NIENTE EUROPEO, C’E’ UNA VIA PER CHIUDERE IL CAMPIONATO. L’EUROPA PERO’ RINNEGA SCHENGEN E L’ITALIA ASPETTA ANCORA IL PICCO DI CONTAGI: COSI’ E’ DURA PARLARE DI SPORT. ROCCO E IL SENSO DI COMUNITA’: GIA’ DONATI QUASI 350MILA EURO

18.03.2020 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
NIENTE EUROPEO, C’E’ UNA VIA PER CHIUDERE IL CAMPIONATO. L’EUROPA PERO’ RINNEGA SCHENGEN E L’ITALIA ASPETTA ANCORA IL PICCO DI CONTAGI: COSI’ E’ DURA PARLARE DI SPORT. ROCCO E IL SENSO DI COMUNITA’: GIA’ DONATI QUASI 350MILA EURO

Il salvagente per la serie A l’ha lanciato la Uefa. L’Europeo non si gioca, almeno non quest’anno, e l’estate dunque sarà completamente a disposizione delle varie federazioni per concludere i propri campionati. Godersi il caldo coi gol, la lotta scudetto, le giocate di Ribery e gli stadi pieni sarebbe il modo migliore per uscire da questo braccio di ferro contro il virus che ci tiene sbarrati in casa, avvolti dal silenzio, spesso soli, lontani anche dai nostri affetti e con il timore del contagio che pulsa nella testa. L’idea è ripartire a maggio e giocare tre volte la settimana, a ritmo forsennato, intersecando coppe e campionato, per salvare gli introiti delle tv ed evitare il collasso economico di molti club. Ma la verità è che si naviga a vista. 

L’Europa, presa dalla paura, rinnega Schengen e chiude le frontiere, la nostra Italia invece aspetta ancora l’arrivo del picco dei contagi, ha città come Bergamo che non hanno più posti in terapia intensiva e decine di ospedali che cercano come il pane oggetti di primaria importanza come mascherine e disinfettanti. Personalmente sposo in pieno l’intento di molti presidenti delle nostre Regioni, tra cui Enrico Rossi, di creare un vero e proprio screening di massa, per isolare gli asintomatici e diminuire così drasticamente i rischi di contagio. E’ una via costosa, ma forse l’unica per rendete davvero utili i sacrifici che tutti noi stiamo facendo in questi giorni. 

In una situazione simile però è dura parlare di sport, di vita normale, di palla che ruzzola e titoli da assegnare. Anche perché le squadre restano tutte in quarantena e l’associazione dei medici sportivi è stata perentoria: niente ripresa delle attività almeno fino al 3 aprile. Costretti in casa, i giocatori della Fiorentina vengono giornalmente monitorati, sia da un punto di vista medico che fisico. C’è una tabella di lavoro personalizzata per ognuno di loro, Beppe Iachini sprona tutti a lavorare come fossero al centro sportivo. Ma una cosa è sudare in terrazza o in salotto con mezzi di fortuna, un’altra è mettersi a disposizione di uno staff professionale come quello di una squadra di serie A. Come minimo, servirebbero settimane di allenamenti di gruppo per tornare in forma. In più, anche se la macchina del calcio si rimettesse in moto, basterebbe un altro contagio in serie A (l’ultimo è quello di Matuidi) per far bloccare di nuovo tutto. Si resta appesi a un filo insomma, ma con un obiettivo comune: restare in casa, tenere duro e provare a dare una mano con ogni mezzo possibile.

Rispettando le regole, lavandosi le mani, stando a debita distanza dal prossimo (ed è questa la cosa più diabolica di questo maledetto virus, la distruzione della vita sociale, delle cose semplici ma bellissime della giornata di ognuno di noi). E’ una questione di rispetto verso noi stessi, verso chi amiamo e verso chi lotta in trincea giorno dopo giorno. Come previsto, dall’America, Commisso non è rimasto a guardare. Proprio ieri ha lanciato la campagna “Forza e Cuore”. Ha messo sul piatto 250mila euro da donare alle Fondazioni Careggi e Santa Maria Nuova, ma soprattutto ha chiamato a raccolta Firenze e tutti i tifosi viola. E’ il senso di comunità la cosa più bella di questa raccolta fondi e infatti la risposta non si è fatta attendere: dopo appena poche ore, sono già stati raccolti quasi 100euro. L’obiettivo è donare mezzo milione per donare attrezzature agli ospedali e mettere in sicurezza il lavoro di medici e infermieri. E’ proprio vero, nei momenti peggiori si riconoscono le persone migliori.