LA FIORENTINA E IL CALCIO DEVONO TORNARE AL CENTRO DEL PROGETTO DI COMMISSO, QUESTA STORIA DELLO STADIO CONDIZIONA TROPPO. SERVONO PROGRAMMI E IDEE PER UN RILANCIO DEGNO DELLA VIOLA. INTANTO GIANI FRENA SU CAMPI. MALCUIT PRONTO, KOKORIN NO

04.02.2021 11:05 di Enzo Bucchioni Twitter:    Vedi letture
LA FIORENTINA E IL CALCIO DEVONO TORNARE AL CENTRO DEL PROGETTO DI COMMISSO, QUESTA STORIA DELLO STADIO CONDIZIONA TROPPO. SERVONO PROGRAMMI E IDEE PER UN RILANCIO DEGNO DELLA VIOLA. INTANTO GIANI FRENA SU CAMPI. MALCUIT PRONTO, KOKORIN NO

Della serie “cosa farò da grande?”, visto che il mercato è finito e si dovrebbe iniziare a pensare al futuro, proprio in questa chiave vorrei ragionare della Fiorentina. E allora meglio sarebbe dire “come farò a tornare grande?”. O almeno grandicella perché, credo, già grandicella basterebbe: nessuno fra i tifosi viola chiede l’impossibile. Infatti, che la Fiorentina di oggi sia piccola mi sembra un dato statistico, non interpretabile. Che sia ben lontana dalla storia e dalla tradizione di una piazza dove il calcio è qualcosa di importante da sempre, è altrettanto evidente. Il presidente Rocco Commisso conosce la storia della sua società, di questo sono sicuro, e quindi sa benissimo che a Firenze sono stati vinti due scudetti, altri sono stati sfiorati, in bacheca ci sono diversi trofei, la squadra viola è stata la prima italiana a conquistare una finale di Champions e nelle coppe, anche di recente, ci ha passato molti anni della sua vita calcistica. In un museo fra i più belli al mondo, quello del Real Madrid, c’è anche una stupenda maglia di lana color viola per celebrare la partita del maggio del 1957 e quella mitica Fiorentina. Se posso permettermi, se qualche dirigente volesse capire e magari emozionarsi, una gita al Bernabeu la consiglierei. Con rispetto, naturalmente. E Covid permettendo, ovvio. Non mi dilungo, poi, sui campioni che hanno vestito questa maglia anche di recente, e non parlo di alcune Fiorentine epiche e mitiche, è tutto sui libri di storia.

La prendo larga perché, mi consenta direbbe Berlusconi, sentire nelle dichiarazioni del dottor Commisso rapportare spesso la Fiorentina all’Atalanta non mi sembra opportuno, attinente o calzante. E credo non faccia piacere ai tifosi neppure far passare come un’impresa l’essere passati dal diciassettesimo all’undicesimo posto. O dal sedicesimo al decimo come l’anno scorso. Sono comunque postacci, creda a me.

Ma visto che si vuol parlare di Atalanta (dieci milioni l’anno per il settore giovanile), io mi allargo al Verona (in A da due anni) o al Sassuolo, perché al di là della storia e dei bilanci, questi sono posti dove si fa bene calcio spendendo il giusto o poco.

Ecco, da qui vorrei ripartire. Dal calcio e dal fare bene calcio, le cose che Firenze e il Popolo Viola si aspettano e si aspettavano fin dal primo giorno di Rocco Commisso. Le speranze alimentate dal nuovo patron “sogno la Champions” e le aspettative erano tante e, diciamolo, fino ad oggi sono state ampiamente deluse.

Lo so benissimo, nessuno ha la bacchetta magica, il calcio è un mondo complicato, diverso da tutte le altre aziende, serve pazienza e tante altre belle giustificazioni o considerazioni hanno tutte fondamenta. Proprio per questo penso che dopo due anni di delusioni ora servano una nuova ripartenza e un rilancio in grande stile su binari diversi. Il rodaggio dovrebbe essere finito. Credo e spero che il presidente Commisso abbia capito dove sono stati commessi quegli errori che hanno condizionato il percorso, sicuramente avrà valutato il lavoro del suo staff e dei suoi giocatori e avrà individuato tutto quello che ci sarà da fare nell’immediato e nel futuro prossimo per riportare Firenze nel calcio che conta.

