LA QUIETE PRIMA DELLA TEMPESTA: CHIESA, LA JUVE E IL MOMENTO DI DIRSI ADDIO. PRADÈ E I 5-6 NOMI SUL PIATTO: TRA CALLEJON E DE PAUL, C’È ANCHE BOGA, SENZA DIMENTICARE IL BOMBER. A ROCCO L’ULTIMA PAROLA

30.09.2020 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
LA QUIETE PRIMA DELLA TEMPESTA: CHIESA, LA JUVE E IL MOMENTO DI DIRSI ADDIO. PRADÈ E I 5-6 NOMI SUL PIATTO: TRA CALLEJON E DE PAUL, C’È ANCHE BOGA, SENZA DIMENTICARE IL BOMBER. A ROCCO L’ULTIMA PAROLA

Un giorno magari ci spiegheranno perché tutti aspettano sempre gli ultimi giorni prima di scatenarsi sul mercato. E perché invece non sia possibile consegnare agli allenatori una squadra fatta alla prima di campionato. Questo, è vero, è l’anno del Covid e tutto è dannatamente più difficile, ma il giochino di aspettare nella speranza che i prezzi si abbassino (anche se non è sempre così) è fin troppo stucchevole, anche perché facendo così si rischia seriamente di rivoluzionare intere squadre con il campionato già iniziato.

Nella quiete prima della possibile tempesta c’è anche la Fiorentina, che sfoglia la margherita in attesa di sapere se finalmente, dopo aver sedotto Chiesa, la Juve deciderà davvero di portarselo a Torino. Fede a Milano ha mostrato tutto il suo notevole potenziale, ha fatto gol ed è perfino diventato l’ultimo baluardo (ricordate quella palla mandata sopra la traversa di Dragowski?) a difesa della porta viola. Era motivatissimo, voleva dimostrare al mondo chi fosse e allo stesso tempo lasciare un bel ricordo alla sua Fiorentina. Chiesa però vuole andarsene, vuole la Juve e aspetta solo la Vecchia Signora. Lo sappiamo da un anno e non possiamo far finta di nulla. Se dovesse davvero arrivare l’offerta - anche fosse con pagamento dilazionato -, sarebbe il momento giusto per dirsi addio. Dovesse restare infatti ripartirebbe il can can di un contratto quasi impossibile da rinnovare, delle facce tristi, delle parole non dette. Sarebbe quasi impensabile rivederlo tutte le domeniche a mille all’ora come a Milano. La logica dice che questo è il momento per separarsi, anche se Commisso dovrà accontentarsi di una cifra decisamente minore rispetto ai 70 milioni che pensava di portarsi a casa.

Se la Juve venderà Douglas Costa o chi per lui, se Agnelli accontenterà in qualche modo Rocco, la vera sfida di Commisso non sarà più aggrapparsi alla maglia del suo pupillo per tenerselo stretto. Sarà come reinvestire quel denaro. Le cessioni, anche dolorose, possono essere risorse se si hanno buone idee e la volontà forte di spendere tutto quello che si guadagna. Il tempo è poco, ma la tavola è apparecchiata. Pradé ha in testa almeno 5-6 alternative per cambiare la Fiorentina e renderla più forte. Anche senza Chiesa. In ballo ci sono almeno un esterno forte, un difensore e forse anche una punta. Senza dimenticare che Beppe aspetta anche un’alternativa a Biraghi. Callejon è un nome ottimo, Deulofeu pure. E poi c’è sempre De Paul (altro ruolo, ma classe assoluta) che resta un vero e proprio pallino della dirigenza. Ecco, De Paul più un esterno di valore potrebbero iniziare ad essere un ottimo biglietto da visita per costruire il dopo Chiesa. Sulla fascia comunque la Fiorentina pensa in grande, non a caso nella lista viola c’è anche Boga, lo straordinario dribblomane del Sassuolo che l’anno scorso ha incantato tutti. Lui sarebbe un altro da classificare come acquisto top, anche se l’ex Chelsea non ha l’attitudine di Chiesa a coprire tutta la fascia, ma semmai diventa esplosivo negli ultimi 20 metri. Le disquisizioni tattiche comunque si potranno fare a bocce ferme, fino a lunedì infatti potrà accadere davvero di tutto. Di ieri la notizia di un nuovo tentativo per Piatek, segno che al di là delle dichiarazioni di facciata, le posizioni di Cutrone e Vlahovic non sono così solide. A dirla tutta Piatek non sembra il giocatore giusto per fare quel salto di qualità di cui ha bisogno la squadra, ma da questo punto di vista il tempo dei sogni (Milik e compagnia), sembra ormai sfumato. Su Pezzella e Milenkovic invece ci sono gli occhi di molti club, se per il serbo però la Fiorentina tiene il prezzo altissimo (pare che oltre al Milan, ci sia il West Ham), per il capitano i 20 milioni chiesti dai viola non sembrano inarrivabili. Personalmente tifo perché la Fiorentina tenga duro. German è un gran giocatore e un punto di riferimento dello spogliatoio, perderlo lascerebbe un vuoto difficilmente colmabile. E non solo da un punto di vista tecnico.

Intriga semmai Martinez Quarta, che i viola hanno individuato come primo obiettivo per rinforzare la difesa. Sarebbe il titolare aggiunto che manca: gran piede, ottimo fisico, splendide referenze. Il River però non lo dà in prestito e il costo del cartellino (15 milioni) è alto. Come se stessimo giocando a Monopoli, si torna al punto di partenza dunque. Prima i soldi di Chiesa (sempre che Paratici piazzi gli esuberi), poi le mosse viola. Saranno giorni tosti. Dove Rocco, come sempre, avrà l’ultima parola su tutto.