LETTERA APERTA A ROCCO COMMISSO: DECIDA IN FRETTA, NON È QUESTO IL CALCIO CHE CI PIACE, LA FIORENTINA MERITA DI PIÙ. PER CRESCERE SERVONO UN TOP ALLENATORE E TRE TOP PLAYERS. E’ UN AUTOGOL ATTACCARE PUBBLICAMENTE IL SISTEMA E GLI ARBITRI

28.07.2020 00:00 di Enzo Bucchioni Twitter:    Vedi letture
LETTERA APERTA A ROCCO COMMISSO: DECIDA IN FRETTA, NON È QUESTO IL CALCIO CHE CI PIACE, LA FIORENTINA MERITA DI PIÙ. PER CRESCERE SERVONO UN TOP ALLENATORE E TRE TOP PLAYERS. E’ UN AUTOGOL ATTACCARE PUBBLICAMENTE IL SISTEMA E GLI ARBITRI

Caro Rocco,

comincio così come si fa con un amico e mi scuserà se mi permetto il tono confidenziale, ma lei, come sa, per Firenze non è solo il Presidente della Fiorentina, è ormai “uno di noi” come urla la Fiesole.

E allora, caro Rocco, le scrivo perché non capisco e quando non capisco mi agito e mi vengono cattivi pensieri. Qualcuno commenterà che il fatto che io non capisca è normale, ma non sono il solo.

Non capisco, ad esempio, cosa si stia aspettando per decidere quale allenatore mettere in panchina l’anno prossimo. Sono andato subito al sodo, anche brutalmente, pensando all’ansia dei miei due o tre lettori e all’urgenza della questione.

Mi dicono che Lei sia molto legato a Beppe Iachini e questo mi fa piacere. Lo siamo tutti e non da oggi. Ha salvato la Fiorentina con quattro giornate d’anticipo e anche questo non è poco vista l’aria che tirava. Gli vogliamo dire bravo? Sicuro. E gli siamo pure riconoscenti.

Mi dicono anche, però, che lei avrebbe intenzione di confermarlo nella prossima stagione. Se sbaglio mi corregga, ne sarei felice.

E qui, se invece è vero, comincio a non capire, ad esempio, quale Fiorentina si immagina per il futuro. Non so se lei oltre ad essere appassionato di calcio, abbia una particolare cultura, sappia di moduli e di schemi. Mi piacerebbe chiederle, ma i filtri dei suoi cani-lupo a me l’hanno sempre impedito, se a suo tempo stava con Sacchi o con Trapattoni. Da qui capirei molte cose. Temo, ma spero di essere smentito, che lei dall’America abbia goduto e gioito per l’Inter di Herrera e le parate di Sarti, per il catenaccio, per la difesa e il contropiede dell’Italia di Riva e Rivera, per la Juve del Trap. Quello era il nostro calcio povero, quello che amava anche Brera e che ha formato tutti noi. Italian macheroni e Italian catenaccio, purtroppo qualcuno nel mondo ci descrive ancora così.

Se le piace questo calcio niente da dire. I nostri valori e le nostre tradizioni vanno sempre rispettati. Se le piace questo calcio è logico che lei pensi a Iachini che è stato da calciatore un mastino tenace, uno che ha superato tutti i limiti con la volontà e il lavoro. Uno che incarna certi valori.

Mi permetto però di farle notare che nel frattempo il calcio è cambiato moltissimo e quel tipo di calcio funziona poco e non appassiona più. Non fraintenda, non ho mai amato Zeman. Sono anch’io legato al primo non prenderle, all’equilibrio tattico, alla fase difensiva, ma l’evoluzione del calcio ha portato a modi di difendere in maniera attiva diversi da quelli del catenaccio passivo. Mi piacciono le squadre solide, ma capaci di fare le due fasi, difensiva e offensiva, in grado di fare pressing, movimento senza palla e tutta una serie di cose che non sto qui a descrivere (non siamo a Coverciano) ma portano ad avere un gioco e una personalità in grado di far crescere il livello tecnico e tattico dei singoli e contemporaneamente del collettivo. Oggi quasi tutte le squadre ambiziose hanno o provano ad avere queste caratteristiche che fatico a trovare nella Fiorentina di Iachini. E allora modestamente e sommessamente torno a chiedere: che Fiorentina ha in mente?

Iachini è uno specialista di quel calcio povero lì, che raschia il barile, che ti salva da situazioni disperate, che compatta lo spogliatoio, che in Serie B, dove la qualità è poca, ti fa vincere i campionati.

Pensa davvero a questa Fiorentina che a Roma ha difeso talmente basso che per poco non tornava negli spogliatoi, che ha trasformato Chiesa nel marcatore di Spinazzola e per tutto il primo tempo non ha fatto un’azione nella metà campo avversaria?

