PASSIONE E RABBIA, FIRENZE E’ TUTTA CON ROCCO. NICCHI DA CARTELLINO ROSSO: QUESTO VAR, ANZICHE’ TOGLIERE DUBBI, NE ALIMENTA ALTRI. L’APPELLO ALLA CITTA’ PER L’ATALANTA: TRASFORMARE LA COLLERA IN TIFO SFEGATATO, MA CORRETTO

05.02.2020 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
PASSIONE E RABBIA, FIRENZE E’ TUTTA CON ROCCO. NICCHI DA CARTELLINO ROSSO: QUESTO VAR, ANZICHE’ TOGLIERE DUBBI, NE ALIMENTA ALTRI. L’APPELLO ALLA CITTA’ PER L’ATALANTA: TRASFORMARE LA COLLERA IN TIFO SFEGATATO, MA CORRETTO

Rocco & roll, Firenze è tutta con lui. In questo can can di arbitri, Var e polemiche, una cosa, Commisso, l’ha ottenuta di sicuro: l’appoggio incondizionato di una tifoseria intera, la fiducia di una città che pretende molto, ma che restituisce amore incondizionato a chi è pronto a combattere per difenderla. A Torino Rocco ha sbottato, ma il giorno dopo ha fatto anche altro: ha bussato a Coverciano e si è messo al tavolo di Gravina, il numero uno del calcio italiano, per chiedere rispetto nei confronti della Fiorentina e dei suoi investimenti. Anche Della Valle in passato ci aveva provato, ma non con questo impeto. Rocco invece è tipo risoluto e quando parte, non si ferma: Nicchi naturalmente non l’ha presa bene, ma in fondo non c’è sorpresa in questo. Cos’altro aspettarsi da un presidente seduto su quella poltrona da 11 anni e che si appresta a vincere (senza avversari) la quarta elezione di fila? 

In questa vicenda il problema allora non sono le parole anche troppo crude di Rocco, non sono le polemiche in tv o gli editoriali antiviola dei giornali nazionali e neppure le copiose multe piovute sui dirigenti (devono essere volate parole grosse) nel dopo partita. 

Il problema è che il Var, anziché togliere dubbi, ne ha creati altri. Quel vecchio vizietto di aiutare i grandi un tempo lo chiamavano sudditanza psicologica, prima che Calciopoli aprisse il pentolone pieno di truffe, sorteggi pilotati, ammonizioni scientifiche e rigorini più che generosi a favore dei soliti potenti. L’avvento dei monitor a furor di popolo avrebbe dovuto avviare una nuova era, fatta di giustizia e trasparenza, anche perché in molti altri sport la moviola (da anni) cancella i dubbi e non lascia spazio alle polemiche. Nel calcio invece una volta l’arbitro va a consultare il Var, un’altra fa finta di nulla.

E allora succede che Milenkovic e Caceres vengano trattenuti in area senza alcun intervento del Var e che l’arbitro Pasqua, domenica scorsa, faccia uso della tecnologia per concedere un rigore inesistente alla Vecchia Signora. Finché non ci sarà uniformità di giudizio, finché non sarà reso chiaro a tutti perché ogni tanto si fa la corsetta verso il monitor e ogni tanto no, sfoghi come quello di Commisso saranno più che leciti. Nicchi e i suoi faranno bene a pensare a questo piuttosto che rispondere in modo piccato solo e soltanto per ribadire chi comanda. Il Var, questo Var, però ha un altro enorme difetto: da quando c’è ha cambiato (in peggio) le regole. Il fallo di mano è diventato una specie di caccia al braccio degli avversari. E il riferimento non è a Pezzella, che nel caso dello Stadium sbaglia a girarsi verso la porta e a lasciare il braccio largo. Ogni tocco anche fortuito è l’occasione per ottenere l’insperato, ogni cross diventa il terrore del terzino lì vicino, perché il rischio è che la palla sbatta sul braccio e che l’arbitro ti punisca anche quando l’involontarietà è palese. Questo non è calcio, perché, per dirla alla Pecci, “non si può giocare con le mani nelle mutande”. 

Detto questo, la battaglia viola continuerà coi ricorsi alle multe e (probabilmente) con la richiesta formale di spiegazioni al capo degli arbitri Nicchi. Oggi però è già mercoledì ed è tempo di pensare al futuro. Il Comune ha appena pubblicato il bando per la Mercafir (ci sono due mesi di tempo per decidere se partecipare) e soprattuto sabato arriva l’Atalanta. La partita si presenta da sola, perché la rivalità è forte e la Dea avrà voglia di rivincita. In più Gasperini, a dir poco mal sopportato da queste parti, torna a Firenze dopo tutto quello che c’è stato in coppa Italia. La diplomazia tra i club è in atto da tempo e anche Gasp ha fatto un passo indietro: “Coloriamo lo stadio di viola e tifiamo solo per la nostra squadra”, è stato l’appello di Barone. Una mossa perfetta proprio ora che l’empatia con la città è al massimo. Trasformare la rabbia per le beffe arbitrali e per le offese di Gasp, in tifo sfegatato. La nuova missione viola è questa. Se poi dovesse arrivare anche una bella vittoria, sarebbe il modo migliore per uscire dalle polemiche e ricominciare a gioire.