MENO TRE AD AGOSTO E LA FIORENTINA NON HA ANCORA SCELTO L’ALLENATORE. IN ITALIA DI FRANCESCO E’ IL FAVORITO, MA ROCCO VUOLE UN TOP STRANIERO: IL CASTING CONTINUA. BEPPE AI SALUTI, ORA PERO’ VUOLE REGALARSI UN FINALE MIGLIORE POSSIBILE

29.07.2020 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
MENO TRE AD AGOSTO E LA FIORENTINA NON HA ANCORA SCELTO L’ALLENATORE. IN ITALIA DI FRANCESCO E’ IL FAVORITO, MA  ROCCO VUOLE UN TOP STRANIERO: IL CASTING CONTINUA. BEPPE AI SALUTI, ORA PERO’ VUOLE REGALARSI UN FINALE MIGLIORE POSSIBILE

Mancano tre giorni ad agosto, ma la Fiorentina non ha ancora scelto il suo allenatore. De Rossi, Juric, Di Francesco, Giampaolo, perfino Maran e qualche big straniero in cerca di rilancio: Barone e Pradè hanno battuto diverse piste, ma il casting vale poco senza l’assenso di Rocco. E il via libera da New York, tarda ancora ad arrivare. Commisso ha il morale basso, ha dovuto alzare la voce con la Soprintendenza per il centro sportivo e contro i soliti arbitri scarsi, che all’Olimpico, ancora una volta, ne hanno combinate di tutti i colori a spese della Fiorentina.

Le sue battaglie, sia chiaro, sono tutte giustissime, perché un imprenditore andrebbe lasciato libero di investire senza mille lacci e lacciuoli e il Var, così com’è, somiglia più a una beffa che a uno strumento di giustizia. Commisso è un istintivo, dopo Roma voleva scatenare una guerra: il ricorso, per puro senso di giustizia, sarebbe stato un grande segnale da mandare al Palazzo del calcio e alla tifoseria viola, ma con Barone vicinissimo all’elezione in Lega (domani c’è la votazione per farlo diventare consigliere), capisco che mordersi la lingua sia stata la mossa più logica.

La chiave però è il punto di partenza: ora è il momento di scegliere a chi affidarsi per rilanciare la Fiorentina. Il ritardo inizia a farsi pesante, i dubbi dunque devono diventare certezze, mentre la rabbia, la delusione per i mille scogli trovati sulla rotta viola, non possono in alcun modo ridurre l’entusiasmo. Per un campionato ormai agli sgoccioli infatti ce n’è un altro che già bussa alle porte. Tempo da perdere non ce n’è più, anzi probabilmente se n’è perso già abbastanza, visto che dopo Lecce era lecito attendersi un’accelerazione decisiva nella costruzione della squadra del futuro. 

Perso Juric, mollato De Rossi, mai contattato Spalletti, il favorito italiano oggi è Di Francesco, già vicino alla Fiorentina prima dell’arrivo di Pioli (famosa la foto di FirenzeViola sotto casa di Corvino, leggi qui) ma poi diventato allenatore di quella Roma che proprio al Franchi ne prese sette.

Di Fra è un buonissimo allenatore, amico intimo di Montella (chissà cosa si saranno detti in questi giorni…) e allievo di Zeman. Il suo Sassuolo divertiva, la sua Roma è arrivata fino alle semifinali di Champions. Il dogma è il 4-3-3, nel quale uno come Chiesa (sempre che resti, cosa per altro tutt’altro che scontata) si troverebbe a giocare nel suo ruolo naturale di punta esterna. Con lui servirebbe un regista vero alla Torreira e un terzino in grado di spingere e coprire meglio di Dalbert, più un altro centrale forte, soprattutto se il mercato dovesse portare via Milenkovic da Firenze, e naturalmente un bomber consacrato. La sua candidatura però non scalda, e non solo perché arriva da due esoneri di fila. I fiorentini con Rocco sono tornati a sognare in grande, questa prima stagione l’hanno vissuta come un male necessario, ma ora i aspettano il salto di qualità.

Lo stesso Commisso vorrebbe un grande nome da regalare alla piazza, vorrebbe un timoniere dal curriculum luccicante per far partire la rivoluzione e accendere i riflettori sulla sua Fiorentina. Ecco dunque spiegato un altro dei motivi del ritardo: la fase di valutazione continua, in attesa magari di piazzare una zampata a sorpresa. E’ la speranza di tutti. L’orologio intanto corre. Domenica finisce il campionato e il mercato è ancora immobile, mentre gli altri già si muovono a caccia di rinforzi (la Lazio, proprio ieri, è piombata su David Silva, un parametro zero coi fiocchi).

Beppe ovviamente ha già capito di essere agli sgoccioli, ma non per questo molla la presa. Finire bene è il suo nuovo motto. Oggi contro il Bologna - salvo ulteriori colpi di scena - sarà la sua ultima al Franchi da allenatore viola: la squadra è con lui, vincere sarebbe il modo migliore per dirgli grazie. Poi l’epilogo a Ferrara e, finalmente, il futuro. Con un allenatore che convinca tutti, Rocco per primo.