PAREGGIO UGUALE SCONFITTA: NON SI GESTISCONO COSÌ LE PARTITE. VIOLA INCAPACI DI VINCERE, IMPAURITI DOPO IL VANTAGGIO. I TRE PUNTI MANCANO DAL 30 SETTEMBRE

10.11.2018 00:00 di Mario Tenerani  articolo letto 11048 volte
© foto di Giacomo Falsini
PAREGGIO UGUALE SCONFITTA: NON SI GESTISCONO COSÌ LE PARTITE. VIOLA INCAPACI DI VINCERE, IMPAURITI DOPO IL VANTAGGIO. I TRE PUNTI MANCANO DAL 30 SETTEMBRE

Non tutte le vittorie sono uguali, così come i pareggi. Ci sono quelli che somigliano tanto a una sconfitta. Il punto di Frosinone rientra in questo esempio. I viola non vincono dal 30 settembre (2-0 con l’Atalanta) semplicemente perché non sanno più vincere. Quarto pareggio consecutivo e in trasferta dopo 12 turni nemmeno un trionfo. Siamo ad un terzo del campionato, un primo bilancio è possibile farlo

Il segreto della vittoria sta nella convinzione, nella freddezza quando si devono gestire le gare, nella determinazione quando i frangenti diventano delicati. 

Il primo tempo di Frosinone è stato poco cosa, ma i viola quattro palle gol - compreso il palo a rischio autogol di Beghetto - le hanno create. La ripresa si è aperta con la rete viola, nata grazie ad un’azione personale di Chiesa, 60 metri di campo, subendo marcature e raddoppi, cross, bravissimo Benassi a seguire la manovra e a metterla dentro di testa. Benassi è al quinto gol in 12 partite, non male per un centrocampista. Tra l’altro il suo centro è il nono della mediana. Del resto purtroppo se non segnano le punte qualcuno dovrà pensarci… 

Ecco, dopo il vantaggio per la Fiorentina era tutto in discesa contro un Frosinone, in fondo alla classifica con soli 6 punti. I ciociari non esercitavano nemmeno una forte pressione, per la Fiorentina gestire la palla doveva essere un esercizio naturale, con lo scopo poi di trovare il raddoppio. Nulla, la Fiorentina ha smesso di spingere e il ritmo, già lento nel primo tempo si è ulteriormente abbassato. Soprattutto ci sono stati troppi passaggi inutili, quasi che i viola fossero preoccupati del vantaggio ottenuto. Il braccino del tennista, quello che ti blocca quando devi chiudere la gara. Almeno tre contropiedi gestiti in modo dissennato, senza cattiveria, furore. Senza credere al gol. Questa Fiorentina non chiude mai le partite, il vero problema. Quattro pareggi nelle ultime 4 partite, viola sempre rimontati. Vorrà dire qualcosa o no?

Longo ha tolto i trequartisti ed è passato al 3-5-2 con Pinamonti al fianco di Ciofani e Cassata largo a destra. Pioli ha cominciato prima ruotare gli uomini sul campo - Gerson centrale e Veretout interno - quindi è entrato Edimilson per Pjaca ed è andato a destra. La Fiorentina si è messa a specchio rispetto al Frosinone. Quindi Longo ha rimescolato le carte con Soddimo dentro e Pioli ha inserito Mirallas virando ancora sul 4-3-3. Insomma un secondo tempo che è apparso come un frullatore tattico. Il Frosinone non doveva guadagnare metri e invece li ha presi. Un paio di corner, pressione in area, ma la Fiorentina con superficialità nella trequarti del Frosinone con Veretout ha regalato il pallone gli avversari. Rovesciamento di fronte, Pinamonti solo a 25 metri da Lafont, missile e gol. Cronaca di un pareggio disarmante

Ci sono giocatori che ancora non vanno: Simeone, uscito molto nervoso, ha sfiorato il gol nel primo tempo poi il buio. Anche se è corretto ricordare che i rifornimenti per il Cholito sono stati più che scarsi. Ma è chiaro che debba dare tanto di più. Pjaca ha provato qualche uno contro uno, ma il resto è noia, come cantava il maestro Califano. Ma anche gli altri non girano. Chiesa a parte. Federico ci ha provato spesso a scardinare la difesa del Frosinone. 

Il rischio, adesso, è di scivolare nella fascia mediocrità del campionato, quella che provoca lo sbadiglio.

Serve una mentalità diversa. Pioli ha parlato di “qualità e cattiveria”. Per questi due elementi l’allenatore deve recitare un ruolo importante. Intanto tocca a lui lavorare su questo tasto, anche Stefano deve dare di più. Ma se pensiamo che Pioli da solo possa risolvere tutto, commettiamo un errore grave. La mentalità i giocatori la dovrebbero avere insita nel loro carattere e quella si compra sul mercato. Chi è mezzo giocatore altrove difficilmente diventa calciatore al cento per cento in un una nuova piazza. Poi tocca alla società. La mentalità vincente deve arrivare dall’alto, è una scarica di adrenalina che attraversa la filiera di un club. Ma se poi alla fine qualsiasi cosa accada va sempre tutto bene, non si può sperare che la squadra in campo sia portatrice sana di fame, rabbia agonistica e voglia di regalare una gioia ad una tifoseria incrollabile nella fede. Allo Stirpe erano in 700. Considerando lo spettacolo visto, sono da considerare degli eroi moderni…