la sua straordinaria intelligenza che gli consente di diventare un vero e proprio regista offensivo. A patto però che sia continuo nella partita ed incisivo. Ribery ha 38 anni e solo per questo il giudizio su di lui è positivo, il resto dipende da che tipo di sfida vanno ad affrontare i viola. 

Ribery ha illuminato la notte di Torino, ma in generale la Fiorentina è tornata da quella gara diversa e migliore. 

I granata sono poca cosa però la Fiorentina ha marcato una netta superiorità sul piano del gioco e della qualità. Sono state le due espulsioni - la seconda nata da un errore inspiegabile di Milenkovic scaturito dalla sceneggiata di Belotti - a condizionare il risultato. Manca la controprova, ma restiamo convinti che in 10 contro 11 la Fiorentina avrebbe vinto quella partita. Non fosse altro che in inferiorità numerica la Fiorentina aveva trovato il vantaggio e non aveva mai rinunciato ad assumersi dei rischi pur di segnare ancora. Questi sono segnali positivi, di crescita. La mano di Prandelli, per usare una frase da retorica del calcio, si vede. Eccome. Cesare è riuscito a capire prima a capire i difetti di questa squadra, sorvolando sui pregi. Ha ridato coraggio alla Fiorentina in un frangente veramente delicato. Sia chiaro, la salvezza è ancora tutta da conquistare però i 7 punti di vantaggio sulla coppia Torino-Cagliari a 15 danno un margine di tranquillità, seppur l’Inter di Conte rappresenti una montagna da scalare. Ci sono aspetti sui quali Prandelli deve ancora intervenire con successo: la Fiorentina è una formazione troppo schizzofrenica negli atteggiamenti. Due settimane fa i viola hanno beccato 6 gol a Napoli disputando una prestazione disarmante (è un eufemismo), senza neanche prendere un cartellino. A Torino, invece, hanno subito due espulsioni che con maggior lucidità si potevano evitare. La verità è che la Fiorentina è in fase di miglioramento, ma ancora inaffidabile. Ecco la missione di Prandelli: rendere i viola un gruppo sicuro senza perniciose iperboli emotive. 

La Fiorentina ha 22 punti cioè 2 in meno di un anno fa dopo 20 giornate. Non c’è differenza: sono due stagioni all’insegna della mediocrità e consacrate alla lotta per non retrocedere. Roba da reazioni urticanti per il tifoso viola, ma questo passa il convento e con ciò è necessario misurarsi. I sogni di gloria, ammesso che siano ammessi, sono rimandati alla prossima stagione. Adesso ci sono due tappe da osservare: prima la salvezza, speriamo in tempi ragionevoli, e dopo la programmazione. A cominciare dall’allenatore: Prandelli o chi vorrà scegliere la società, poi il piano di rafforzamento della squadra. Non si può prescindere dalla qualità anche se costa. Ma quando si investe tanto sui calciatori di spessore non ci si rimette mai. E’ una vecchia regola del calcio. Almeno questa non è cambiata.