E, attenzione, non parlo di scudetto, di ambizioni sproporzionate, di Champions League o robe del genere, ma più banalmente di un livello tecnico e quindi di risultati, ma anche di gioco, che possano far sentire i fiorentini sempre più orgogliosi di tifare per la loro squadra, contenti e soddisfatti dopo aver visto una partita che ha regalato emozioni e non delusioni. Cose semplici, vincere è un’altra roba e adesso conviene non pensarci.

E allora torno al discorso iniziale. Sarebbe arrivato il momento buono per cominciare a rispondere alla domanda che tutti hanno sulla bocca e vorrebbero fare al presidente Commisso: cosa farà da grande la Fiorentina?

Il momento della programmazione deve iniziare già adesso perché come il presidente Commisso sa benissimo, l’anticipo dei tempi è fondamentale. Ricordo sempre che il Bayern di Monaco, caso quasi limite, ingaggiò Guardiola in autunno per metterlo in panchina l’estate dopo. Questa è programmazione. Non chiedo tanto, ma per ripartire il prima possibile si dovrebbe passare al rafforzamento dei quadri dirigenziali, alla scelta dei quadri tecnici per poi decidere quale tipo di calcio fare l’anno prossimo e di conseguenza su quale allenatore mettere in panchina. Fatto tutto questo, immediatamente dopo, si dovrebbe cominciare lo screening sui giocatori del futuro.

Sto dicendo cose abbastanza banali, credo sia scritto in tutti i manuali del buon calcio e sicuramente in Fiorentina lo sanno e sta succedendo tutto questo. Spero che in discontinuità con quello accaduto negli ultimi due anni, non si commettano però gli stessi errori.

E non parlo di soldi e di investimenti, non faccio i conti in tasca a nessuno e sarei bravo a fare le squadre con i soldi degli altri.

Si può fare bene calcio anche con pochi soldi quando ci sono le idee, c’è la programmazione, si scelgono le persone giuste e si fanno lavorare serenamente. Questo è fare bene calcio e dopo l’Atalanta non voglio riparlare del Verona, gli esempi in giro sono tanti.

Mi pare, ma forse sbaglio, che tutto questo non sia stato fatto negli ultimi due anni, confido che dopo una serena analisi venga fatto adesso.

E che si cominci a rispondere almeno alle domande cruciali: quale obiettivo porsi?, che tipo di calcio fare?, quale allenatore e quale direttore sportivo prendere?

Non per dire che quelli che ci sono vanno mandati via, per carità, non mi compete, l’analisi la deve fare il presidente, ma se per decidere si dovesse aspettare giugno, la programmazione salterebbe. Alla fine, come negli anni scorsi, ci si dovrebbe accontentare e adattare. Su questo credo si debba essere tutti d’accordo.

Ho il sospetto, però, che dentro la Fiorentina e nelle idee di Rocco Commisso sia tutto legato e condizionato, sicuramente troppo, alle infrastrutture.

In questi due anni si è ragionato più di stadio e di centro sportivo che di calcio, portando via tante, troppe energie, alla Fiorentina. Energie che sono mancate al calcio.

E’ vero, ha ragione il presidente Commisso quando dice che senza stadio non si cresce, che senza centro sportivo non si diventa una grande società, quei due o tre che mi seguono sanno che scrivo, dico e sostengo queste cose fin dai tempi del primo progetto Della Valle del 2008, ma non bisogna mai dimenticare che il core-business di una società di calcio è pur sempre il pallone. E non siamo a fare della filosofia, non mi interessa se è nato prima l’uovo o la gallina, qui è nato prima il calcio. Questa è una società di calcio e calcio deve fare.

Non si può deprimere il prodotto pallone come è stato depresso negli ultimi anni a Firenze, la lotta per non retrocedere non può appartenere al Popolo Viola. E bisogna sempre ricordare che dal buon funzionamento del comparto calcio si deve sempre partire per crescere.

