LUCI A SAN SIRO, GIAMPAOLO SI GIOCA IL FUTURO, MONTELLA IL JOLLY PER VOLARE. A GENNAIO PRADE’ INVESTIRA’ FORTE SUL CENTROCAMPO, INTANTO PERO’ IL FULMINE CHIESA E IL VECCHIETTO MAGICO RIBERY FANNO SOGNARE ROCCO

29.09.2019 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
LUCI A SAN SIRO, GIAMPAOLO SI GIOCA IL FUTURO, MONTELLA IL JOLLY PER VOLARE. A GENNAIO PRADE’ INVESTIRA’ FORTE SUL CENTROCAMPO, INTANTO PERO’ IL FULMINE CHIESA E IL VECCHIETTO MAGICO RIBERY FANNO SOGNARE ROCCO

Luci a San Siro, c’è una partita che potrebbe diventare fondamentale. Per tutti. Giampaolo si gioca il futuro, Montella ha in mano il jolly per rilanciare definitivamente la Fiorentina e prendersi una rivincita sul suo passato. Il Milan infatti è l’ultimo grande scoglio di questo inizio di campionato difficilissimo, passare indenni dal Meazza sarebbe come avere un biglietto per volare in alto: domenica infatti arriva l’Udinese, poi ci sarà la trasferta di Brescia e, in serie, partite (Lazio esclusa) contro avversarie decisamente meno forti di quelle affrontate finora. 

C’è spazio per la rimonta insomma, soprattutto con questi Chiesa e Ribery, la nuova coppia d’oro viola, che fa sognare Commisso e creerà imbarazzi anche al Diavolo. 

Battere il Milan comunque non sarà semplice. Tutt’altro. Per giocare a San Siro serve personalità e sangue freddo, i rossoneri giocheranno con rabbia, le polemiche da quelle parti scuotono l’ambiente e mettono con le spalle al muro l’allenatore, finito per essere il classico capro espiatorio di una crisi ormai vecchia di anni. Il Milan, quello dei fuoriclasse, delle coppe e del calcio spettacolo, non c’è più da tempo. Quella di oggi è una squadra senza campioni, con qualche ottimo giocatore (Suso su tutti) e qualche giovane di belle speranze che però si trova a dover convivere con pressioni difficili da sostenere. La Fiorentina allora dovrà essere brava a sfruttare il vantaggio psicologico che offre la partita: Montella arriva da una vittoria, si è tolto un macigno dalle spalle e non a caso ha scritto sui social “ora divertiamoci”. Il pubblico di Milano poi è super esigente. Il derby perso ha creato malumori, la rimonta subita a Torino (in verità non del tutto meritata) li ha accentuati: basterà poco insomma per sentire i mugolii della gente rossonera, e magari approfittare delle tensioni rossonere. Il Milan poi ha giocato giovedì, 24 ore dopo la Fiorentina. Può sembrare un dettaglio, ma potrebbe essere decisivo. I dubbi più grandi restano sulle energie spese dai viola finora. In certi ruoli, specie a centrocampo, Montella non ha cambi. Badelj ha finito la partita di mercoledì zoppicando, a Castrovilli girava la testa per la fatica. Servirebbe energia, ma in panchina (rischiamo di ripeterci) ci sono solo Benassi e Zurkowski, giocatori validi, ma molto diversi dai due mediani titolari. A gennaio Pradè farà di tutto per investire forte in quel ruolo, il budget c’è (per De Paul, Tonali e Politano la Fiorentina era pronta a offrire soldi veri), la volontà pure. Intanto però tocca fare di necessità virtù, e stringere i denti. Cambiare modulo adesso non avrebbe senso, anche perché quei due là davanti sono una meraviglia. Ribery è il comandante, il vecchietto magico che illumina Firenze e fa tornare indietro nel tempo, quando gente come Mutu e Pepito (vorrei scrivere anche Baggio, ma per ora mi contengo) facevano impazzire una città intera. 

La grande notizia di queste ultime partite però è Chiesa. Fede è tornato fulminante, è in forma e finalmente libero dai cattivi pensieri estivi. Ha tutto per diventare determinante anche da punta, gli serve solo un pizzico di concretezza in più. Nella partita di stasera avrà un ruolo fondamentale anche Castrovilli. Su Pjanic è stato splendido, oggi dovrà fare altrettanto sul regista rossonero (Bennacer o Biglia), perché il gioco di Giampaolo comincia sempre da lì. Togliere idee al Milan significa recuperare palla spesso e lanciare la coppia di piccoletti: il piano partita insomma è chiaro. Pressing alto, coraggio ed energia. In ballo c’è lo scalpo del Diavolo e il primo, grande successo da regalare a Rocco. Proprio lui, Commisso, avrebbe potuto vivere questa partita dall’altra parte della barricata. Per avere il Milan aveva offerto più di mezzo miliardo, ma alla fine non se ne fece nulla. Oggi invece è un presidente felice, in piena luna di miele con una città complicata (questo stadio si fa o non si fa?) ma terribilmente passionale. Proprio come lui.