SCONFITTA AMARA, LA FIORENTINA MERITAVA IL PARI. SENZA GONZALEZ L’ATTACCO FA FATICA. VLAHOVIC POCO COINVOLTO. BUON GIOCO E PERSONALITÀ, MA PER CRESCERE SERVONO GIOCATORI PIÙ FORTI GIÀ A GENNAIO

28.10.2021 10:41 di Enzo Bucchioni Twitter:    vedi letture
SCONFITTA AMARA, LA FIORENTINA MERITAVA IL PARI. SENZA GONZALEZ L’ATTACCO FA FATICA. VLAHOVIC POCO COINVOLTO. BUON GIOCO E PERSONALITÀ, MA PER CRESCERE SERVONO GIOCATORI PIÙ FORTI GIÀ A GENNAIO

Se c’è qualcuno che vuole consolarsi dopo questa sconfitta pensi che la Fiorentina hagiocato meglio della Lazio per gran parte della gara e che il risultato più giusto sarebbe stato lo zero a zero. Amara consolazione. 

La sconfitta resta e brucia, ma fotografa molto chiaramente quello che sta accadendo e offre molti spunti per far riflettere Commisso e i dirigenti viola. Sarri ha vinto la partita con il gol di Pedro, un grande giocatore, messo in moto da un altro giocatore di categoria superiore come Milinkovic Savic. 

In sostanza il gioco viola c’è, funziona, l’allenatore e la squadra stanno facendo un ottimo lavoro che resta e abbiamo sottolineato più volte, ma non è un caso che la Fiorentina abbia perso con le squadre che hanno un organico più forte come Roma, Inter, Napoli e Lazio appunto. L’Atalanta è stata un’eccezione, come lo è stata Venezia in negativo.

Il gioco va bene, ti fa crescere, da personalità ed è evidente, i quindici punti sono a testimoniarlo, ma se Rocco vuole alzare il livello delle sue ambizioni sarà inevitabile tornare sul mercato a gennaio per arricchire una rosa che ha delle lacune, a cominciare da un altro attaccante centrale e da un quinto esterno offensivo. E indipendentemente dalla vicenda Vlahovic. Ieri sera i limiti sono apparsi ancora più chiari perché mentre la fase difensiva ha funzionato molto bene ad eccezione dell’azione del gol (ottimi Milenkovic e Quarta), a centrocampo le idee erano chiare e la personalità pure, la Fiorentina ha faticato a trovare sbocchi davanti, ad avere la superiorità numerica negli ultimi trenta metri. E’ mancata la qualità dell’ultimo passaggio, è mancato qualcuno in grado di aprire la difesa con qualche giocata, è mancata la rapidità di pensiero. 

S’è vista chiaramente l’assenza dell’esterno più forte, il giocatore che mette qualità e quantità in attacco, senza Nico Gonzalez la Fiorentina fatica e non ha alternative. 

Questo 4-3-3 funziona quando sugli esterni c’è chi va sull’uno contro uno o si accentra velocemente per aprire la difesa, favorire gli inserimenti dei centrocampisti e aiutare Vlahovic

Qualcuno penserà che l’assenza di un solo giocatore non deve condizionare e può essere vero, ma quando gli altri hanno i limiti dell’attuale Callejon (poco dinamico e reattivo) o di Sottil (ancora acerbo nelle giocate che cerca e nei movimenti che fa) e Saponara non sta bene, non è facile creare situazioni da gol. Infatti la Fiorentina non ha mai tirato in porta e Vlahovic è stato messo poco in moto, sempre raddoppiato dai due centrali. 

Ma anche gli esterni di difesa che dovrebbero aiutare a spingere e sovrapporsi, ieri sera sono sembrati prigionieri dei loro limiti.

Non bisogna mai dimenticare il livello di questa squadra che complessivamente è buono, ma nettamente al di sotto delle famose sette sorelle. 

Così se per crescere e mettere sotto il Cagliari (ad esempio) il gioco e questi giocatori sono bastati e basteranno in altre partite di medio livello, è faticoso imporsi e vincere contro formazioni che hanno maggiore qualità, forza, esperienza e soluzioni in panchina. I miracoli non riescono sempre. Il reale valore della Fiorentina oggi si assesta attorno all’ottavo-nono posto, l’allenatore spinge il gruppo ad andare oltre e a volte ci riesce, ma spesso il campo ti dice la verità.

Ieri sera è mancata anche un po’ aggressività e forse coraggio di provarci nel momento in cui la partita era in sostanziale equilibrio. Forse per paura di alzare troppo la linea, di prendere gol in contropiede, non lo so. Quella mezz’ora forsennata contro l’Inter non s’è più vista e invece questa squadra piace perché non è nata per fare calcoli.

E’ vero che sono cominciate le discussioni e i dubbi anche dopo la sconfitta di Venezia, ma la società dovrebbe dire all’allenatore di fare il suo calcio fino in fondo, di spingere sull’acceleratore come ha fatto all’inizio della stagione. E’ quella la missione.

Comunque la bontà del lavoro è chiarissima. Nonostante quel divario tecnico del quale parlavo prima, la Fiorentina ha tenuto palla, ha trovato linee di passaggio, ha messo in difficoltà e spesso sotto il centrocampo della Lazio. 

La strada è giusta e recuperando Nico, ma anche Pulgar e il miglior Castrovilli le soddisfazioni arriveranno ancora e il campionato resta molto positivo, ma siccome siamo a gettare delle basi, meglio gettarle più solide ancora.