PARI IN RIMONTA NON BASTA: VIOLA IN CRISI PER LARGHI TRATTI. CONTESTAZIONE DURA PER TUTTI. COSI’ NON CI PUO’ ESSERE FUTURO: LA PROPRIETA’ NE PRENDA ATTO

10.12.2018 00:00 di Mario Tenerani  articolo letto 9168 volte
PARI IN RIMONTA NON BASTA: VIOLA IN CRISI PER LARGHI TRATTI. CONTESTAZIONE DURA PER TUTTI. COSI’ NON CI PUO’ ESSERE FUTURO: LA PROPRIETA’ NE PRENDA ATTO

E’ la narrazione del calcio a raccontarlo: la squadra che è sotto di due gol e che riprende gli avversari nei minuti finali, va sotto la doccia con la sensazione di aver vinto. E invece per i viola non è stato così. Questo 3-3 rocambolesco, sbocciato dal festival degli errori, ha portato poco o nulla alla Fiorentina. Forse solo l’aritmetica della classifica con un punticino può sorridere. 

E’ vero, la forza che i viola hanno trovato nel segmento finale della gara, quando la testa era già sott’acqua, dimostra che in questa squadra c’è ancora voglia di reagire, ma il resto della partita è stato disarmante. Come mai lo era stato in questa stagione. 

Il primo tempo è stato brutto. Un calcio tattico e lento, forse un po’ meglio il Sassuolo, ma di poco. Nella ripresa è saltato il tappo ed è iniziato il luna park dei gol e delle disattenzioni difensive. Sei reti in poco più di mezz’ora, due espulsioni, capovolgimenti di fronte, sono la fotografia più nitida di ciò che è accaduto al Mapei Stadium. 

Pioli ha provato a cambiare qualcosa con Vlahovic dal primo minuto e Chiesa in panchina perché non al cento per cento, ma la squadra è sembrata bloccata sul piano psicologico, spenta come un candela, intimorita oltre modo. Errori di misura anche nel corto raggio o scelte imbarazzanti come quando Gerson si è trovato sul destro l’opportunità di segnare e non l’ha innescato: perché? Lui e Pjaca sono in una fase involutiva inquietante. Pare che la Fiorentina non possa - per legittimi accordi presi nel mercato scorso - rimandarli alle loro società di appartenenza. Eppure se stessimo al rendimento, i crismi per salutarli gentilmente ci sarebbero tutti. Insistere, poi, su calciatori non di proprietà, è tempo sottratto ai giocatori patrimonio del club. Se i primi rendono, allora va bene, ma se al contrario sono sempre insufficienti, molto meglio dare spazio a chi può avere un domani da queste parti. Ma non sono gli unici a girare a vuoto: purtroppo stavolta anche Lafont - ha poco più di 19 anni, magari sarebbe bene ogni tanto che ce lo ricordassimo - è stato un disastro. Sono stati pochissimi a salvarsi. Pure il millennial Vlahovic, invocato da qualcuno come la panacea di tutti i mali, non ha fatto nulla e nulla gli è stato servito per fare qualcosa. Ma non processiamolo: a quell’età serve pazienza, bisogna farlo crescere. Se si vogliono alternative vere, bisogna investire sugli acquisti. 

Il mercato estivo per adesso non rende, bisogna prendere consapevolezza del fallimento e a gennaio, se possibile, rimediare con lucidità. Anche con qualche milione da spendere. 

Pioli ha spiegato questo momento negativo indicando nel lungo periodo di mancanza di vittorie - i viola non vincono dal 30 settembre con l’Atalanta, da allora 2 sconfitte e 6 pareggi - la causa. La squadra, dice, non prova neppure le giocate più semplici perché ingessata psicologicamente Ha ragione, ma non basta. Non è colpa sua se i giocatori arrivati questa estate non rendono, ma in quanto allenatore deve gonfiare un canotto ora senza aria. Meno male che uno dei “fantasmi”, Mirallas, si è ricordato di avere una carriera robusta alle spalle e ha messo in rete, al minuto 96, il pallone del pareggio. E’ stato Pezzella, capitano coraggioso, a portare avanti l’azione con la caparbietà del leader e a servire l’assist al belga. 

Una delle poche note positive di Reggio Emilia, il gol del Cholito. Simeone ha timbrato dopo 923 minuti di astinenza. Palo di Edimilson, gol da opportunista: l’argentino è stato bravo a non cadere in fuorigioco. Non stiamo qui a suonare le chiarine, ma almeno si è rimesso in moto. Più che una certezza, è un auspicio. Applausi a Benassi, capocannoniere viola con 6 centri. 

Sono venuti in 1500 anche al Mapei per tifare i viola. Sono quelli della “Curva Fiesole viaggiante”: per la maglia, per Firenze, per un un amore privo di limiti e confini. La loro contestazione nei confronti della proprietà e di altri dirigenti è stata dura e prolungata. Una frattura insanabile, ma questa volta il dissenso della curva ha colpito anche la squadra: durante la gara (quando il risultato era veramente negativo) e dopo. I giocatori sono andati sotto il settore ad applaudire, ma sono stati invitati a tirare fuori gli attributi. I viola volevano lanciare le maglie, ma è stato detto loro “no grazie”. In realtà non è stata una vera e propria contestazione, ma un invito rivolto ai giocatori a dare tanto di più. Una sorta di stimolo: vedremo se il messaggio è stato recepito. 

Dalla scomparsa di Davide Astori non era mai accaduto: un altro segnale. La saldatura tra tifosi e squadra non è venuta meno, ma certo adesso ha bisogno di essere rinforzata da atteggiamenti giusti da parte di chi va in campo. E anche di questo da oggi si dovrà tenere conto. Il tifo, quantomeno una fetta importante, è stanco, stufo, esausto per uno scenario di immobilismo generale. Dal gruppo viola si attende un fuga in avanti, dalla società una soluzione definitiva. 

Non si può continuare a far finta di niente, come se tutto andasse bene, mentre la Firenze del calcio scivola verso apatia e mediocrità. C’è solo una cosa peggiore di una scelta sbagliata, una decisione non presa. 

Un incoraggiamento ai Campini di Andrea Della Valle, un saluto fugace in ritiro del patron Diego, poi via entrambi, lontani dallo stadio in cui giocava la Fiorentina, distanti da una svolta. 

Si tratta di restituire alla Fiorentina un’idea di percorso e a Firenze un motivo per crederci. Qual è l’obiettivo di questa società nel calcio? Quale futuro può esserci a Firenze se la distanza tra tifo e proprietà è sempre più marcata? Ai Della Valle interessa davvero tenere una società immersa in questo clima? C’è qualcosa, in questa vicenda, che non sappiamo e quindi ci sfugge? Abbondanza di domande, carenza di risposte. 

Il problema non è la contestazione, ma la tristezza che ammanta la Fiorentina. E’ arrivato l’istante del confronto, quello del dentro o fuori. L’attimo in cui la proprietà deve prenderne atto. Senza permali, evitando di arroccarsi sull’Aventino, ma solo nell’interesse della Fiorentina, una cosa molto seria perché tocca il cuore di tutti. E coi sentimenti non si scherza.