ROCCO, L’OPZIONE CAMPI E LA CERTEZZA CHE NON C’È: MA PER RESTARE AL FRANCHI SERVE (ANCHE) RIPENSARE A CAMPO DI MARTE. BEPPE E UNA PANCHINA IN GIOCO, TRA MILLE INCOGNITE

31.05.2020 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
ROCCO, L’OPZIONE CAMPI E LA CERTEZZA CHE NON C’È: MA PER RESTARE AL FRANCHI SERVE (ANCHE) RIPENSARE A CAMPO DI MARTE. BEPPE E UNA PANCHINA IN GIOCO, TRA MILLE INCOGNITE

"Chi vuol esser lieto, sia: del doman non v’è certezza”, scriveva il signore di Firenze Lorenzo il Magnifico, uno che, se ai suoi tempi avesse voluto fare lo stadio, non avrebbe certo chiesto il permesso a nessuno. La storia di oggi però è ben diversa e Rocco, nonostante l’accelerata di questa settimana, è ancora costretto a mordere il freno. Campi è un’idea stuzzicante, che infiamma i tifosi, ma piena di insidie. A Commisso non piacciono le trappole della burocrazia (si è già scottato con la Mercafir) e prima di comprare un terreno da quelle parti, vuole vederci chiaro su tempi, costi e modi di realizzazione. Il progetto stadio a Campi, più che una frivola battaglia ideologica su se sia giusto costruire fuori dal Comune di Firenze, passa da lì. Dalle idee della Regione, della Città Metropolitana, dai vincoli di Enac sull’aeroporto (in quel caso dovrebbe metterci bocca anche il governo) e molto altro ancora. Non è un caso che la Fiorentina abbia solo opzionato, e non ancora acquistato, i terreni della famiglia Casini. 

La possibilità Franchi nel frattempo resta ancora in piedi, nonostante la spinta forte dell’opinione pubblica verso lo stadio nuovo e i vincoli del Sovrintendente. Nardella ha promesso battaglia e sarebbe pronto a incatenarsi alle cancellate verdi del vecchio stadio fiorentino, pur di farsi ascoltare: al sindaco però deve essere chiaro che coprire il Franchi e far costruire qualche negozio, non basterà. Né a Commisso, né alla gente. Campo di Marte diventa un quartiere selvaggio nei giorni delle partite. Si parcheggia ovunque, i motorini sul marciapiede, le auto in doppia fila, mentre i residenti sono come reclusi dietro a quelle sbarre che chiamano prefiltraggio. Così non può esserci futuro. Il Franchi può restare la casa viola solo se il quartiere sarà ripensato completamente, se arriverà la tramvia, se sarà possibile parcheggiare e andarsene dallo stadio senza schiacciare due ore in coda per raggiungere l’autostrada. Di tutto questo però nessuno ha ancora mai parlato. Così come nessuno, in tutti questi anni in cui si è parlato di stadio nuovo, ha mai proposto una possibile nuova vita per il vecchio Comunale, ha mai neppure paventato il rischio di rivivere quello che è stato il destino del Flaminio a Roma. Una mancanza gigantesca, che adesso pesa come un macigno.

Campi o Franchi che sia comunque, una cosa è chiarissima: Commisso, con la sua volontà di ferro e i suoi mezzi quasi illimitati, è forse l’ultima enorme occasione che ha la nostra politica per togliersi dalle pastoie che la bloccano ogni volta che pensa a qualcosa di innovativo. Perderla sarebbe follia, un clamoroso autogol che il popolo viola non perdonerebbe mai. 

Ma se la strada per lo stadio è ancora lunga e tortuosa, le incertezze non finiscono qui. Il campionato infatti ripartirà senza sapere se potrà finire la sua corsa. Basterà un positivo per stoppare tutto, a meno che (cosa improbabile) il Comitato Scientifico di Conte non faccia marcia indietro a inizio giugno. Gravina ieri ha riproposto l’idea play off e addirittura parlato di un cervellotico e misterioso algoritmo per ridisegnare la classifica in caso di stop definitivo: ve li immaginate Lotito che perde lo scudetto, Cellino che retrocede o De Laurentiis che non va in Champions per colpa dell’algoritmo? Apriti cielo. Come vengano in mente certe idee è un mistero buffo, ma tant’è. Tra quelli che navigano a vista comunque c’è anche la Fiorentina, ancora alle prese con una classifica scomoda e più di un dubbio intorno alla condizione degli ex positivi. Iachini si gioca la panchina e farlo dopo oltre tre mesi senza partite, non sarà uno scherzo. E forse, visto quanto ha fatto finora e quanto sia legato a Firenze, non è neppure giusto. Ma così va il calcio, così ha scelto Rocco. L’inizio comunque non è dei peggiori. In un mese, Lazio a parte, ci saranno da affrontare Brescia, Sassuolo, Parma, Cagliari, Verona e Lecce. Niente scherzi dunque, partire forte per prendersi i punti che mancano e guardare al futuro. Contro le piccole però i numeri finora sono stati inquietanti. La Fiorentina infatti è più squadra da corsa che di manovra. Beppe allora dovrà inventarsi qualcosa e ripartire dalla classe ritrovata Ribery. Che non potrà essere al massimo, ma che resta l’unica vera sicurezza, in questo mare d’incertezza