LA REGIA DI DIEGO NEL TERREMOTO VIOLA, MA I TIFOSI PRESENTANO IL CONTO. PIOLI MERITA UN GRAZIE ENORME, MONTELLA E’ UN GRANDE RITORNO. MA QUESTA SQUADRA NON FA PER LUI

10.04.2019 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
LA REGIA DI DIEGO NEL TERREMOTO VIOLA, MA I TIFOSI PRESENTANO IL CONTO. PIOLI MERITA UN GRAZIE ENORME, MONTELLA E’ UN GRANDE RITORNO. MA QUESTA SQUADRA NON FA PER LUI

Torna Montella, l’Aeroplanino che seppe far decollare la Fiorentina dalle macerie della quasi retrocessione e della notte delle pernici di Moena. Torna Montella, l’allenatore senza peli sulla lingua che giocava senza mediani e che seppe costruire una squadra ammirata in tutta Europa. Torna Montella, il colpo di teatro che spariglia le carte in una giornata assurda nella quale rischiavano di restare solo macerie viola

In tutto questo c’è la regia di Diego, in un deja vù di quello che successe con Prandelli, con Montella stesso (fu cacciato dopo essere stato definito “ambiguo e poco chiaro”), con Sousa e perfino con Mondonico, dopo la splendida rimonta che valse il ritorno in A. Dopo aver ricucito il rapporto quest’estate, Ddv ha puntato tutto sul suo vecchio allenatore, pure lui reduce da avventure non proprio felici e per questo disposto a ricominciare dal viola. Nonostante una squadra decima in classifica, provata nel fisico e nell’anima e lontana anni luce da quella illuminata da Borja e Pizarro, dai dribbling di Cuadrado e i gol di Jovetic e Pepito. Decisivo, per la fumata bianca, anche l’avvocato Lucci, manager di Montella e pure di Muriel, l’unico vero grande acquisto di quest’anno. I ritrovati buoni uffici hanno permesso la clamorosa fumata bianca dopo il terremoto di queste ore, ma in fondo però era già tutto apparecchiato per la prossima estate: via Pioli, dentro Montella

A proposito di Pioli, oggi è stata soprattutto la giornata del suo triste addio. Stefano se n’è andato nel suo stile: da uomo perbene, con la schiena dritta e dai sentimenti veri. Non meritava un trattamento così. Soprattutto per l’amore dimostrato verso la Fiorentina, per quello che ha trasmesso dopo Astori, per il desiderio, mai nascosto, di vivere un sogno allenando a Firenze. Di errori ne ha commessi tanti, ultimamente aveva perso il polso della situazione e la deprimente sconfitta con il Frosinone ne è stata l’ultima riprova. Un conto però è giudicare l’allenatore, un altro è metterne in dubbio le qualità umane. La professionalità. Dopo aver letto il durissimo (e sgradevole) comunicato che lo accusava personalmente, Stefano ha deciso di andarsene. Un gesto raro e nobile che gli rende onore: per questo stasera mi sento di dirgli grazie. Grazie per quello che ci ha trasmesso in questi mesi, per aver allenato con le lacrime agli occhi, per non aver piegato il capo alla sofferenza per l’aver perso Davide, per aver rialzato una squadra a pezzi e per aver accettato la difficilissima sfida di far crescere una giovane e immatura Fiorentina. Non giocare la semifinale di coppa, per lui, resterà un cruccio per sempre. Ma ci sono cose che contano più di tutti. E quel comunicato calpestava tutti i suoi ideali. Raccontano a proposito di un colloquio con la squadra a cuore aperto, di un Pioli distrutto e di uno spogliatoio quasi incredulo. La squadra è sempre stata con lui, Pezzella lo ha detto a chiare lettere e la frattura squadra-società sarà dura da ricomporre. Montella insomma avrà un compito complicato. Nell’immediato, molto, quasi tutto, dipenderà da come l’Aeroplanino saprà entrare nella testa dei giocatori in vista di Bergamo.

Il futuro invece resta misterioso. Su Montella ho pochi dubbi: dopo Firenze ha fallito, ma lui resta un allenatore dalle idee intriganti, che mette il gioco davanti a tutto. Lui e Prandelli sono e restano i migliori degli ultimi vent’anni. Il suo ritorno insomma, è un’ottima notizia. Il problema però è un altro, perché un allenatore dipende molto dalla squadra che allena. Montella, per indole, punta sul possesso palla, sulle proprietà di palleggio, sul talento. E questa squadra ne ha poco, troppo poco. Chiesa è un top, ma tenerlo sarà durissima. Muriel con Vincenzo funzionava, ma il resto? C’è un centrocampo da rifare, una squadra da ripensare. Ma con zero soldi nel salvadanaio. Serviranno idee e soluzioni subito: la tifoseria infatti è sul piede di guerra, la Fiesole schiuma rabbia e anche l’Atf proprio stasera si riunirà per decidere la linea da tenere. Di sicuro i Della Valle, agli occhi della città, hanno finito il credito, perché questi ultimi tre anni sono stati un fallimento. Altro quesito: sarà ancora Corvino a disegnare la Fiorentina? Questo repentino ingresso in campo di Diego qualche dubbio lo fa sorgere. Cognini tra l’altro ammise che Pantaleo avrebbe potuto continuare da responsabile delle giovanili, ma non più come ds. La rivoluzione insomma sembra solo all’inizio. Il terremoto continua. Ma con la Fiorentina, si sa, non ci si annoia mai.