SCONFITTA IMMERITATA. MEGLIO DI ALTRE VOLTE MA CON GLI STESSI DIFETTI… DIFFICOLTÀ CRONICA A FAR GOL, ANCHE CHI SUBENTRA NON SEGNA MAI. BLOCCO UNICO PER LA SALVEZZA

15.02.2021 11:05 di Mario Tenerani   Vedi letture
SCONFITTA IMMERITATA. MEGLIO DI ALTRE VOLTE MA CON GLI STESSI DIFETTI… DIFFICOLTÀ CRONICA A FAR GOL, ANCHE CHI SUBENTRA NON SEGNA MAI. BLOCCO UNICO PER LA SALVEZZA
FirenzeViola.it
© foto di Giacomo Falsini

Il tema della sfortuna nel calcio riguarda la narrazione del dopo evento, saltella tra i se e i ma. Non conta come argomento anche se esiste perché fa parte di un gioco, calcio compreso. La Fiorentina di Marassi non ha avuto fortuna. Ci sono state altre occasioni in cui i viola hanno meritato di perdere. Partite nelle quali non si è visto niente o quasi, in cui la porta avversaria è stata scansata. A Genova invece la Fiorentina si è proposta, ha concluso, preso pure un palo, Colley nel finale ha salvato su Biraghi, alcuni tiri sono usciti di pochi centimetri e altri hanno preso traiettorie strane. Non è stato un assedio quello viola, per carità, stiamo parlando di una squadra ancora malata, ma rispetto alla Sampdoria la Fiorentina ha fatto di più. 

Dopo Marassi c’è la speranza che i viola giocando così possano salvarsi senza ansie particolari, ma dopo Marassi resiste pure la convinzioni che si portino sulle spalle la zavorra di alcune criticità. La principale è la cronica difficoltà a far gol. E’ così evidente da spingerci oltre nelle sottolineature. L’unica certezza è che la società non l’ha mai voluta risolvere forse perché riteneva di avere le soluzioni in casa. Se così è, l’errore è stato grave, ma adesso è inutile tornarci sopra. Il mercato è chiuso, se ne riparlerà la prossima estate. L’altro problema sono le amnesie difensive. Anche a Genova ce ne sono state due, ma decisive. Fatale la somma di sbagli sul primo gol blucerchiato, coinvolti Vlahovic, Venuti e Dragowski, così come nel secondo: Candreva servito da Quagliarella, nessuna pressione di Biraghi, palla indietro per Quagliarella, Castrovilli si ferma, Quarta e Pezzella in ritardo, libertà totale per l’ex viola e gol numero 13 alla sua vecchia squadra. La gara di Genova è stata il paradigma di una stagione mediocre della Fiorentina: a tratti riesce a creare qualcosa di buono che sovente viene dissipato per dimenticanze offensive e in difesa. Ma se la squadra di Prandelli è sedicesima in classifica a 18 punti dall’Europa e più 7 sulla zona retrocessione non è un bluff. La verità sta nella graduatoria non nelle chiacchiere in libertà. 

Prandelli ha atteso il minuto 38 della ripresa per effettuare i primi e unici cambi e forse ha aspettato troppo. Poteva inserire Callejon un po’ prima, ma siccome quegli undici più o meno lo stavano convincendo Cesare ha ritardato le sostituzioni. Può essere una spiegazione anche se muove ragionevoli obiezioni. E’ un fatto però che in panchina non vi fossero grandi alternative. Ranieri, sul fronte opposto, ha immesso Candreva e Quagliarella che gli hanno consentito di portare la vittoria a casa. Ranieri ha sottolineato alla fine come sia importante la rosa della Samp. Al di là allora delle responsabilità di Prandelli nell’aver temporeggiato eccessivamente prima di procedere ai cambi, resta l’impressione che la differenza a Genova l’abbiano fatti i giocatori entrati in corso d’opera. La tesi trova riscontro in una statistica che fotografa, laddove se ne sentisse il bisogno, il momento negativo della Fiorentina: la squadra viola insieme a Parma, Crotone e Cagliari - ovvero le tre ultime in classifica - non ha mai inserito nel tabellino dei marcatori un calciatore subentrante dalla panchina. Come dire: o segnano i titolari che per altro segnano poco o non ci sono alternative… 

Vlahovic si è battuto e ha fabbricato l’ottavo gol personale in 22 gare: non male per un ragazzo 21enne, ancora acerbo per un ruolo difficilissimo. Dusan ha lottato anche a Genova senza risparmiarsi. Nell’anemico attacco della Fiorentina almeno lui qualche gol lo tira fuori dal cilindro. Kouame che è una seconda punta, a Marassi ha corso tanto ma, agonismo a parte, non è riuscito a fare altro. Tanta volontà, molta velocità, ma la tecnica individuale deve migliorare. Soprattutto bisogna che anche lui cominci a realizzare. 

In panchina c’era Kokorin: non è entrato perché è ancora indietro. Quei minuti con l’Inter sono sembrati più una passerella per assaggiare dal vivo il calcio italiano piuttosto che un segnale di condizione ritrovata. Sasha ne avrà per alcune settimane prima di trovare uno stato di forma accettabile. Lo vedremo veramente nella prossima stagione: si sapeva che non era pronto, lui per primo aveva chiesto tempo. A gennaio sarebbe servito un profilo diverso, subito arruolabile per la delicata battaglia salvezza. Ma il ragionamento fatto dai dirigenti è stato di prospettiva, per un domani diverso e ci auguriamo migliore. Lo si spiega con il contratto di Kokorin, durata tre anni e mezzo. 

E’ mancato Ribery e ce ne siamo accorti. Con il francese in campo il pallone gira in un’altra maniera. Mancava anche Amrabat, soprattutto si è avvertita l’assenza della sua fisicità. Tra quelli, invece, che devono crescere c’è sicuramente Castrovilli: Gaetano è un talento, ma la sensazione che una parte sia ancora inespressa. Toccherà a lui farla emergere. La classifica è una cosa seria perché i 7 punti di vantaggio sul Cagliari non danno un eccesso di tranquillità, soprattutto alla luce della sfida di venerdì con lo Spezia - che sta stupendo tutto il calcio - di Italiano e Agudelo (a proposito, si poteva fare una riflessione più ponderata prima di sbarazzarsene, visto come sta giocando?) e della settimana seguente con l’Udinese. Gare delicate? Di più. Ma ora serve solo un blocco unico per la salvezza. L’obiettivo è quello. Solo quello.