LE PAROLE DI SETTI, I DUBBI SUL RINNOVO: È JURIC IL FAVORITO PER LA PANCHINA VIOLA. NON È UN TOP, MA IL SUO HELLAS È UNA PICCOLA ATALANTA: COSÌ STA CONVINCENDO ROCCO. BEPPE RESTERÀ COMUNQUE UNO DI NOI. E OGGI POTREBBE SALVARSI MATEMATICAMENTE

19.07.2020 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
LE PAROLE DI SETTI, I DUBBI SUL RINNOVO: È JURIC IL FAVORITO PER LA PANCHINA VIOLA. NON È UN TOP, MA IL SUO HELLAS È UNA PICCOLA ATALANTA: COSÌ STA CONVINCENDO ROCCO.  BEPPE RESTERÀ COMUNQUE UNO DI NOI. E OGGI POTREBBE SALVARSI MATEMATICAMENTE

E’ l’ora delle scelte. E la Fiorentina sembra già avere le idee chiare. Ivan Juric, 45 anni il mese prossimo, allenatore tosto e con in testa un calcio alla Gasp, è il favorito per diventare l’allenatore del rilancio viola. Il presidente del Verona Setti, dopo averlo corteggiato a lungo per fargli allungare il contratto, ieri è uscito allo scoperto: “Se ha qualcun altro che lo cerca ce lo dica”. Juric è grato al Verona e felice della possibilità di restare, ma l’idea di fare un salto di qualità evidentemente lo attrae parecchio. Quel qualcuno citato da Setti, infatti, è la Fiorentina, che ammira Juric per il carattere (disciplina e umiltà sono sempre state le sue caratteristiche, mentre il rapporto coi giocatori è schietto e diretto, senza peli sulla lingua) e sopratutto per quello che è riuscito a costruire a Verona. 

Ivan però non è un top e forse questo resta l’unico freno nella testa degli americani, che per la Fiorentina del prossimo anno vorrebbero nomi di grido per impennare l’entusiasmo della piazza e catturare l’attenzione generale. L’ultima parola, naturalmente, spetta solo a Commisso, fermato dalla pandemia ma, almeno fino a qualche giorno fa, convinto di voler scegliere l’allenatore solo dopo averlo guardato in faccia. Prima di dare la cosa per fatta dunque servirà aspettare ancora. Gli indizi però portano comunque a Verona. 

L’Hellas in estate era dato per spacciato, invece è ancora lì, a ridosso dell’Europa e capace di strappare applausi a ogni partita. La squadra è corta e sa sempre cosa fare, gioca con coraggio, tutta insieme, illuminata da Amrabat, difesa da gente come Kumbulla e Rahmani e accelerata dalle corse di Lazovic. Tutti soldatini di Juric, tutta gente che rende al massimo proprio perché inserita in un’organizzazione che funziona. L’opposto della Fiorentina, bravissima a Lecce, ma spesso illuminata solo dai colpi di Ribery. Ivan da Spalato ha dato la sua impronta, al punto dal saper costruire una piccola Atalanta diventata la più bella sorpresa del campionato. Proprio Gasperini infatti è stato il suo maestro: il 3-4-2-1 è un marchio di fabbrica, un modulo molto simile a quello che usa oggi la Fiorentina e che usava Sousa ai tempi viola. A Paulo, Juric ha sempre ammesso di essersi ispirato: “Guardo i movimenti di Bernardeschi e li copio per farli fare ai miei”, disse prima di un Fiorentina-Genoa di qualche tempo fa. Gli esterni con lui devono volare, Pradé (se Juric diventerà davvero viola) dovrà mettersi subito a lavoro per cercare gente adatta. A centrocampo ritroverebbe Amrabat, per quello che è stato un matrimonio semplicemente perfetto, la difesa viola poi gioca a tre da anni e non avrebbe problemi, mentre in attacco ci sarebbe l’imbarazzo della scelta, soprattutto se Commisso desse l’ok per prendere un grande centravanti. La squadra insomma potrebbe adattarsi alle idee del croato, anche se allenare campionissimi come Ribery e con la pressione che mette una piazza esigente come Firenze, è ben diverso da plasmare un gruppo di ragazzi emergenti.

Ci sarà tempo per riparlarne, come detto solo Rocco avrà l’ultima parola su quella che sarà una delle scelte più importanti per il nuovo inizio viola. Oggi però c’è il Toro e anche se la partita (classifica alla mano) sembra un pareggio scritto, l’auspicio è che diventi la volta buona per arrivare alla matematica salvezza. Il Lecce dovrebbe perdere a Genova, ma sopratutto la Fiorentina dovrebbe finalmente prendersi i tre punti al Franchi, cosa ormai diventata quasi un miraggio in questa arida annata. Lo meriterebbe soprattutto Beppe Iachini, che una panchina dovrà cercarsela altrove, ma che a Firenze resterà per sempre uno di noi. A conti fatti, anche e soprattutto lui, meriterà il nostro grazie. In campo, Belotti inseguirà i suoi record (è a caccia dell’ottavo gol di fila, come il mitico Ossola dell’invincibile Toro di Valentino Mazzola) in attesa di conoscere il suo futuro, dall’altra parte Chiesa cerca conferme, mentre Cutrone è in forma e ha fame di gol. Chissà, magari stavolta, con la testa alleggerita dai successi di mercoledì, al Franchi non saranno solo sbadigli.