LA SCONFITTA DELLA FRAGILITÀ. QUEL POCO DEL MILAN È SERVITO. PARADOSSO: DONNARUMMA IL MIGLIORE… COL GENOA LA PRIMA SFIDA SALVEZZA. I VIOLA NON SEGNANO DA 399 MINUTI: A GENNAIO IL CLUB RIMEDI A QUESTA LACUNA

30.11.2020 11:20 di Mario Tenerani   Vedi letture
LA SCONFITTA DELLA FRAGILITÀ. QUEL POCO DEL MILAN È SERVITO. PARADOSSO: DONNARUMMA IL MIGLIORE… COL GENOA LA PRIMA SFIDA SALVEZZA. I VIOLA NON SEGNANO DA 399 MINUTI: A GENNAIO IL CLUB RIMEDI A QUESTA LACUNA
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© foto di Giacomo Falsini

Il Milan prima della partita con la Fiorentina era già in testa, adesso c’è rimasto con 5 punti di vantaggio. Non è quello il problema. Che San Siro fosse tappa difficile per i viola ce lo raccontava la storia anche se nelle ultime due stagioni erano sbocciate altrettanti vittorie viola. Le assenze di Ibra, Leao e Bennacer non potevano illudere perché il Milan senza lo svedese aveva vinto 4 volte e pareggiato una, giusto per spiegare che in testa non ci si sta solo perché hai un fuoriclasse: lì ci arrivi dopo che la società non ha sbagliato un colpo sul mercato e in panchina hai un tecnico purtroppo spesso sottovalutato, compreso a Firenze, dove per la cronaca fu indotto alle dimissioni per un comunicato vergognoso da dilettanti allo sbaraglio. 

Dunque, era tutto chiaro fin dall’inizio. Ma dopo aver visto la sfida tra Milan e Fiorentina emergono valutazioni preoccupanti per i viola. Il Milan col minimo sforzo, senza mai spingere il piede sul gas, ha preso tre punti con due calci piazzati, mentre un terzo - rigore dubbio concesso da un arbitro mediocre - è stato fallito da Kessie grazie alla bravura di Dragowski. Il polacco, poi, nel proseguo della gara non è mai stato chiamato ad intervenire. Il paradosso sta nel fatto che Donnarumma ha fabbricato due parate decisive, quanto fantastiche, in momenti topici del match: ha deviato sul palo una labbrata di Vlahovic sull’uno a zero e dopo, restando in piedi, ha ipnotizzato Ribery, che avrebbe potuto certamente far meglio, ma il portierone del Milan e della Nazionale con la mano ha deviato. Era il decimo della ripresa, Calhanoglu aveva da poco colpito un palo e se Ribery avesse segnato avrebbe riaperto la partita. Quindi se la Fiorentina va a Milano, impegna severamente Donnarumma, becca due gol su calci piazzati - il primo segnato da Romagnoli ignorato colpevolmente da Pulgar - e Dragowski resta inoperoso, significa che i segnali sono inquietanti. Sono i prodromi di una stagione di grande sofferenza perché la Fiorentina ha una fragilità imbarazzante. 

Il primo quarto d’ora, infatti, aveva visto i viola sul prato di San Siro giocare con personalità e buone trame, con la palla finalmente non portata a spasso, ma toccata al massimo due volte. E’ bastato un gol, quello su corner - a proposito è la quarta rete in nove turni subita dai viola dalla bandierina, forse ci sarà un problema? - per liquefare o quasi la Fiorentina. E’ cambiato l’atteggiamento in un battito di ciglia. La personalità ha ceduto il passo all’insicurezza, gli errori si sono succeduti in sequenza, sia in mediana che in difesa. L’attacco è stato evanescente, ma questa non sarebbe una notizia. Il tema non è perdere una partita, ma come. Il punto non è incassare una rete, ma non fornire reazioni adeguate. Questo è l’immane compito che è stato demandato a Prandelli. Togliere incubi dell’anima dei viola, inserire convinzione, determinazione, rabbia. Qualcosa sul gioco emerge, si vedono dei sensibili miglioramenti, ma tutto ciò risulta inutile se non è sostenuto da determinazione, furore agonistico, orgoglio di prevalere sull’avversario. A San Siro il Milan non pareva una squadra in testa alla classifica, ma la Fiorentina non sembrava una squadra in grado di salvarsi. Quel poco di Milan è stato sufficiente a mandare a casa intristita la Fiorentina. 

Il periodo della poesia è finito, bisognare passare ad una fase molto più prosaica: i viola devono avere la salvezza come stella polare, obiettivo 40 punti. Almeno adesso però esiste un traguardo più concreto del raggiungimento della parte sinistra della classifica. La Fiorentina non segna in campionato da 399 minuti, l’ultimo a finire sul tabellino è stato Castrovilli al 7’ della ripresa con l’Udinese. Poi il buio. 

Adesso dovrebbe essere evidente a tutti, anche a coloro che reputavano noioso parlare delle criticità dell’attacco viola, che nel calcio bisogna preoccuparsi di far gol. Sarebbe lo scopo di questo sport meraviglioso che va in scena dalla fine dell’800. Ora non è più possibile procrastinare la soluzione, questa lacuna va colmata. La società a gennaio dovra’ individuare sul mercato un attaccante adatto, intanto, a dare una mano. Poi ci sarà l’estate e in quel frangente ci sarà anche più tempo per mettere nel mirino un centravanti ambizioso in grado di far fare un salto di qualità alla Fiorentina. E’ stato un errore non pensarci prima, sono i fatti a spiegarlo, l’astinenza dal gol per i viola è una zavorra che trascina sempre più basso la Fiorentina, verso la zona pericolosa della classifica. 

Lunedì prossimo i viola dopo appena 10 giornate di campionato giocheranno la prima sfida salvezza contro il Genoa. Mentre oggi dovranno guardare i risultati di Torino-Sampdoria e Genoa-Parma, che corrono appunto per lo stesso campionato della Fiorentina, quello della sopravvivenza in serie A. Prandelli dovrà rivitalizzare i calciatori di cui dispone: forse in questo momento servirebbero più uomini che giocatori, almeno un leader per reparto efficace a non farsi travolgere dalla paura e buono a dare un aiuto ai compagni. La Fiorentina dovrà trarsi di impaccio da sola da questa situazione, difficile ma non impossibile.