In questi mesi e mesi di discussione in sede, ma anche fuori, la concentrazione è andata tutta o in gran parte alle infrastrutture e su questo credo debba essere fatta una riflessione. Sono due piani di lavoro distinti, non dovrebbero essere sovrapposti. Due binari, da una parte la Fiorentina che pensa e fa calcio, dall’altra la Fiorentina che pensa e fa infrastrutture. L’idea che sulla Fiorentina si possa investire o fare bene calcio nel momento in cui arriveranno le infrastrutture, non solo è sbagliato, ma anche strategicamente improduttivo.

Il calcio genera energia e positività, se una squadra gioca bene e fa punti vuol dire che la società sta lavorando bene e di questo si deve preoccupare Commisso. Se non ci fosse il Covid forse l’avrebbe capito meglio perché avrebbe visto le contestazioni allo stadio, il calo degli abbonamenti e degli sponsor a fronte di una squadra che non va bene. E siccome tutto quello di buono che ha fatto in 94 anni di storia e fino a poco tempo fa la Fiorentina l’ha fatto in queste condizioni, da questo si deve ripartire. Se poi arriveranno i proventi dalle infrastrutture si potrà alzare il fatturato e investire di più, ma quello dovrà essere, a mio modesto avviso, il secondo step. Domani intanto prenderanno il via i lavori del Centro Sportivo e questa è una grande cosa. Bravo mister Rocco. Mi farebbe piacere se contemporaneamente partissero anche i lavori per fare della Fiorentina una squadra all’altezza.

Succederà? Non lo so. Le ultime scelte tecniche non sono state entusiasmanti, ma il presidente Commisso ha spiegato di avere ancora entusiasmo e voglia di fare. Dopo due anni, senza chiedere la luna, l’asticella va alzata, tutto il Popolo Viola sempre evocato dal presidente, si aspetta scelte giuste per costruire una squadra in grado di stare stabilmente nella parte sinistra della classifica, in corsa per l’Europa League.

Ma, ripeto, sono ancora ottimista. Voglio fidarmi dell’orgoglio di mister Rocco e della sfida che sta mettendo in campo contro tutto e contro tutti. A volte lo fa ciecamente, non credo abbia consiglieri saggi, ma un uomo capace di mettere insieme un patrimonio di 6,5 miliardi di dollari le risorse le ha di sicuro dentro di sé. E se la costruzione dello stadio dovesse saltare? Questo è un altro discorso. Intanto si cominci a fare bene calcio con le risorse che ci sono, poi si vedrà. Ho già detto che restaurare il Franchi è un valore per la città e per il quartiere di Campo di Marte, ma non potrà mai esserlo per la Fiorentina. Come finirà?

Ieri Giani ha allontanato sensibilmente l’idea Campi. Quando il presidente di una regione ti dice che in quella zona i piani urbanistici e simili non hanno previsto nulla, ti fa capire che per dare un assetto e indicare il futuro di un’area così vasta serviranno anni. Mettere d’accordo comune, città metropolitana, regione e poi adottare i piani necessari per costruire un eventuale stadio è già un’impresa. Ammesso e non concesso, poi, che ci sia davvero l’idea politica di pensare a uno stadio nella zona. La sensazione è che a Campi si voglia fare altro, comunque i tempi non saranno certamente quelli sperati da Rocco. E allora torno a bomba, non si può aspettare lo stadio che non c’è per far tornare la Fiorentina al livello calcistico che merita.

Parlando di calcio giocato, domani arriva l’Inter ferita dalla sconfitta in coppa Italia con la Juve, e la Fiorentina è senza Milenkovic e Castrovilli. Quasi sicuramente Malcuit potrà essere convocato, per Kokorin invece è arrivato il visto, ma ci vorrà qualche allenamento in più per provare almeno la panchina. Oggi conosceremo le idee di Prandelli, ma l’Inter gioca molto sulle fasce, andrà contenuto Hakimi togliendogli spazio. Se Eriksen dovesse fare il play basso servirà una marcatura per non farlo pensare. E poi c’è da marcare Lukaku…

Nella Fiorentina sembra scontato il 3-5-2, penso a Quarta, Pezzella e Igor in difesa. Caceres e Biraghi sugli esterni. Davanti Vlahovic e Ribery non hanno rivali. In mezzo maglia sicura per Amrabat e Bonaventura. Il terzo? Pulgar potrebbe fare il regista basso per garantire copertura. Ma inserire Borja Valero per andare a uomo sul play avversario potrebbe essere un’idea.