RABBIA VIOLA: UN VENERDÌ DI VERGOGNA TRA VAR E ARROGANZA. UNA BRUTTA SERATA. IL CLUB VIOLA ALL’ATTACCO. SQUADRA: PER BERGAMO SERVE LO STESSO FURORE

 di Mario Tenerani  articolo letto 12236 volte
© foto di Giacomo Falsini
 RABBIA VIOLA: UN VENERDÌ DI VERGOGNA TRA VAR E ARROGANZA. UNA BRUTTA SERATA. IL CLUB VIOLA ALL’ATTACCO. SQUADRA: PER BERGAMO SERVE LO STESSO FURORE

Non è stata una sconfitta come tutte le altre, le modalità con le quali si è materializzata hanno fatto lievitare la rabbia come fosse panna montata. I tifosi sono indignati, pretenderebbero dalla società viola una presa di posizione dura. I dirigenti viola ieri sera erano più inferociti del giorno precedente. L’elaborazione della Var e della tracotanza di alcuni giocatori della Juventus in occasione del rigore fischiato a favore della Fiorentina e poi revocato, hanno provocato un travaso di bile. Anzi, più la seconda cosa della prima ha fatto saltare il banco.

La visione di quella sceneggiata contro l’arbitro, con le sembianze di una protesta ben orchestrata, ha fatto pensare ad una tattica precisa volta a far cambiare la decisione dell’arbitro e del Var. E pensare che i dettami di Nicchi e Rizzoli ad inizio stagione erano stati chiari: il Var non può essere invocato dai giocatori, nè dal tecnico, e poi durante la discussione tra campo e cabina di regia non si possono creare interferenze. Infatti, tra le varie celebrazioni del Var, dall’inizio della stagione, c’era stata quella della ritrovata armonia in campo, con calciatori e tifosi sereni nell’attendere il pollice alzato o abbassato della tecnologia.

Ecco, da venerdì sera tutto questo è stato spazzato via: Chiellini e Lichtsteiner in marcatura alternata in area, Pjanic piantato come un ufficiale prussiano a presidiare la zona affinché Veretout non battesse il penalty. Agli addetti ai lavori non è sfuggita una “regia di disturbo” studiata nei minimi particolari. Astuzie del calcio, per carità, assecondate però da un arbitro così fallace nella personalità da apparire un guscio di noce in mezzo. Permettere tutto questo potrebbe creare un precedente pericoloso. Su questo tasto batteranno i manager viola. Come spesso succede, nella società ieri si sono confrontate due anime: falchi e colombe. Di sicuro la Fiorentina in Federazione e in Lega farà presente la questione, mettendo di fronte al fatto compiuto anche gli altri presidenti. Ma non è escluso che ci possano essere anche altre prese di posizione.

Firenze, dal canto suo, è stufa dei soprusi, ma è pure stanca di un club viola troppo sbilanciato sui canoni del Fair Play e meno su quelli della battaglia aspra. I tifosi, in un momento così delicato, avrebbero bisogno di segnali forti. Un’uscita a gamba tesa di Diego Della Valle - che in passato su altri terreni non si è negato in polemiche al vetriolo con i rappresentanti della proprietà bianconera - potrebbe ristabilire un minimo di voce alla Fiorentina. Quantomeno contribuirebbe ad accendere un riflettore anche a Firenze, visto che nel resto d’Italia sta passando il pensiero unico. Si parla soltanto di fuorigioco sì, fuorigioco no. Il resto non conta. Gli errori di arbitro e Var non possono certamente azzerare gli sbagli della Fiorentina.

La squadra ha giocato una gara al di sopra delle proprie possibilità, ma le solite lacune sono riemerse. Dalla barriera posizionata male per il vantaggio di Bernardeschi, all’amnesia difensiva sul raddoppio bianconero. Così come gli errori sotto porta. La Fiorentina ha una sterilità offensiva preoccupante. I viola hanno due punti in meno del girone di andata e l’obiettivo, come ha detto Pioli, è farne almeno uno in più rispetto alla prima parte del campionato. La strada è in salita. Domenica, però, c’è un ostacolo durissimo da superare: Bergamo sarà un test probante per lo stato di salute dei viola. Adesso ci sono due mete da conquistare: la prima è rendere più dignitosa possibile questa stagione da metà classifica, la seconda è il ritorno in campo dei Della Valle.

La proprietà deve riavvicinarsi concretamente a società e squadra. L’ultimo passaggio sarà a giugno: Firenze non merita questa modestia, la cifra tecnica del gruppo di Pioli va innalzata. Serve anche un monte ingaggi diverso. Il periodo dell’austerità deve finire. I bilanci sono a posto, la classifica no. E neppure le ambizioni.