POSSESSO PALLA, PAZIENZA, STRESS E 11 PLAYMAKER, PORTIERE COMPRESO. ECCO IL CALCIO DI ITALIANO, MARTELLO IN STILE CONTE. LO SPEZIA NON MOLLA, MA LA FIRMA E’ VICINA

23.06.2021 11:10 di Leonardo Bardazzi   vedi letture
POSSESSO PALLA, PAZIENZA, STRESS E 11 PLAYMAKER, PORTIERE COMPRESO. ECCO IL CALCIO DI ITALIANO, MARTELLO IN STILE CONTE. LO SPEZIA NON MOLLA, MA LA FIRMA E’ VICINA

“Stressare il cervello dei calciatori ad avere il pallino del gioco”, abituarli a “condurre la palla e alla ricerca del lato debole dell’avversario”. Far partire sempre l’azione “dal portiere” e stimolare la cultura del rischio, quella dell’ ”attacco diretto alla porta avversaria”, quando la partita lo consente. 

A leggere la tesi di fine corso Master Uefa Pro a Coverciano (l’anno scorso, in piena pandemia) di Vincenzo Italiano, ci si accorge il motivo per cui questo ex regista dal cervello fino ma senza una carriera da top assoluto, sia diventato in fretta uno degli allenatori più stimati della serie A. Il suo calcio è collettivo, è ricerca del gioco e del controllo della partita. Il suo calcio è coraggio, con quel pressing offensivo chiamato quasi ad ogni azione e contro qualunque avversario, perché “solo con la forza delle nostre idee” - parole sue - “una squadra come lo Spezia poteva pensare di salvarsi”. La Fiorentina lo vuole anche per questo e lui, Italiano, nato a Karlsruhe, in Germania, ma siciliano d’origine, ha scelto il viola per fare il salto di qualità che sogna fin da quando giocava ancora. “Essendo stato un centrocampista, un “play” - si legge ancora nella sua tesi - abituato spesso a fare i conti con marcature a uomo a “tutto campo”, mi rendevo sempre più conto del fatto che questo comunque poteva essere un vantaggio dal punto di vista tattico, perché magari toglieva agli avversari stessi dei punti di riferimento in avanti, togliendo proprio numericamente uomini dalla parte avanzata del campo, nel caso in cui, ad esempio, gli avversari riconquistavano palla e si ritrovavano a non avere una soluzione chiave per poterci fare male. La cosa che più notavo, era la mancata alternativa ad una fonte di gioco “chiusa”, annullata, come nel mio caso. La ricorrente difficoltà da parte di altri ruoli in campo, nel fare le veci del play o del centrocampista, forse per poco coinvolgimento ad esempio dei difensori, impegnati molto spesso a pensare “solo” a come difendere e non (anche) a come impostare il gioco... Mi verrebbe da pensare per scarsa abitudine”. Non un play dunque, ma 11 play. Una rivoluzione mentale e di gioco che ovviamente può arrivare solo attraverso l’allenamento: anche per questo il quasi nuovo tecnico viola martella come Conte, lavora e insiste su certi concetti fino alla noia, dal martedì al sabato. Spirito di sacrificio, pazienza, conduzione di palla, recupero del possesso il prima possibile, sono i suoi principi fondamentali sui quali ha basato la sua ancora giovane carriera. In campo come detto non molla un momento e anche per questo (un po’ come Conte) rischia di perdersi per strada qualche “studente” meno attento. Il talento ovviamente fa la differenza, ma sono i principi di gioco che danno identità. Il 4-3-3 è il suo credo, un sistema di gioco che ha portato lo Spezia a stravincere col Milan, battere il Napoli e portar via punti all’Inter. Se davvero la Fiorentina lo porterà qui, farà un grande affare. A patto di difenderlo anche quando le cose non dovessero andare per il verso giusto, a patto di fidarsi e lasciargli il tempo di costruire ciò che ha in testa. Se Gattuso poteva essere la calamita giusta per attrarre grandi giocatori, Italiano può diventare la chiave per ritrovare quell’identità perduta che alla Fiorentina manca dai tempi di Montella e del primo Sousa. La trattativa è caldissima, la fumata bianca si fa ancora attendere, ma ormai lo Spezia - arrabbiatissimo col suo allenatore e stizzito anche con la Fiorentina - ha capito che Italiano la sua scelta l’ha fatta. “Vi ho portato in A e vi ho salvato, la mia clausola l’ho già pagata. Ora lasciatemi andare”, il senso del discorso di Italiano a Platek. Parole che ovviamente non sono piaciute al patron statunitense dei liguri, ma che fanno benissimo capire la volontà dell’allenatore. Prima di pagare il milione di penale, i viola vorrebbero avere la certezza di potarsi a casa l’intero staff tecnico e per questo non hanno ancora affondato il colpo. Nel mercato mai dire mai, ma il buon senso dice che una formula, in questi giorni, si troverà. Poi, finalmente, potremo metterci alle spalle il brutto strappo con Gattuso e goderci le lezione dal piccolo Conte. A Moena ci dovremo preparare a raccontare partite a metà campo ad altissima intensità, esercizi con o senza avversari, ribaltamento dell’azione, superiorità numerica, aggressività del riconquistare il pallone. Calcio, solo calcio. Di polemiche ne abbiamo avute fin troppe, ora è tempo di voltar pagina. Con un allenatore giovane in panchina e magari Antognoni al suo fianco, uno che meglio di chiunque può aiutare i nuovi arrivi a far capire cosa sia Firenze. I messaggi d’affetto per Giancarlo in queste ore si sprecano: li merita tutti, chi ama la Fiorentina non può che fare il tifo per lui. Ha speso una vita a difendere il suo legame con la maglia viola e giustamente pretende rispetto. L’altra partita da vincere poi, una volta sistemata la questione Italiano, sarà quella sul mercato. Perché va bene non farsi comandare da Mendes, ma certi acquisti, in stile Gonzalez, anche con un allenatore che ha saputo fare nozze coi fichi secchi, restano fondamentali per tornare davvero protagonisti. 

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