LA NOTTE DELLA RISCOSSA VIOLA: CONTA SOLO VINCERE. MONTELLA SOTTO PRESSIONE, MA DA PARMA SONO EMERSE ANCHE LE LACUNE DEL MERCATO. RIBERY E CHIESA PER ROMPERE L’INCANTESIMO, ENIGMA PEDRO: PERCHÉ NON PORTARLO ALMENO IN PANCHINA?

25.09.2019 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
LA NOTTE DELLA RISCOSSA VIOLA: CONTA SOLO VINCERE. MONTELLA SOTTO PRESSIONE, MA DA PARMA SONO EMERSE ANCHE LE LACUNE DEL MERCATO. RIBERY E CHIESA PER ROMPERE L’INCANTESIMO, ENIGMA PEDRO: PERCHÉ NON PORTARLO ALMENO IN PANCHINA?

Stavolta non servono molte parole. Stavolta serve vincere. Giovane, sfrontata, caparbia, ingenua, un filo anche sfortunata, la Fiorentina, dopo aver buttato via punti in serie, non ha già più alternative. La classifica piange, i tre punti mancano da una vita (si rischia il record negativo di sempre) e per non vivere con la paura addosso, questa dovrà essere la notte della riscossa. Il calendario, dopo tappe alpine, mette di fronte ai viola una squadra battibile, alle prese con incertezze societarie che stressano Di Francesco: il pronostico dunque stavolta dice viola, a patto che la pressione non giochi un brutto scherzo. Il Franchi in questo senso potrà dare una mano decisiva, perché questa Fiorentina è ancora immatura, ma dalla spinta della sua gente potrà trovare un aiuto determinante per scacciare i fantasmi.

L’Aeroplanino dopo Parma è finito dell’inevitabile nuvola di polemiche, si è difeso attaccando la stampa, sente sfiducia intorno a sé, ma finora ha lavorato nella direzione giusta. Alla Fiorentina però manca mestiere, manca la tranquillità di chi si fida di se stesso, di chi conosce fino in fondo le proprie potenzialità, manca la sostanza. 

A Parma domenica ha pagato soprattutto questo: si chiama paura di vincere e si combatte solo affrontando a testa alta le difficoltà, continuando ad avere fiducia in quello che si fa. Per quel finale molle, in balia dell’avversario, a Montella devono essere fischiate le orecchie. Col senno di poi i cambi non hanno pagato, ma la partita di Parma ha evidenziato anche una lacuna già chiara alla fine del mercato: alla Fiorentina manca un centrocampista forte e dinamico, uno che dia una mano a Pulgar e possa diventare una vera alternativa ai titolari. Badelj e Castrovilli non ne avevano più, serviva filtro, ma in panchina non c’era nessuno (Zurkowski e Benassi sono mezze ali offensive) con quelle caratteristiche: non tutto insomma è colpa di Montella, anche se ora come ora è facile puntare il dito sull’anello debole. La Fiorentina è ultima ma nelle ultime settimane, contro la prima e la terza dello scorso anno, ha fatto vedere anche qualcosa di buono. Non buttiamo tutto a mare insomma, a patto che le occasioni (come quella di stasera) vengano colte al volo. Montella se la giocherà col solito modulo senza centravanti, almeno inizialmente resisterà alla tentazione di buttare dentro Vlahovic. Saranno Ribery e Chiesa dunque gli uomini a cui affidarsi per rompere l’incantesimo, Castrovilli invece sarà l’uomo tattico che dovrà cercare spazi per unire bellezza a concretezza, mentre Venuti (finora poco convincente) dovrebbe prendere il posto dell’acciaccato Dalbert a sinistra. 

A proposito di Dalbert, che dire sugli insulti di Parma: solo tanto sdegno per chi continua a puntare il dito contro chi ha un colore della pelle diverso dal suo. Ha fatto benissimo Orsato a sospendere la partita, ha fatto bene Infantino a rincarare la dose. Il razzismo è volgarità, è ignoranza, è odio. E nasconderlo dietro a contorte logiche da tifo, non è ammissibile. 

Tornando alla Fiorentina, c’è una cosa che onestamente non capisco: Pedro, l’acquisto più caro, il centravanti tanto atteso per dimenticare gli stenti dello scorso anno, continua a restare a guardare. Dalla Fiorentina dicono che servirà un mese per averlo pronto, eppure dal Brasile lo convocano nella Nazionale Olimpica, eppure una contrattura (perché questo è stato il suo infortunio d’agosto) non pare un incidente così grave da giustificare tanta prudenza. Con la Primavera ha dimostrato di non essere al massimo, ma averlo in panchina poteva creare un’alternativa in più in caso di necessità. Come detto, c’è l’assoluta necessità di tornare a vincere. E privarsi a priori del bomber del futuro, non è il massimo.