ROCCO CONFERMA TRE ACQUISTI, MA E’ DELUSO E AMAREGGIATO. E BOCCIA LA MERCAFIR: E’ UN REBUS SENZA SOLUZIONE. ALLORA PERCHE’ NON FA LO STADIO A CAMPI? CUTRONE, GLI INGLESI NON CHIUDONO. PEREIRO NOME NUOVO

09.01.2020 00:00 di Enzo Bucchioni Twitter:    Vedi letture
© foto di Federico De Luca
ROCCO CONFERMA TRE ACQUISTI, MA E’ DELUSO E AMAREGGIATO. E BOCCIA LA MERCAFIR: E’ UN REBUS SENZA SOLUZIONE. ALLORA PERCHE’ NON FA LO STADIO A CAMPI? CUTRONE, GLI INGLESI NON CHIUDONO. PEREIRO NOME NUOVO

Dopo un’ora di conferenza stampa se qualcuno mi chiedesse, “Ma allora questo benedetto stadio a Firenze si fa o non si fa?”, sinceramente non saprei cosa rispondere. 

E per quel che conto io, tira via, il problema è che alla stessa domanda non ha saputo rispondere neppure Rocco Commisso. 

Praticamente era e resta tutto un grande un rebus e la situazione, oggettivamente, diventa sempre più pirandelliana. E più difficile da capire ogni giorno che passa.

Ma quello che più mi ha dato fastidio, lo dico con sincerità assoluta e senza retropensieri, con rammarico, è vedere il cambiamento di Rocco: non è più quel vulcano di energia e positività conosciuto in estate e neppure l’uomo soddisfatto incontrato dopo la presentazione del Centro Sportivo a Bagno a Ripoli. 

Ieri, per la prima volta, ho visto un Rocco deluso e amareggiato. Quasi rassegnato nell’atteggiamento, ma anche meno combattivo nella dialettica. Magari lui lo smentirà, forse è solo una sensazione mia. Però Rocco ha di sicuro trasmesso l’idea di una persona preoccupata per quello che sta succedendo, per la burocrazia, per gli ostacoli, forse si era fatto un film sul suo arrivo trionfale nel calcio e soltanto adesso si sta rendendo conto che girare quel film è molto più complesso del previsto. 

Si è pentito di aver preso la Fiorentina? La domanda gira e gli è stata fatta e lui in sostanza ha risposto no, ma sicuramente non pensava a tutte queste difficoltà. Dalla squadra in zona retrocessione agli ostacoli per lo stadio, dovunque si giri, Rocco trova montagne da scalare e problemi grossi da risolvere. Sta in sostanza fallendo l’idea tutta americana che con i soldi, con le idee e con la capacità si possa fare tutto: in Italia questa combinazione non funziona. 

E forse questo senso diffuso di impotenza è la cosa che da più fastidio a Rocco abituato al fare, al fare fast fast fast.

Come andrà a finire?

Non scommetto un euro sullo stadio alla Mercafir da molto tempo, da quando Cognigni mi disse che non avrebbero fatto il progetto esecutivo perché il comune di Firenze era avanti a parole, ma molto indietro nei fatti, come poi dimostrato anche con l’avvento di Commisso. A maggior ragione un euro non lo scommetto oggi perché Rocco ritiene troppo costosa l’operazione, ci sono troppe tasse, vuole uno sconto sull’acquisto del terreno che non avrà mai in virtù delle leggi vigenti, ha paura di trovare trappole scavando il terreno della Mercafir, non conosce esattamente cosa succederà per lo spostamento del mercato ancora di là da venire. La data finale del settembre 2023 per giocare la prima partita nel nuovo impianto sta diventando un’utopia e qualcuno lo dica: con questa situazione lo stadio alla Mercafir non si farà. 

Potremmo obiettare che Rocco doveva conoscere l’Italia, che i suoi manager dovevano spiegargli le difficoltà, che non doveva fidarsi dell’ottimismo nardelliano, ma la sostanza non cambia. Anche volendo ritornare all’idea di Della Valle (tutta l’area in concessione con Mercafir in altra zona), ci sarebbero poi da pagare il trasferimento del mercato e da comprare i terreni per la nuova Mercafir. Una spesa simile ai 22 milioni del prossimo bando, e senza poi avere la proprietà dello stadio, ma la concessione per 99 anni.

