NON GUARDIAMO LA CLASSIFICA… MA SARÀ UNA STAGIONE DURA. CHIESA E RIBERY SONO LE NOTE DOLCI. PIÙ CONCRETEZZA PER BLINDARE LE GARE

23.09.2019 00:00 di Mario Tenerani   Vedi letture
© foto di Giacomo Falsini
NON GUARDIAMO LA CLASSIFICA… MA SARÀ UNA STAGIONE DURA. CHIESA E RIBERY SONO LE NOTE DOLCI. PIÙ CONCRETEZZA PER BLINDARE LE GARE

L’Atalanta ha certamente superato lo choc del poker subìto in Champions perché ha saputo rimontare 2 gol nel finale, quando tutti pensavano fosse stanca. Ma i nerazzurri hanno fatto sempre la partita. La Fiorentina, invece, che avrebbe dovuto essere più fresca rispetto agli avversari negli ultimi 15 minuti ha dato proprio la sensazione di non farcela più, uscire dall’area era diventato un problema. Dobbiamo, però, anche ricordarci che l’Atalanta è più forte della Fiorentina sia per la storia degli ultimi 3 anni, sia per alcuni giocatori Montella e i suoi uomini si devono rammaricare per non aver tenuto un risultato che avrebbe dato, adesso, prospettive diverse e respiro più lieve. Ma quando l’Atalanta ha spinto sul gas, i viola sono stati spazzati via. 
Montella si arrabbia quando sente parlare di striscia negativa e ribatte parlando di un calendario brutto che sta penalizzando l’inizio della stagione della sua squadra. Ha ragione perché Genoa a parte - in quella gara i viola hanno sbagliato tutto - contro Napoli (due errori arbitrali decisivi), Juventus e Atalanta (rispettivamente prima, seconda e terza dello scorso campionato) avrebbero meritato di più. Ma i numeri non si possono cancellare, magari si può cercare di non farsi travolgere da loro: purtroppo sono 18 le gare senza 3 punti tra passata stagione e attuale e i viola sono ultimi in classifica con 2 punti. Questo è un altro problema perché è triste vedere la Fiorentina laggiù in fondo. Ma una partenza così c’era anche da metterla in preventivo proprio dopo aver preso visione del calendario. Ora, però, da mercoledì sera con la Samp non sarà più possibile sbagliare: si tratterà, come sostengono i maligni, del primo scontro salvezza. Siamo a settembre, per carità, ma la classifica dice proprio questo anche se, come consiglia Montella, è meglio non guardarla.  
 
Gasperini inserendo Papu Gomez e Ilicic ha indovinato i cambi riacciuffando una partita che gli stava sfuggendo di mano come rena tra le dita, mentre Montella togliendo Ribery e Chiesa è finito sul banco degli imputati. 

Boateng, un fantasma, e Vlahovic - volenteroso ma con poco tempo a disposizione - non hanno combinato nulla. Montella ha spiegato che Ribery era stanco e aveva paura che si infortunasse, mentre Chiesa ha chiesto il cambio. Il dato è che da quel momento i viola hanno cessato di riallungarsi e l’Atalanta con la forza di uno tsunami ha costretto la Fiorentina nel proprio recinto. Anche se è giusto ricordare che Dragowski, gol subiti a parte, non ha fatto neppure una parata. 

Chiesa e Ribery sono comunque le note dolci di un frangente delicato. Per Federico il gol, anche se in serata la Lega ha parlato di autorete di Palomino, è stata una liberazione, non segnava in campionato da 960 minuti, ultimo centro il 15 marzo scorso a Cagliari. Ma la Lega rischia di togliergli questa gioia. Ha lottato molto, rincorrendo gli avversari e nella ripresa, rubando palla a Palomino, ha fabbricato un assist pazzesco, cross da destra a sinistra, per il suo “gemello” Ribery. 

Il francese è proprio di un altro spessore: nonostante l’età, corre come una macchina, combatte, contende palloni, ha dentro una voglia incredibile, un esempio costante. Non è sembrato felice di uscire perché uno come lui non si sente mai stanco. Il gol, non segnava dal 18 maggio in Bundesliga, è stato di rara bellezza: una volée di sinistro nata da una coordinazione sublime. Ribery ci fa capire come siano i grandi giocatori come lui a fare la differenza ad ogni livello. Senza quelli come Frank è impossibile sperare di raggiungere qualsiasi traguardo. 

Prepariamoci ad una stagione lunga e difficile. La Fiorentina deve imparare anche a gestire i finali di partita, a blindare i risultati. I viola sono attesi ad un cammino lungo e pieno di criticità perché ricostruire una squadra non è semplice. Per Montella c’è tanto da lavorare, ma ha bisogno di tempo. Il gruppo è assemblato da poco e sono tanti gli aspetti da registrare. L’importante è che tutti siano pronti a sostenere un’annata ad alto coefficiente di difficoltà.