LE NUBI PLUMBEE E QUEI PICCOLI SEGNALI DI CRESCITA. SPEZIA DA APPLAUSI, MA LA FIORENTINA NON PUÒ PIÙ SBAGLIARE. SENZA FRANCK, È L’ORA DI CAMBIARE QUALCOSA. ALTRO CHE STADIO, ORA CONTA SOLO SALVARSI

17.02.2021 11:05 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
LE NUBI PLUMBEE E QUEI PICCOLI SEGNALI DI CRESCITA. SPEZIA DA APPLAUSI, MA LA FIORENTINA NON PUÒ PIÙ SBAGLIARE. SENZA FRANCK, È L’ORA DI CAMBIARE QUALCOSA. ALTRO CHE STADIO, ORA CONTA SOLO SALVARSI

Il momento è critico e alimenta polemiche, brusii, pessimismo. Ma soprattutto sfiducia. Il grande credito di cui godeva la nuova Fiorentina americana, scricchiola come la mesta classifica con cui è costretta a convivere la squadra. I viola infatti non vincono neppure quando giocano meglio degli avversari, segnano col contagocce e ultimamente concedono troppo. E’ un andazzo preoccupante, che mette a nudo i limiti di una squadra molto costosa ma anche molto poco redditizia. Pensata male evidentemente, di sicuro lontana da quello che era lecito aspettarsi, e costretta a star dietro non solo alle staccatissime sette sorelle ma anche a Verona, Samp, Udinese, Bologna e perfino Benevento e Spezia. 

Genova poi ha messo a nudo un altro dei tanti problemi attuali: il mercato di gennaio non ha ancora dato nulla a Prandelli. Malcuit è una buona riserva, Kokorin al momento neppure quello, visto che l’allenatore a Marassi non lo ha preso in considerazione neppure senza Ribery, neppure con un Kouame spento e stanco e con un risultato da recuperare. Serviva altro, serviva gente pronta subito, anche per non essere legati mani e piedi alla precaria condizione di Ribery, che a 38 anni, inevitabilmente, paga dazio all’anagrafe. Eppure, in queste nubi plumbee che si addensano sulla Fiorentina, è anche giusto andare oltre il risultato e tentare di scorgere la flebile luce in fondo al tunnel. 

A Marassi la sconfitta è stata profondamente ingiusta. La squadra ha lottato e tentato in tutti i modi di vincere, ha creato, sprecato e pagato caro la giornata no di Dragowski. Nel finale poi, la reazione veemente (palo di Quarta, salvataggio sulla linea e gol fallito di Milenkovic al 95’) racconta di una voglia di non mollare, di non arrendersi. E’ un bel segnale, che non vale punti ma che deve diventare il miglior alleato per togliersi dai guai. Da un punto di vista atletico la squadra sta bene, Bonaventura è in gran forma, Vlahovic sta diventando un punto di riferimento e in generale non serve guardare troppo le statistiche per dire che la Fiorentina, rispetto al recente passato, adesso gioca per tentare di fare la partita e non solo di subirla.

Tra qualche giorno arriva lo Spezia dell’emergente Italiano, diventata la squadra sulla bocca di tutti dopo quello che ha combinato sabato scorso. Capello, non uno qualunque, ha parlato del trionfo sul Milan come della miglior partita giocata quest’anno da una squadra di Serie A: pressing, coraggio, squadra corta e con idee chiare. Lo Spezia è la miglior sorpresa dell’anno, costa niente e rende tanto e ha quello che la Fiorentina ha smarrito da anni: l’identità. Chapeau a chi l’ha plasmata, avanti di questo passo Italiano sarà uno degli allenatori più ricercati, forse anche dallo stesso Commisso, che a giugno darà il via all’ennesima, inevitabile rivoluzione tecnica. La partita d’andata fu uno spartiacque per entrambe: Iachini vinceva 2-0 dopo 10 minuti e si fece raggiungere. Fu l’inizio della fine per il buon Beppe, mentre i bianchi di Liguria, proprio da quella rimonta, e dall’ingresso in campo di N’Zola che tornerà disponibile proprio venerdì, trovarono convinzione e autostima per costruire il miracolo. Questa invece dovrà essere la partita della Fiorentina: non ci sono alternative alla vittoria. Il Toro, il Cagliari e il Parma dormono, ma per non godere solo delle disgrazie altrui, è arrivata l’ora di far punti. 

A proposito di venerdì, anche solo pensare a una partita a quell’ora e in un giorno lavorativo, è uno schiaffo in faccia a chi ama questo sport. Vendersi alle tv è ormai un dato di fatto, mancare di rispetto però è un’altra cosa. E resta inaccettabile, oltreché incomprensibile. Un altro aspetto interessante di questo scontro diretto dal valore enorme, sarà verificare come Prandelli metterà in campo la squadra. Callejon, lo abbiamo detto e ridetto, meriterebbe almeno un’altra opportunità. Di sicuro questa squadra ha bisogno di liberarsi da un modulo che la costringe a giocare non solo con tre difensori bloccati, ma anche con due terzini sulle fasce. In questo modo la qualità è scarsissima, si attacca massimo con 3-4 uomini e tutto si fa maledettamente difficile. Tornare a quattro dietro sarebbe la scelta più logica, con Callejon largo e Bonaventura a sinistra. E’ un’ipotesi, non l’unica. Davanti potrebbe toccare ancora a Kouame, perso nei suoi impacci al punto da diventare irriconoscibile. Nel secondo tempo poi, qualora la partita lo richiedesse, potrebbe arrivare l’ora di Kokorin. Una cosa è certa: ora non esiste stadio, centro sportivo o polemica che tenga. Ora conta solo lo Spezia, conta solo salvarsi. Chi ha orecchie per intendere, intenda.