PRIMAVERA VIOLA, TRIONFO MERITATO. CONTESTAZIONE: ASTICELLA PIÙ ALTA. A PIOLI DOBBIAMO UN GRAZIE NON FORMALE. BENTORNATO MONTELLA, MAI PIÙ UNA SETTIMANA COSÌ

13.04.2019 00:00 di Mario Tenerani  articolo letto 16235 volte
© foto di Federico De Luca
PRIMAVERA VIOLA, TRIONFO MERITATO. CONTESTAZIONE: ASTICELLA PIÙ ALTA. A PIOLI DOBBIAMO UN GRAZIE NON FORMALE. BENTORNATO MONTELLA, MAI PIÙ UNA SETTIMANA COSÌ

Partiamo dalla fine di questa settimana atroce per la Fiorentina. La parte più dolce, l’unica, è arrivata in fondo. La Primavera viola ha vinto anche a Torino nella finale di ritorno e ha riportato la Coppa Italia a Firenze, mancava dal 2011. Bigica, che in settimana era stato avvicinato alla panchina della prima squadra, ha coronato uno splendido lavoro dopo la maledizione delle finali perse un anno fa. Emiliano è bravo, da grande farà l’allenatore ad alti livelli, bravi sono anche i suoi ragazzi, alcuni dei quali hanno già annusato la serie A. E bravi sono i responsabili del vivaio viola con tutti loro collaboratori. In un periodo così delicato per la Fiorentina dei grandi, un successo del genere è un’iniezione di fiducia. Soprattutto è la dimostrazione che il settore giovanile viola da molto tempo lavora egregiamente, basta dare un’occhiata a quanti prodotti della cantera viola sono in giro per l’Italia e pure oltre frontiera. 

E ora veniamo alle criticità. 

Ci sono momenti in cui la cronaca supera le opinioni. Fatti evidenti davanti ai quali non serve a nessuno girare la faccia da un’altra parte. I commenti sono superflui. La realtà sovrasta gli aggettivi, rimane solo la consapevolezza che la frattura tra una parte della tifoseria viola - non più minoranza -, e la società è diventata insanabile. Un punto di non ritorno. Gli striscioni di contestazione nei confronti dei Della Valle, disseminati nell’area metropolitana e non più al Franchi - ai tempi della contrapposizione a Cecchi Gori lo stadio era diventato una sorta di gigantesco tazebao -, sono il segnale inequivocabile del cambio di marcia nel livello dello scontro.  

Il presidente dell’Atf De Sinopoli (in diretta a Lady Radio) ha spiegato bene un concetto: “Non siamo contro ad una proprietà, ma ad un’idea di calcio…”. Un frase che vale un titolo, sotto ci sta tutto il resto. Un’idea sbagliata, incomprensibile ai più, foriera nelle ultime stagioni solo di delusioni e fallimenti. Come si fa a non comprendere.

Ecco il clima di queste ore a Firenze e con questo dovremo tutti fare i conti. Domani nel primo tempo la Fiesole resterà deserta per la contestazione, mentre nella ripresa ci sarà un gran tifo per la Fiorentina. Un altro segnale che l’asticella si è alzata. Siamo realisti: scenari così sembrano propedeutici ad una cessione dalla Fiorentina. Non si scorgono orizzonti iridati. 

A Pioli dobbiamo un grazie non formale, per quello che ha fatto e anche per quello che non gli hanno lasciato fare. Ha allenato una squadra da metà classifica, ma con valori morali da Champions. Lo spessore dell’uomo si è misurato nel comunicato di addio: non ha citato la tragedia di Astori. Basta quello per capire l’impasto dell’anima. Eppure sappiamo quanto lui e il gruppo viola siano rimasti marchiati incontrovertibilmente da quella tragedia. Il dolore è una roba intima che riguarda soprattutto quello spogliatoio. Pioli, sì, quello troppo educato, aziendalista, buono, ha salutato la dirigenza e se ne è andato. Dicono che nessun manager viola se lo aspettasse: errore grave. In molti confondono l’educazione e la pacatezza con la fermezza della dignità. Bastava licenziarlo e invece si è scelta la strada del comunicato che lo ha ferito sul piano personale, altro grave errore. La frittata - non quella di Sousa - è stata servita. Non crediamo che quella nota sia nata per indurre Pioli alle dimissioni: il danno di immagine che ha subìto la Fiorentina da questa vicenda è ben superiore a qualsiasi calcolo. No, è stato solo un momento sbagliato, da mettere accanto ad altri frangenti profondamente sbagliati che hanno contraddistinto la gestione difficile degli allenatori da parte del club viola. Ogni volta speriamo sia l’ultima. Reiteriamo l’auspicio. E’ questa l’idea di calcio che in molti contestano o non comprendono. Fateci un regalo: mai più una settimana così. 

Torna Montella, a Vincenzo facciano un grande in bocca al lupo. Ha regalato tre anni di calcio molto belli a Firenze. Peccato che a quei tempi i quarti posti non valessero come nell’era Prandelli la zona Champions. Ma ci sono state anche una semifinale di Europa League e una finale di Coppa Italia che grida ancora vendetta. 

Una volta a Moena uno del suo staff ci sussurrò: “Ma non lo sentite, il pallone fa un rumore diverso…”. Ci credo, un centrocampo con Pizarro regista, Borja Valero e Aquilani interni, era roba seria. Negli anni di Montella sulle corsie si sono alternati Cuadrado, Jaoquin e Salah… A sinistra in difesa Marcos Alonso. Bravo Montella, un eretico del pallone che aveva scelto di giocare con due 8 e un 10 (usando la vecchia numerazione del calcio) davanti alla difesa, senza un mediano boscaiolo. Ma bravi anche i Della Valle. Andrea che aveva creduto in quel percorso di rinascita e Diego che aveva ancora voglia di investire. 

Oggi il convento passa altro e con questo Montella dovrà misurarsi in attesa di nuovi innesti. C’è una speranza: l’arrivo di Vincenzo potrebbe (condizionale obbligatorio) essere il segnale che la proprietà ha capito di non poter più scherzare col fuoco. Vincenzo è tipo ambizioso, non accetta tutto. In estate pretenderà una squadra più forte e dovranno accontentarlo. Altrimenti ci saranno nuovi problemi. Gli stessi.