SETTE SFIDE POI IL MERCATO, VIA A UN MESE DECISIVO. NAZIONALI: OCCHIO ALLA STANCHEZZA DI CHIESA

21.11.2018 00:00 di Leonardo Bardazzi  articolo letto 4301 volte
SETTE SFIDE POI IL MERCATO, VIA A UN MESE DECISIVO. NAZIONALI: OCCHIO ALLA STANCHEZZA DI CHIESA

Un mese da vivere tutto d’un fiato, a caccia della svolta. Dal Dall’Ara fino a Marassi contro il Genoa, in appena 35 giorni la Fiorentina giocherà sette partite fondamentali, ravvicinate e delicatissime, ma proprio per questo ancora più importanti per fugare i dubbi spuntati in questo periodo di pareggite acuta. 

Bologna, Juve, Sassuolo, il derby con l’Empoli, la sfida di San Siro contro il Diavolo e poi Parma e Genoa durante le feste natalizie: un programma intenso e stimolante, nel quale ritrovare vittorie, certezze e qualche risorsa in più. Sì, perché con un filotto di partite così Pioli dovrà per forza di cose affidarsi a risorse finora rimaste in soffitta: penso a Norgaard per esempio, uno che davanti alla difesa farebbe molto comodo per dare equilibrio alla squadra e liberare Veretout, ma anche allo stesso Mirallas, a Laurini, Ceccherini, Hancko e Vlahovic, tutta gente che aspetta la sua occasione e che adesso dovrà dimostrare di essere da Fiorentina. Si è detto, anche giustamente, che per adesso i nuovi acquisti hanno dato poco o nulla: ecco, il tempo dell’ambientamento è finito. Ora servono risposte, perché altri Frosinone sarebbero difficilmente tollerabili.

L’allenatore in questi giorni si è risentito delle polemiche intorno alla sua sfuriata negli spogliatoi, ma in certi casi meglio alzare un polverone piuttosto che far finta che tutto vada bene. La Fiorentina vista ultimamente non segna, non diverte e non vince: urge il cambio di passo e la sosta, pur piena di polemiche, può aver dato una mano per rimettere a posto le idee e responsabilizzare i giocatori. Della Valle non sarà a Bologna (andrà in Asia per una settimana, in tempo per non perdersi la Juve), ma il messaggio della società è arrivato comunque forte e chiaro: fiducia a questo gruppo, a patto che la lezione delle quattro rimonte subite sia servita a qualcosa. A Bologna comunque sarà una battaglia, il derby dell’Appennino è tosto per tradizione, eppoi Inzaghi si gioca la panchina: serviranno nervi saldi e determinazione per 95 minuti, proprio quello che è mancato nelle ultime settimane. 

Tra ottobre e novembre infatti la Fiorentina ha raccolto appena 4 punti in 5 partite, per una media di 0,8 ogni gara: una miseria. Un ritmo da retrocessione da cancellare immediatamente. In ballo c’è la corsa all’Europa e soprattutto il rapporto con la città, ma anche l’ipotesi di un mercato a caccia dei rinforzi giusti per tornare in Europa. Sul taccuino di Corvino c’è un attaccante che garantisca un buon numero di gol, eventuali altri acquisti dipenderanno da cosa i nomi già citati riusciranno a dare a Pioli: Norgaard sarà il mediano che serve?  Vlahovic saprà bruciare le tappe? E quanto mancherà capitan Pezzella? Le altre grandi incognite ovviamente si chiamano Simeone e Pjaca: anche per loro il tempo sta scadendo, difendersi dietro gli alibi (squadra giovane, monte ingaggi basso e via discorrendo) non basta più. Quella viola è una maglia importante, i fiorentini danno tanto e pretendono altrettanto.

Vivacchiare insomma non basta, servono vittorie, un gioco convincente e quel magnifico spirito comune della primavera scorsa. Bologna, lo abbiamo già detto, è stato un crocevia degli ultimi anni. E visto che, come dice il proverbio, non c’è due senza tre, vien quasi naturale confidare in una domenica finalmente felice. Occhio semmai al serbatoio di Chiesa: contro il Portogallo ha finito sulle gambe, ieri contro gli Stati Uniti invece è apparso proprio stanco. Il golden boy, tra ritiri, partite viola e azzurre, non si è ancora mai fermato un attimo e adesso rischia di pagare dazio alla fatica. Sarebbe un problemone. Perché se tutti gli altri restano più o meno intercambiabili, lui è insostituibile.