LA FIORENTINA IN CAMPO ALLE 15… CHE EMOZIONE L’INNO DAI BALCONI. MEDICI VIOLA IN PRIMA LINEA: IL DOTTOR PENGUE A RISCHIO VIRUS. LA SOCIETÀ HA CHIUSO PER TEMPO MENTRE C’È CHI VUOLE ALLENARSI…

16.03.2020 00:00 di Mario Tenerani   Vedi letture
LA FIORENTINA IN CAMPO ALLE 15… CHE EMOZIONE L’INNO DAI BALCONI. MEDICI VIOLA IN PRIMA LINEA: IL DOTTOR PENGUE A RISCHIO VIRUS. LA SOCIETÀ HA CHIUSO PER TEMPO MENTRE C’È CHI VUOLE ALLENARSI…

Una domenica senza pallone può capitare quando gioca la Nazionale. Può capitare anche durante le vacanze di Natale quando il calcio lascia spazio a regali e buoni propositi. Può capitare in estate quando mare, mercato e ritiri, poi le prime amichevoli balneari, non ti fanno sentire la mancanza del rumore dello stadio. Una domenica senza pallone come quella che abbiamo appena vissuto, invece, fa parte di un capitolo inedito della nostra esistenza. E non deve capitare. Non c’è stato il campionato perché c’è una vita in apnea. La partita per una volta è passata in secondo, terzo, esimo piano, perché il Paese è sul ring a incassare i colpi di un pugile terribile. Il Paese è ancora in piedi, ma il Corona picchia duro. La Fiorentina però alle 15 è scesa comunque in campo…

Il flash mob, diventato ormai la colonna sonora degli italiani reclusi nelle loro case, si è tinto di viola grazie a FirenzeViola.it: all’ora esatta in cui i viola avrebbero dovuto sbucare dal tunnel sotto la Fiesole, i fiorentini, quelli che hanno voluto, hanno cantato l’inno di Narciso Parigi. E’ stata un’emozione forte perché quella è la canzone di Firenze, che non passa mai. Attraversa le stagioni, navigando tra trionfi e sconfitte, gioie e delusioni. Anche questa è una sfida tutta da giocare, l’unica differenza è che stavolta il risultato è veramente decisivo. Altro che scudetto o retrocessione. 

Il Paese è coinvolto tutto, ma i soldati al fronte sono i medici, formano il comparto sanitario. Sono i nostri eroi per dedizione, risorse fisiche e per un prezzo altissimo pagato alle morte, con le vittime in camice bianco. 

Ci sono poi i medici e parasanitari sportivi che si battono nel loro campo, esposti anch’essi al contagio. Pensiamo al dottor Baldari della Samp e Stefano Dainelli, ottimo fisioterapista della Fiorentina. Positivi al Covid-19 come i loro giocatori. E ora trema il capo, Luca Pengue, responsabile dell’equipe medica viola. Poche ore fa è stato ricoverato a Careggi per sospetto contagio da Covid-19

I camici bianchi del calcio stanno giocando la loro partita più complicata e vanno ringraziati. Soprattutto capiti - vero presidente Lotito? - quando spiegano che adesso non ci si può allenare, trovandosi in piena sintonia con l’asso-calciatori di Tommasi. Con le malattie infettive non si scherza, figuriamoci poi quando dell’ultimo nemico arrivato in casa nostra non si conosce ancora niente. La società viola si è mossa in anticipo rispetto ad altre, decidendo di chiudere il centro sportivo Astori, mandando a casa i giocatori, non partecipando al disgustoso teatrino mentre qualche presidente chiedeva di tornare ad allenarsi, cieco davanti all’evidenza dei fatti. Così come il tema della ripresa del campionato: è giusto che la Lega disegni a tavolino i possibili scenari, ma sono tutti esercizi teorici perché fino a quando la curva del contagio non imboccherà una bella discesa, sarà inutile immaginare qualsiasi data. 

C’è un tempo per tutto e questo è quello dell’emergenza sanitaria. La priorità è salvare vite evitando che il contagio si allarghi a macchia d’olio. Quando poi l’Italia sarà fuori dalla palude di questa nuova peste e la vita tornerà a scorrere normalmente, arriverà anche il tempo delle polemiche. Il calcio dovrà darsi un’altra dimensione, pensando ai dirigenti piuttosto che ai calciatori. Non mancano uomini, ma teste pensanti.