OGGI IL VIA LIBERA PER RIAPRIRE I CENTRI SPORTIVI. SPADAFORA CORREGGE I SUOI ERRORI, MA LA STRADA PER FAR RIPARTIRE IL CALCIO RESTA LUNGHISSIMA. IL BUON SENSO DI BEPPE E LA POSIZIONE VIOLA. CHIESA, L’HUDSON E IL MONITO DI JOE

03.05.2020 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
OGGI IL VIA LIBERA PER RIAPRIRE I CENTRI SPORTIVI. SPADAFORA CORREGGE I SUOI ERRORI, MA LA STRADA PER FAR RIPARTIRE IL CALCIO RESTA LUNGHISSIMA. IL BUON SENSO DI BEPPE E LA POSIZIONE VIOLA.  CHIESA, L’HUDSON E IL MONITO DI JOE

I centri sportivi riaprono, l’incongruenza che permetteva allenamenti solo agli atleti di sport individuali sarà cancellata. La riunione del comitato tecnico scientifico prevista per oggi, già dal famoso 4 maggio e salvo clamorose sorprese, darà dunque la possibilità ai calciatori di tornare ad allenarsi, anche per evitare che si formino ingiustizie e incongruenze tra i club. Molti presidenti di regione (Campania, Sardegna, Lazio ed Emilia) avevano infatti già firmato ordinanze per permettere la riapertura dei campi di calcio, e senza un intervento del ministro si sarebbe creata la clamorosa incongruenza: Roma, Lazio, Bologna, Sassuolo, Parma, Spal e Cagliari ad allenarsi nei vari centri sportivi, e gli altri costretti in casa oppure a correre nei parchi in mezzo alla gente. Tutti o nessuno, per dirla alla Beppe Iachini e allora ecco il via libera di oggi, che di fatto equivale a un brusco dietrofront rispetto al decreto di qualche giorno fa. “Si valuti la possibilità di permettere allenamenti individuali anche per gli sport di squadra”, ha scritto Spadafora al comitato scientifico. Che oggi, appunto, dirà sì, a patto che i giocatori si allenino a piccoli gruppi e a distanza l’uno dall’altro, senza usare spogliatoi o palestre dei centri sportivi. La doccia si farà a casa insomma, e questo la dice lunga su quanto ancora resti da fare per tornare alla normalità. 

La riapertura dei centri sportivi infatti resta solo il primissimo passo di quel Cammino di Santiago che resta la ripresa del calcio. Per avere il via libera vero e proprio, serve trovare l’intesa sul protocollo, serve controllare la curva dei contagi (e questa prime due settimane della Fase 2 in questo senso saranno determinanti), capire come affrontare il problema trasferte e soprattutto come affrontare eventuali nuovi casi di positività. E’ una corsa a ostacoli che lascia poco spazio all’ottimismo. La data limite per ricominciare, è giusto ricordarlo, è il 20 giugno: più in là non si può andare, semplicemente perché non ci sarebbero più date disponibili per chiudere il campionato. 

La Fiorentina, comunque, è pronta a fare la sua parte. Il centro sportivo Astori è pronto all’uso, i giocatori eventualmente saranno chiamati a fare visite mediche e brevi sedute atletiche. Il tutto in attesa del possibile via libera ad allenamenti collettivi del 18 maggio. Fino a ieri sera il presidente toscano Rossi pareva tutt’altro che convinto a firmare l’ordinanza, ma la mossa di Spadafora ha tolto ogni dubbio: anche i viola così potranno riaprire la loro casa. Forse non da lunedì, ma comunque a partire da questa settimana. Un piccolo segnale di speranza in mezzo a questa valle di lacrime che è diventato questo dannato 2020. Nella riunione di oggi tra comitato scientifico e Figc però restano tanti i nodi da sciogliere. Il primo è il comportamento da tenere in caso di positività, visto che in ballo c’è anche la responsabilità penale dei medici dei club. Si troverà una sintesi tra le parti? Possibile. Di sicuro, senza il protocollo, il calcio non potrà neppure pensare di ricominciare. Non resta che attendere dunque. E, nel frattempo, continuare a rispettare le regole. La fase 2 è un primo ritorno alla normalità. Ma il rischio di tornare al punto di partenza, non va sottovalutato. 

In questo contesto, è logico che la Fiorentina prenda tempo. Su Chiesa, sul mercato e i progetti futuri. Prima si vuol capire se riprenderà la stagione, poi si lavorerà sul domani. Per quanto riguarda Fede comunque anche Barone è stato cristallino: “Nessuno è obbligato a restare”. Non ci saranno più scene da film come in riva all’Hudson la scorsa estate. Chiesa sarà ancora viola se lo vorrà. Altrimenti vada pure, a patto di portare un pacco di soldi con cui costruire una Fiorentina più forte. Perché, virus o no, la prossima Viola di Rocco dovrà essere in grado di inserirsi tra le grandi e far sognare il suo meraviglioso pubblico.