LA PIÙ BRUTTA FIORENTINA DELL’ANNO. RESA SENZA CONDIZIONI, CIAO EUROPA. UN MESE E MEZZO DA GESTIRE BENE E SU CUI RIFLETTERE TANTO… COPPA ITALIA COME FOSSE CHAMPIONS

16.03.2019 00:35 di Mario Tenerani  articolo letto 11465 volte
© foto di Giacomo Falsini
LA PIÙ BRUTTA FIORENTINA DELL’ANNO. RESA SENZA CONDIZIONI, CIAO EUROPA. UN MESE E MEZZO DA GESTIRE BENE E SU CUI RIFLETTERE TANTO… COPPA ITALIA COME FOSSE CHAMPIONS

Sono stati sufficienti i primi tre passaggi sbagliati, compreso quello finito in gol poi annullato - Ceccherini e Terracciano protagonisti - per capire come la Fiorentina fosse in campo, ma non nella partita. Quando gli errori sono a catena, quando anche a tre metri sbagli l’appoggio, quando a favore di vento - e a Cagliari ce n’era tanto, ma questa non è una novità - non sfrutti il vantaggio, quando gli avversari sembrano molto più convinti, capisci che è finita prima di cominciare. La più brutta Fiorentina della stagione: le assenze di Veretout - colonna della squadra - di Edimilson - discreto giocatore - e di Lafont - portiere in carriera, ma pieno di alti e bassi -, non possono giustificare una prestazione simile. 

Cagliari doveva mostrare una Fiorentina avvelenata, cattiva, rabbiosa, aggrappata con gli artigli allo strapuntino del treno per l’Europa. E invece niente di tutto questo. La sensazione è che la mediocre classifica della Fiorentina abbia più o meno inconsciamente intaccato l’ottimismo dei viola. Come se la squadra lentamente si fosse lasciata scivolare nella penombra del decimo posto. Nel girone di ritorno la Fiorentina avrebbe dovuto vincere bene e tanto, ma purtroppo non è stato così. Sono addirittura 3 i punti in meno rispetto all’andata. 

Che peccato aver visto una squadra così sgonfia a Cagliari. Poi ci sono elementi come Gerson che sembrano davvero avulsi dalla realtà viola. Ma non è solo colpa del brasiliano. Anche Muriel, solitamente formidabile, si è inabissato. E con lui tutta compagnia. L’unico squillo è arrivato da Chiesa, giunto a 12 gol stagionali. Europa addio, almeno dal campionato. Con 10 partite e 30 punti in palio, farne 23 è come scalare i Pirenei al Tour. 

Ormai si parla del 24 aprile, data tutt’altro che prossima, come dell’unica cosa di cui valga la pena parlare. La Coppa Italia può diventare la straordinaria chance di riscatto di una stagione con poche luci e parecchie ombre oppure il sigillo su un’annata sbagliata. Un bivio da dentro o fuori anche per la resa dei conti che si celebrerà in società alla fine. 

Un traguardo così importante e tanto delicato andrebbe gestito al meglio, da tutti. Servirebbe in questo mese e mezzo una proprietà più presente e una dirigenza in servizio permanente, in grado di creare un cordone sanitario intorno alla squadra. La Coppa Italia andrebbe vissuta come fosse la Champions, tanto per chiarire meglio il concetto. 

E non basta: questo mese e mezzo dovrebbe servire al club per riflettere sugli errori e sul nuovo percorso da intraprendere. Una riflessione complessa e profonda. Perché se si parte per migliorare il piazzamento di un anno fa e si sprofonda invece in mezzo al guado, significa che si sono commessi sbagli decisivi.

I tifosi sono sempre più amareggiati o arrabbiati a seconda delle proprie sensibilità, ma sono anche pronti a schierarsi a protezione della Fiorentina per metterla nelle condizioni ideali nella semifinale a Bergamo. Perché al di là delle arrabbiature e delle ferite, il bene della Fiorentina, così ragiona Firenze, va a avanti a tutto. 

Pioli e i suoi facciano il resto. L’allenatore trovi la misura migliore per scuotere questo gruppo che pare essersi fermato. In un mese e mezzo è ancora possibile scrivere un romanzo diverso. Basta solo averne voglia. Ce l’hanno tutti…?