Anche sul Franchi non c’è strada. Negli Usa avrebbero detto a Rocco demolisci pure e ricostruisci prendendo anche tutta l’area attorno per le esigenze commerciali e Rocco l’avrebbe fatto. Da noi non si può e ristrutturare questo Franchi senza annessi commerciali e turistici, imprenditorialmente e anche calcisticamente non ha senso. A proposito, una bella bordata all’amministrazione Rocco l’ha data definendo il Franchi  . Chi può dagli torto? Nessuno. Ma tutti stanno zitti in nome e per conto dell’hashtag,  FirenzeCheFunziona, un’altra utopia come lo stadio alla Mercafir.

Una cosa però la devo chiedere a Rocco: se questo stadio lo vuole costruire davvero perché non va subito a farlo a Campi?

Fra dieci anni tutta l’area sarà saturata, Firenze sarà un tutt’uno con Prato, Prato con Pistoia, è un problema uno stadio a poche centinaia di metri dai confini comunali? Credo di no, pensiamo al futuro.

Uno stadio modernissimo con centri commerciali e alberghi che danno reddito sarebbe una manna per la Fiorentina. L’unica strada per aumentare il fatturato e crescere sportivamente. Chi ama i colori viola dovrebbe pompare il più possibile per una soluzione pro-Fiorentina, qualunque essa sia. L’area a Campi è acquistabile subito a condizioni vantaggiose, se ci sono le condizioni urbanistiche per costruire subito, cosa si aspetta? Ripeto: a patto che ci sia davvero la volontà di farlo questo benedetto stadio. 

E le infrastrutture viarie carenti a Campi come qualcuno obietta? Sinceramente non mi sembra un problema in una piana, non ci sono gallerie da scavare o montagne da scalare. 

Ma restiamo comunque in attesa del bando, di quel che farà il comune di Firenze per vincere i dubbi e le resistenze di Rocco, e delle idee Nardella che da giugno ad oggi è sempre stato fianco a fianco con Commisso e continua a pensare che questo stadio alla fine si farà. Siccome lui è il sindaco, in qualche modo bisogna credergli. Del resto Nardella un bel plastico del nuovo Stadio alla Mercafir l’ha già inaugurato nel 2017, non vorrà mica essere ricordato come il Bruno Vespa dei sindaci…

Ma Rocco ha parlato e non parlato anche di mercato, la cosa che oggi forse interessa di più vista la classifica molto preoccupante della Fiorentina.

Il presidente viola e Joe Barone in particolare, hanno confermato che si faranno “due-tre acquisti buoni subito, ma anche per il futuro”. Rocco non ha voluto parlare di budget e di nomi e questo giustamente, visti gli squali del calcio mercato. Pradè non c’era, sta lavorando con il suo team per le soluzioni giuste e soprattutto per convincere il Wolverhampton a cedere Cutrone. L’accordo con il giocatore ormai è vecchio di dieci giorni, ma la trattativa si è arenata sui bonus. Gli inglesi vogliono recuperare i 20 milioni dati al Milan in estate, non accettano due milioni di prestito più quindici a luglio e qualche bonus sul futuro. Ci vuole ancora tempo per trovare una soluzione e si allontana l’ipotesi molto gradita da Iachini di un debutto di Cutrone domenica contro la Spal. Ancora più difficile portare Praet a Firenze, ma anche per Duncan e Meitè, ieri non ci sono stati passi avanti. Fase di stallo assoluto con un’occhiata all’estero. Ieri è stato proposto Gaston Pereiro, centrocampista offensivo, esterno all’occorrenza, uno dai piedi buoni, che nel Psv gioca poco perché non vuole rinnovare.  Poi c’è sempre il difensore Jesus sullo sfondo. Pradè però deve anche liberarsi di molta zavorra, non puoi pensare di portare altri due-tre giocatori in rosa quando hai già dieci esuberi inutilizzati. Dabo sta andando alla Spal, Ranieri in prestito in serie B. Cristoforo ha richieste dalla Spagna, invece Thereau vuole andare a scadenza. E Pedro? La Fiorentina vorrebbe prestarlo in Europa, lui invece vuol tornare a giocare subito e in Brasile. Le offerte di Gremio e Flamengo per il prestito non mancano, ma i viola vogliono tutta la cifra spesa in estate e non sono convinti di uno scambio con il difensore Kannemann proposto dal Gremio. In qualche modo l’arrivo di Cutrone sembra condizionato anche dall’uscita di Pedro