MOU ALLA ROMA È LA BOTTA DI ADRENALINA CHE SERVIREBBE ANCHE QUI. SARRI L’UOMO PERFETTO PER DIVENTARE IL CONDOTTIERO DI FIRENZE, MA PER CONVINCERLO SERVE CAMBIARE QUASI TUTTO. LA SALVEZZA E L’INCROCIO DI DESTINI CON L’AMICO SEMPLICI

05.05.2021 11:10 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
MOU ALLA ROMA È LA BOTTA DI ADRENALINA CHE SERVIREBBE ANCHE QUI. SARRI L’UOMO PERFETTO PER DIVENTARE IL CONDOTTIERO DI FIRENZE, MA PER CONVINCERLO SERVE CAMBIARE QUASI TUTTO. LA SALVEZZA E L’INCROCIO DI DESTINI CON L’AMICO SEMPLICI

Mourinho alla Roma è la bomba che stappa il mercato e apre il valzer degli allenatori. Con lui, tutto d’un colpo, una città agitata e lontana da dove vorrebbe essere, torna a credere nelle potenzialità della sua squadra. E sogna. Lo Special One arriva da qualche esonero di troppo, i tempi del triplete sono ormai lontani, ma di certo è un catalizzatore d’emozioni, il carismatico perfetto a cui affidare un programma triennale che riporti la squadra là dove si aspettano i tifosi. Nel silenzio, la nuova proprietà americana romanista ha creduto nel colpaccio, ha capito che serviva un colpo ad effetto per dimenticare il passato e gettarsi a capo fitto nel futuro. Ed è riuscita nell’impresa, nonostante i guai della squadra attuale e il pauroso buco di bilancio che di certo condizionerà la campagna acquisti. 

E’ la botta di adrenalina che servirebbe anche qui, dopo anni di smania e sofferenza, costretti laggiù, in fondo al gruppo, a fare i conti con le neopromosse per tentare, almeno, di evitare il disastro. La parola progetto fa venire l’orticaria, ma di certo la Fiorentina ha bisogno di un leader di cui fidarsi, su cui basare la ricostruzione, che disegni l’idea di calcio finora solo balbettata. 

Mou nella capitale peraltro, libera di colpo Sarri, che fino a qualche ora fa pareva destinato a prendere il testimone di Fonseca. I primi contatti con Maurizio, il toscanaccio in tuta e il cicchino in bocca, non furono troppo incoraggianti, non riprovarci però a questo punto sarebbe un non senso. Sarri ha offerte da mezzo mondo, ma sarebbe l’uomo giusto per essere il nostro Mou. Verace, diretto, passionale, innamorato del calcio, del bello e di Firenze. Un mix perfetto per diventare il condottiero di Commisso. Per convincerlo però non basta la maglia viola, non basta il tifo della mamma, che un tempo andava allo stadio a urlare la sua passione, non bastano i soldi e la vicinanza da casa. Serve una programmazione a 360 gradi, una ristrutturazione tecnica e societaria, una fiducia e una libertà di manovra che faccia immaginare la Fiorentina protagonista nel prossimo futuro. Forse non subito, ma comunque presto. Gattuso non è Sarri, ma sarebbe comunque un’ottima alternativa, e il discorso vale anche per il rampante De Zerbi. Anche per loro però vale lo stesso concetto: serve rifondare. 

La partita di Bologna, con l’ennesima, beffarda rimonta subita racconta quello che già sapevamo. La Fiorentina ha bisogno d’aria fresca, nuovi stimoli, nuove facce, nuovo impeto. Ha bisogno di cambiare quasi tutto e senza limitarsi, come si sussurra, a 3-4 acquisti. Questo gruppo ha deluso, nelle prestazioni e nell’atteggiamento. A salvezza raggiunta, l’unica strada possibile è il cambiamento. La difesa è impacciata e ormai con la valigia in mano, il centrocampo non ha le capacità di prendere in pugno la partita, manca di idee e allo stesso tempo anche dell’impeto giusto per impedire al Vignato di turno di mandare in porta i compagni indisturbato.

E’ anche e soprattutto per questo che la squadra è ancora costretta a scervellarsi nelle dannate tabelle salvezza, a sperare che Ribery sia in giornata, che Jack la butti dentro e che Vlahovic continui a fare il fenomeno. Senza i suoi gol, quest’anno sarebbe stata davvero dura evitare il peggio. Sabato però arriva la Lazio, la squadra più in forma del campionato, che insegue la Champions e verrà qui per vincere. Se Pezzella e compagni giocheranno come domenica, non ci sarà partita e ai viola non resterà che sperare in una mano dall’amico Semplici, che col suo Cagliari, potrebbe condannare il Benevento di Inzaghi. Altrimenti non resterà che giocarsi tutto nello scontro diretto in Sardegna, in una partita da dentro o fuori che ricorda molto la trasferta di Lecce, quando Cerci tolse le castagne dal fuoco o quel Fiorentina-Brescia che chiuse l’annata tremenda di Calciopoli.

Sarà un finale a nervi tesi, ma se come tutti speriamo e immaginiamo, arriverà anche il lieto fine, un attimo dopo la sospirata salvezza, dovrà arrivare il rilancio in stile Mou. Il Viola Park è un regalo bellissimo e lo stadio è importantissimo per strutturarsi a lungo termine, ma ora conta la squadra. E la scelta di un allenatore che per forza di cose diventerà anche il simbolo della ambizioni della Fiorentina americana.