Mi sembrava, sentendola parlare, che avesse in mente un futuro diverso e ben più ambizioso per la Fiorentina. E’ vero che il maledetto Coronavirus e le distanze hanno complicato e annebbiato tutto, forse si fatica ad allacciare certi fili dell’emozione e a programmare come stando vicini. E’ altrettanto vero che le vicende dello Stadio e del Centro Sportivo l’hanno turbata e forse le hanno tolto un po’ d’entusiasmo, ma non può essere questa la sua Fiorentina.

Firenze è la città della bellezza, i tifosi della Fiorentina vogliono vedere giocare bene a calcio, hanno ancora nel cuore allenatori come Malesani e Terim che non hanno vinto niente, ma hanno fatto divertire. I tifosi meritano di più in assoluto, ma soprattutto dopo anni di salvezze sofferte e squadre inguardabili.

E poi non dia retta a quelli che dicono che un allenatore vale un altro, che contano i giocatori. Anche questa è cultura vecchia. Oggi l’allenatore è fondamentale per dare un gioco, far crescere la squadra, ma anche per il ruolo che deve avere di psicologo del gruppo e di manager per la società. Alla Fiorentina serve un top-allenatore, uno di questi. Non voglio dare consigli, non mi permetto, ma questa società partita praticamente da zero un anno fa, avrebbe davvero bisogno di un guru della panchina, di un allenatore da pagare il giusto, ma che può darti tanto. Per farmi capire, prenderei un tipo alla Benitez o alla Lippi che so bene essere irraggiungibili. Con un progetto calcistico ambizioso, però, certi personaggi si possono comunque portare. Anche nell’ottica del rafforzamento della società che dovrà prima o poi avvenire. Se Rocco vuol far crescere la Fiorentina dovrà immettere manager e figure, non è possibile che un direttore generale che di sicuro sarà bravissimo come Joe Barone, possa contemporaneamente dirigere la società, seguire la Lega, il settore arbitrale, gli affari federali, la storia dello stadio, i rapporti con la città e quant’altro. Ma forse sbaglio io.

E comunque non sbaglio, mi creda, se mi permetto di sottolineare una comunicazione sbagliata nei confronti delle istituzioni e del mondo arbitrale. Non so chi l’abbia suggerito, se lei Rocco si sia fatto prendere dalla giusta rabbia nel vedere in tv certe cose, ma è stato comunque un errore infierire pubblicamente contro i disastri dell’arbitro Chiffi. In questi casi i dirigenti arbitrali sono i primi ad essere costernati di fronti a errori marchiani che screditano tutta la categoria, hanno subito chiesto scusa in privato, la Fiorentina perché s’è scatenata? Per quell’errore di un arbitro modestissimo cosa ha perso? Lo scudetto? Un posto nelle coppe? Ha perso semplicemente un punto inutile. In certi casi si devono sottolineare tutte le proprie ragioni in privato, facendo i signori, ma contemporaneamente chiedendo arbitri migliori in futuro, si collabora, si usa la partecipazione critica, ma positiva: è così che si cresce in credibilità e si diventa punto di riferimento. Gli arbitri messi alla berlina, contestati, ridicolizzati, si ribellano a priori e alla lunga si perde sempre. Il potere non si esercita urlando o attaccando pubblicamente sui social, populisticamente, per far piacere ai tifosi, ma facendosi sentire nei posti giusti e con costanza. E’ profondamente diverso, ma qui torno al discorso della forza della società che in questo momento fatico ancora a vedere. Questo calcio da cambiare si può cambiare soltanto dall’interno, le rivoluzioni o i golpe sono destinati a fallire, chiedere per conferma a Cecchi Gori o anche a Diego Della Valle.

Torno brevemente all’allenatore e al futuro. Le sue scelte ci diranno molto delle sue intenzioni, ma se permette, decida in fretta. Emery e Blanc si sono accasati, Juric resta al Verona, Giampaolo sta andando al Torino, se aspetta ancora un po’ bisogna davvero tenere Iachini…

E Iachini o non Iachini mi permetto ancora di dirle, caro Rocco, che le squadre devono sempre avere una spina dorsale. A questa Fiorentina mancano tre top player,  proprio l’asse verticale, un difensore centrale dai piedi buoni, un regista e un centroavanti. Poi veda lei, ovvio. Ma dopo Amrabat mi fido.

Ho finito, ben sapendo che le lettere aperte hanno un filo diretto con il tasto Cestino del computer. Non posso comunque non ringraziare Rocco, con gli allenatori non è il massimo, ma per simpatia, energie e idee non ha rivali.