L’ATTESA STA PER FINIRE, TUTTI UNITI PER INSEGUIRE UN OBIETTIVO CHE SFUGGE DA 18 ANNI. L’ATALANTA È UN PICCOLO AJAX, MA CHIESA CE L’HA MONTELLA E UNDICI LEONI POSSONO BATTERE ANCHE UNA DEA

24.04.2019 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
L’ATTESA STA PER FINIRE, TUTTI UNITI PER INSEGUIRE UN OBIETTIVO CHE SFUGGE DA 18 ANNI. L’ATALANTA È UN PICCOLO AJAX, MA CHIESA CE L’HA MONTELLA E UNDICI LEONI POSSONO BATTERE ANCHE UNA DEA

Ci siamo, l’attesa sta per finire. Due mesi dopo il rocambolesco 3-3 del Franchi, la Fiorentina giocherà la sua partita più importante dell’anno, 90 minuti che potrebbero diventare il colpo di cimosa per cancellare uno dei periodi più neri della gestione Della Valle, fatto di delusioni, polemiche, dimissioni e pochi, pochissimi punti. Da quella partita contro l’Atalanta i viola sono stati la peggior squadra di serie A: appena 4 punti fatti in 8 partite, come Chievo e Genoa. Senza vincere mai, senza dare la sensazione di poter creder davvero di restare aggrappati all’obiettivo europeo. La Dea, tanto per capirci, nello stesso periodo di punti ne ha fatti 18, addirittura fino a sognare la Champions. L’attacco bergamasco, oltretutto, è il secondo migliore d’Italia, dietro (per appena un gol) solo a quello della Juve: 66 gol fatti, contro i 47 dei viola. I 16 (!) punti che dividono le due squadre però sono figli soprattutto di un dato: l’Atalanta, partendo da situazione di svantaggio, di punti ne ha conquistati 20. La Fiorentina ne ha persi 24. Un solco creato dal gioco e della personalità nerazzurra e dalla giovane fragilità viola, che ha finito per svilire le velleità anche oltre gli evidenti limiti tecnici dell’ormai ex squadra di Pioli. Messa così, non c’è partita. Gasp vola sulle ali di Gomez e Ilicic, con il cannoniere Zapata, la corsa degli esterni e l’entusiasmo di una città che sogna a occhi aperti, anche di più di quanto fece con Stromberg e Mondonico, nell’anno della cavalcata in Coppa della Coppe. La Fiorentina invece annaspa e si aggrappa a Chiesa come unico baluardo della speranza. 

Eppure la partita di Torino ha detto che qualcosa sta cambiando. Eppure la squadra compatta, organizzata e pronta ripartire vista allo Stadium, dice che Montella sta lavorando bene. Che l’autostima è finalmente in rialzo e che il periodo più difficile degli ultimi anni sembra alle spalle. L’Atalanta insomma è la logica favorita, è in forma e tenterà di scrivere un pezzo della sua storia, prendendosi la finale e magari pure il quarto posto in campionato. Il calcio però è materia volubile, lunatica, che per definizione sfida la logica e tiene incollati gli appassionati alla poltroncina dello stadio o davanti alla tv: giochiamocela allora, questa semifinale. Montella ha il dente avvelenato, con lui la Fiorentina perse la maledetta finale di Genny ‘a Carogna e quella semifinale con la Juve segnata, all’andata, dalle prodezze di Salah. Vorrà rifarsi, è tornato anche per questo, e fin dal suo primo giorno qui ha battuto su questo tasto: non valete quello che avete dimostrato. Voi siete di più, siete una squadra che ha meritato di arrivare a questa partita. Provateci. Questo, in estrema sintesi, il suo lavoro da psicologo, che in parte ha già dato i suoi frutti: dopo le pessime prove passate, la Fiorentina ha risposto presente proprio nella partita più difficile. Sabato avrebbe meritato di vincere, Chiesa è stato super, ma anche centrocampo e difesa hanno tenuto botta. Domani servirà il bis, con l’aggiunta di un pizzico di cinismo in più sotto porta. La condizione del gruppo è buona, solo Edimilson è in ritardo di forma, mentre Muriel, pur non brillantissimo, è pronto a fare la sua parte, soprattutto se sarà servito sulla corsa, come capitato a Simeone. A centrocampo si parla molto dell’utilizzo di Gerson e Mirallas, personalmente non rinuncerei a Benassi, che ha corsa, senso del gol ed esperienza per giocare queste partite. Dettagli comunque, perché per vincere queste partite serve innanzi tutto essersi pronti alla battaglia. Senza timore, ma semmai col coraggio di chi ha accumulato rabbia e che ora vuol prendersi la sua rivincita. Montella oggi non parlerà, se non attraverso frasi di circostanza al sito ufficiale. Anche questo fa parte della pretattica, dell’intenzione di lasciar tranquilla e concentrata la sua squadra in attesa dell’evento. Per sapere se la strategia avrà dato frutti, basterà aspettare ancora un giorno, con il fiato sospeso e le dita incrociate. Di sicuro lo stadio sarà una bolgia, la campagna anti Chiesa di Gasperini produrrà un’altra pioggia di fischi per il gioiello viola. Ma i campioni devono farci le ossa molto presto. E nel calcio, chi ha 21 anni, deve essere pronto anche ad affrontare tutto questo. Nello spicchio viola saranno quasi 2.500, il treno speciale (ci saliranno in 600) è pronto, il servizio d’ordine sarà ingente. In tribuna si dovrebbe rivedere anche Andrea Della Valle. Gli insulti da una parte e i risentimenti dall’altra, almeno per una sera, lasceranno spazio alle emozioni, al desiderio comune di inseguire un obiettivo che sfugge da 18 anni. C’è un’impresa da fare, c’è quel patto fatto nello spogliatoio per onorare Davide da rispettare, proviamoci tutti insieme. L’Atalanta è un piccolo Ajax italiano, ma nessuno è imbattibile. E la Champions lo dimostra. Vai allora, Fiorentina. Undici leoni viola possono battere anche una Dea.