SI PARLA SOLO DI MERCATO, MA LA FIORENTINA ADESSO DEVE SOLO FIDARSI DI PRANDELLI E TROVARE LA SUA STRADA. CESARE, IL CAMBIO TATTICO E UNA MENTALITÀ DA RICOSTRUIRE. DOPO LA SOSTA, C’È GIÀ UNA SETTIMANA DA NON FALLIRE

15.11.2020 11:10 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
SI PARLA SOLO DI MERCATO, MA LA FIORENTINA ADESSO DEVE SOLO FIDARSI DI PRANDELLI E TROVARE LA SUA STRADA. CESARE, IL CAMBIO TATTICO E UNA MENTALITÀ DA RICOSTRUIRE. DOPO LA SOSTA, C’È GIÀ UNA SETTIMANA DA NON FALLIRE

Mercato, mercato, mercato. Ad ogni sosta, puntuale come le tasse, un po’ per noia, un po’ per mancanza di argomenti, arriva il momento di tirar fuori mille nomi. A Firenze così si è ricominciato a parlare di punte, di Milik e di Piatek, dell’ultimatum a Vlahovic e di un possibile addio di Cutrone. E’ un can can che sinceramente comincia a stufare, perché si pensa troppo a come potrebbe essere la Fiorentina, ma quasi mai a quello che è per davvero. Prandelli, appena arrivato, non ha ancora mai fatto un allenamento con la squadra al completo, eppure già si parla di acquisti e cessioni. E’ un paradosso, una distrazione che rischia di distogliere l’attenzione su quello che c’è da fare adesso. 

A chi non piacerebbe avere un bomber alla Toni? Chi non sogna di rivivere le emozioni che ci ha regalato Batigol? Ma queste sono chimere, prima di tutto la Fiorentina ha bisogno di trovare la sua strada. Fidarsi di Cesare, lavorare per creare un’identità di gioco, un percorso credibile sul quale, successivamente, aggiungere calciatori in grado di garantire il salto di qualità. E’ questa la via da percorrere, non ce ne sono altre. Il resto sono smanie che spesso restano illusioni e che di certo non aiutano a crescere sul serio. Da qui a gennaio ci sono due mesi di campionato, almeno otto partite (coppa compresa) nelle quali Prandelli avrà il tempo di capire il materiale umano a disposizione, di capire cosa serve e cosa c’è già, per pensare a una riscossa che non affossi la squadra nel solito, insopportabile limbo di mezza classifica. Stando a questi primi giorni di lavoro, l’idea è partire con un 4-3-3 che possa trasformarsi in 4-2-3-1 anche all’interno della stessa partita. Ribery e Callejon in questo modo saranno finalmente sfruttati secondo le loro qualità, ma anche Kouame potrà allontanarsi dalla porta e mettere in mostra le sue caratteristiche di attaccante svelto e potente. Il centravanti sarà Vlahovic, il golden boy diventato pulcino bagnato che adesso ha l’occasione per togliersi la polvere di dosso e ricominciare a far parlare di sé come uno dei numeri 9 più promettenti d’Europa. Pulgar sarà il punto di riferimento, non un vero regista, ma comunque un organizzatore in grado di diventare il centro nevralgico della nuova Fiorentina. Cesare però non sta lavorando solo sulla tattica.

Con Iachini, spesso la squadra è stata spaventata e per questo timida, senza quella consapevolezza che ti permette di giocartela con tutti. Prandelli infatti ha trovato un gruppo scosso dalle ultime difficoltà, dalle critiche della piazza e dai risultati che non arrivano. C’è bisogno di ricostruire autostima e mentalità, insomma. E non a caso, su questo punto, l’allenatore batterà forte. Il pressing alto, la voglia di recuperar palla prima possibile, sarà un altro degli aspetti in cui vedremo la Fiorentina cambiare. Conquistare il pallone nella metà campo altrui, mette nella condizione trequartisti e attaccanti di far male in due passaggi: già dal Benevento, sotto questo punto di vista, c’è da aspettarsi un cambio di passo sostanziale. Pressing, attacco sulle fasce, inserimenti dei centrocampisti. I principi di gioco saranno questi e una volta che diventeranno automatismi, si potrà parlare di mercato. Altrimenti Milik (sempre ammesso che venga, cosa di cui dubito) o chi per lui, potranno al massimo diventare una succosa ciliegina senza la torta. Un’eccezione, parlando di mercato, la merita Pedro, ma solo perché ancora è della Fiorentina.

La logica dice che alla fine il Flamengo lo terrà (potrebbe appoggiarsi a un club europeo per trovare i soldi del riscatto), ma se così non dovesse essere, una seconda chance in viola non la vedrei affatto male: il brasiliano ha dimostrato di saperci fare, di avere il gol nel sangue. La sua storia ci riporta al vecchio motto che la fretta è una brutta consigliera, che nel calcio non bastano 10 minuti per giudicare un giocatore. Peccato, perché per come stanno andando le cose, il rischio di mangiarsi le mani, vedendolo segnare altrove, c’è tutto. Come detto però, l’unica cosa che conta adesso è far trovare la strada alla Fiorentina. La prossima sarà già una settimana importantissima per Cesare: Benevento, la coppa a Udine, poi Milano a casa Ibra. C’è bisogno di una scossa, in termine di gioco, punti e convinzione. C’è bisogno di battere Pippo Inzaghi, passare il turno in Friuli e presentarsi a San Siro per giocarsela a viso aperto. Prandelli ha tutte le carte in regola per cambiare volto a questo inizio di stagione pieno di amarezze, poi a gennaio, se davvero saremo tornati a credere in un rilancio, ecco che Rocco potrà fidarsi del suo nuovo mister e scegliere come continuare a investire nella sua Fiorentina.