LE EMOZIONI DI WEMBLEY E LA STRADA DA SEGUIRE: QUELLA DEL GIOCO. L’EUROPEO INSEGNA CHE RIEMPIRE GLI SPALTI NON È UTOPIA, CON LA GENTE AL FRANCHI LA FIORENTINA RITROVEREBBE LA SUA FORZA. BURDISSO, PRADÈ E LA NUOVA STRATEGIA VIOLA

07.07.2021 00:01 di Leonardo Bardazzi   vedi letture
LE EMOZIONI DI WEMBLEY E LA STRADA DA SEGUIRE: QUELLA DEL GIOCO. L’EUROPEO INSEGNA CHE RIEMPIRE GLI SPALTI NON È UTOPIA, CON LA GENTE AL FRANCHI LA FIORENTINA RITROVEREBBE LA SUA FORZA. BURDISSO, PRADÈ E LA NUOVA STRATEGIA VIOLA

Le emozioni di Wembley hanno catalizzato la notte. Nove anni dopo Prandelli, l’Italia è in finale dell’Europeo. I rigori sono sempre una lotteria, la Spagna ha giocato una grande partita, ma lo splendido cammino dell’Italia, al di là del pizzico di fortuna di ieri sera, è comunque la dimostrazione che il gioco paga. Che le idee, messe in campo con intelligenza e programmazione, portano risultati. E’ questo l’insegnamento più bello che ci porta questa cavalcata azzurra, vada come vada la finalissima. Ed è anche la lezione che deve imparare la Fiorentina, da troppo tempo arroccata sul non gioco e sul patimento. 

L’altra cosa, bellissima, che ci insegna questo Europeo è che tornare allo stadio si può. Vedere di nuovo la gente protagonista, con le sciarpe al collo, i sorrisi e le lacrime, i boati per gli inni e i gol, non ha prezzo. Il calcio va vissuto così, altrimenti è un surrogato. La Germania l’ha capito subito e non a caso ha ufficializzato la riapertura degli impianti al 50%. La Bundes insomma ripartirà con il tifo. Ed è ora che lo faccia anche l’Italia. La vaccinazione viaggia veloce, i green pass permettono gli spostamenti, di protocolli e distanziamento ormai siamo tutti esperti. Gravina ha ragione a consigliare prudenza, ma come detto è arrivato anche il momento di fare un passo in avanti. Ripartire con gli stadi a metà, per poi, a settembre o poco più avanti, fare un primo bilancio e scegliere se andare avanti così o concede l’apertura di un altro spicchio di stadio. I club hanno bisogno come acqua nel deserto dei loro tifosi. E non è solo una questione economica. La Fiorentina, tanto per parlare delle cose che più ci riguardano, senza la sua gente ha perso certezze, come Sansone coi capelli tagliati o Superman con in mano la criptonite. 

Firenze ti spinge, ti pungola, ti pressa e non ti perdona nulla se non dai il 100% di te stesso. Ma sa anche caricarti come pochi. Il Franchi è un valore aggiunto assoluto, è da sempre l’arma in più di una squadra che rappresenta una città orgogliosa e innamorata, che vive in simbiosi con la sua squadra e parla di calcio 365 giorni l’anno. Riavere il colore della Fiesole e gli applausi del resto dei tifosi, sarebbe l’acquisto migliore possibile per un gruppo di calciatori che in questi mesi di pandemia si è smarrito. Molti dei viola in rosa neppure hanno mai sentito il boato della gente. Prendete Amrabat: gioca di muscoli, il suo calcio è corsa e lotta. In uno stadio pronto a spingerlo, potrebbe tornare ad esaltarsi. Eppoi c’è un giovane allenatore da sostenere, che chiede fiducia e calore per tentare di diventare il nuovo Malesani. Italiano chiede massima intensità alle sue squadre, vuole aggressione e calcio offensivo. Come piace ai fiorentini. Il pubblico allo stadio e una Fiorentina finalmente propositiva, che non si accontenta di vivacchiare ma anzi pronta a giocare a viso aperto contro tutti, senza paura, con la difesa alta e i terzini che attaccano le fasce. La storia viola potrebbe davvero cambiare e il brutto anatroccolo finalmente volare via. 

Serve però innanzi tutto un atto di fiducia di Governo e Figc, con i club che naturalmente dovranno lavorare sodo per mettere a disposizione un servizio di sicurezza e controllo all’altezza di una situazione ancora delicata. Al resto dovranno pensare Italiano e la società. A Moena ormai manca poco, da lì in poi inizieremo a capire che Fiorentina potrà nascere. Intanto benvenuto a Burdisso, leader in campo e giovane dirigente in carriera adesso. L’argentino avrà anche il compito di occuparsi del settore giovanile, ma naturalmente si occuperà soprattutto di scuoting. La Fiorentina cerca giovani rampanti, che non considerino Firenze una tappa di passaggio ma semmai una formidabile occasione per le loro carriere. La nuova strategia è questa, a cui naturalmente dovrà unirsi una attenta campagna cessioni, visto che in squadra ci sono giocatori in scadenza (vedi Milenkovic) e diversi esuberi che pesano parecchio sul monte ingaggi. Con Pradè può formarsi una coppia molto simile a quella che si creò con Macia. Allora arrivano Borja, Gonzalo, il Pek, Joaquin, Pepito e compagnia, i mezzi economici per ripetersi non mancano. L’importante sarà la chiarezza dei ruoli, la fiducia nel lavoro reciproco e la velocità di manovra. Troppo spesso infatti la Fiorentina è stata lenta nel piazzare i colpi. E nel calcio moderno, dove tutti conoscono tutto, se non ti muovi prima degli altri, sei fregato. Sarà un’estate calda. Lunga e calda, alla ricerca del gioco perduto e di una identità, con in testa la lezione del Mancio. E iniziarla con la notizia degli stadi riaperti, sarebbe già una vittoria.