SAN SIRO, IL DALL’ARA E LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE IL VASO. ROCCO È NERO E FIRENZE SI AGITA, MA L’AMBIZIONE DI COMMISSO È SEMPRE LA STESSA: COSTRUIRE UNA GRANDE FIORENTINA

24.05.2020 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
SAN SIRO, IL DALL’ARA E LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE IL VASO. ROCCO È NERO E FIRENZE SI AGITA, MA L’AMBIZIONE DI COMMISSO È SEMPRE LA STESSA: COSTRUIRE UNA GRANDE FIORENTINA

Ma come, loro rifanno gli stadi e noi qui non si riesce a muovere un dito? La goccia che ha fatto traboccare il vaso, è stato leggere che a Milano e Bologna la Soprintendenza aveva dato il via libera ai progetti per i nuovi stadi. San Siro sarà buttato giù, il Dall’Ara ristrutturato, per altro sfruttando i soldi del credito sportivo. Il Franchi invece resterà identico a se stesso per chissà ancora quanto tempo, chiuso nella morsa della burocrazia, come se si stesse parlando del Corridoio Vasariano o del Campanile di Giotto

Rocco è deluso, anzi, diciamola tutta, è proprio incazzato nero. E dargli torto è impossibile. In un anno viola avrebbe voluto comprarsi il centro sportivo, lo stadio nuovo e molti giocatori in grado di far tornare la Fiorentina ai livelli che merita. Invece no. Invece si è trovato davanti a mille arzigogoli burocratici, a lungaggini di cui non sapeva neppure l’esistenza, a una squadra costretta nei bassifondi della classifica, a cambiare allenatore, a giocare senza il suo campione arrivato in pompa magna dalla Germania e, dulcis in fundo, a fare i conti con il Coronavirus che ha bloccato progetti e campionato. Per uno come lui, un miliardario che ha sempre scelto quando e cosa fare nella vita, è a dir poco frustrante. Pensare che però voglia già alzare bandiera bianca per tornarsene ad occuparsi solo dei Cosmos, è troppo. In questi mesi Rocco si è innamorato di Firenze e dei fiorentini, il legame è forte e solido, la pazienza vacilla ma non per questo farà spezzare il filo che lo unisce alla città. Il suo semmai vuol essere un pungolo, un duro rimprovero che però allo stesso tempo diventi un monito alla politica cittadina e nazionale, una sorta di spinta perché la macchina della burocrazia in qualche modo si renda conto che non può tarpare le ali a chi vuole mettere milioni sul tavolo di un’Italia già ferita dalla crisi. 

Proprio da qui però nasce l’unico vero appunto che gli si può muovere: l’Italia non è l’America. Qui non ci sono territori sconfinati, qui non si compra un terreno in dieci minuti per farci quello che ci pare. E Rocco non poteva non saperlo. Che la Mercafir poi fosse un dedalo intricatissimo, che il Franchi fosse considerato come un monumento inviolabile, era fin troppo chiaro. Ma lui evidentemente si è fidato senza stare troppo a controllare, forse distratto dall’entusiasmo di comprarsi la Fiorentina dopo anni di attesa. 

Nardella nel frattempo è finito inevitabilmente nel mirino della critica, ma non è il solo. In Lega per esempio è pronto un dossier sugli stadi scritto dallo studio Chiomenti, lo stesso che ha portato alle firme tra Della Valle e Rocco stesso. C’è la firma viola insomma su quel documento, che parla di leggi da cambiare, di tempi e cosi certi per costruire gli stadi, di trattative da fare in prima persona tra i proprietari dei club e i Comuni. Spadafora però ha ritenuto l’argomento “non prioritario” e ha rispedito tutto al mittente: anche su questo Rocco farà sentire forte la sua voce, magari già subito dopo la scadenza dell’ormai inutile bando Mercafir, fissata per giovedì prossimo. “O mi lasciate fare lo stadio o me ne vado”. Forse lo dirà lui stesso, anziché lasciarlo solo scrivere ai giornali. Di sicuro tra le frasi di Diego (“Si fa lo stadio o si vivacchia”) e le sue, ci corre un abisso. Se Ddv si ritirò sull’Aventino lasciando la Fiorentina i suoi destini dopo averla riportata in alto, Rocco tuona proprio perché non vuole vivacchiare. E’ venuto per vincere, non per arrivare decimo. E non ha cambiato idea. Proprio per questo allora, in attesa che lo Stato cambi le leggi o che lo stadio a Campi diventi più che una soluzione B, dovrà soprattutto concentrarsi sulla costruzione di una squadra forte. Pradè ha il mandato per comprare altri due-tre giocatori di grande livello, altri sono già stati presi, altri ancora saranno difesi dagli assalti di mezza Europa. Lo stadio resta fondamentale, ma il futuro passa attraverso il mercato, attraverso le idee e l’organizzazione. L’Atalanta, la Lazio e la stessa Fiorentina di qualche anno fa, insegnano: si può essere forti nonostante i fatturati bassi e i paletti della burocrazia. C’è una tifoseria innamorata che aspetta impaziente. Sono tutti con Rocco e sono tutti pronti a farglielo sapere. Ora più che mai.