LA FIORENTINA ALL’ADDIO DI PAOLO. A BERGAMO SENZA PAURA, MA CON IDEE: UN’IMPRESA CAMBIEREBBE IL DESTINO VIOLA. CASTRO RECUPERA, MA JACK È IN POLE. RIFLESSIONI DA FARE ANCHE IN DIFESA

12.12.2020 10:44 di Mario Tenerani   Vedi letture
LA FIORENTINA ALL’ADDIO DI PAOLO. A BERGAMO SENZA PAURA, MA CON IDEE: UN’IMPRESA CAMBIEREBBE IL DESTINO VIOLA. CASTRO RECUPERA, MA JACK È IN POLE. RIFLESSIONI DA FARE ANCHE IN DIFESA
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Prandelli ha pianto come un bambino davanti al feretro di Paolo Rossi. Un’antica amicizia da compagni di squadra e quasi coetanei. Cesare è andato ieri a Vicenza perché oggi dovrà stare con il suo gruppo per preparare una trasferta delicatissima. Stamani alle 10,30 nel Duomo di Vicenza per le esequie, la Fiorentina sarà rappresentata dal direttore generale Barone e dal club manager Antognoni. 
Giancarlo lo abbiamo visto provato in queste ore e ne comprendiamo il motivo. Un’amicizia fraterna con Pablito, anni di partite in Nazionale, un titolo mondiale e una famiglia in comune: quella dei 22 spagnoli ‘82, saldati tra loro da un legame di acciaio. E’ stato bello rivedere le perle di Paolo in maglia azzurra, con gli assist del Capitano viola e guarda caso quando Rossi esultava il primo abbraccio era con Giancarlo. Ci sono immagini più forti di qualsiasi parola, di qualsivoglia spiegazione, fotogrammi di grandi storie umane. Sport e vita. 

E’ stata una morte sofferta dalla gente perché Paolo è stato davvero un Rossi per tutti. Icona popolare di un calcio andato e capace di unire più del mastice. I suoi tratti umani, un’umiltà vera e non pelosa, sono stati i segni distintivi di Paolo Rossi. Pratese cresciuto calcisticamente a Firenze senza mai indossare quella maglia per la quale aveva palpitato da bambino, insieme a babbo Vittorio, tifoso vero della Fiorentina: dai gradoni della Ferrovia a seguire le partite dell’anno di grazia tricolore ’68/’69. L’idolo di Pablito era stato Kurt Hamrin, uccellino come lui. Fisici gracili, ma forti come il granito. Corteggiati dalla palla che andava verso loro come il vento sbatte sulle vele. Paolo ha lasciato un gran vuoto. 
Prandelli dopo la triste tappa di Vicenza si è rituffato nella realtà viola. La sfida con l’Atalanta è ad alto coefficiente di difficoltà, quasi banale ricordarlo. Eppure la Fiorentina deve provare a disinnescare le armi di Gasperini. I malumori e i veleni che avevano caratterizzato l’Atalanta la settimana scorsa sembrano evaporati ad Amsterdam a casa Ajax. Una squadra lacerata dai faide intestine non avrebbe giocato come l’Atalanta in Olanda, vincendo con quell’autorevolezza. Sarebbe saltata in aria.

Dunque per la Fiorentina sarà opportuno non pensare a non provati problemi ambientali per l’Atalanta. Meglio pianificare un momento di svantaggio per gli avversari. I nerazzurri fino ad oggi hanno avuto due facce: in Champions molto bene, in serie A male, quantomeno rispetto al cammino dello scorso anno. L’Atalanta in casa non vince dal 4 ottobre, parliamo di campionato, con il Cagliari (5-2). Da allora ha perso con Samp e Verona e pareggiato con l’Inter. Questo non deve illudere nessuno, ma semmai far capire che con una tattica giusta e una feroce determinazione, tornare da Bergamo con qualcosa che non somigli a una sconfitta pare possibile. Puoi disegnare gli schemi che vuoi, ma senza l’interpretazione totale della partita non vai da nessuna parte. Vorremmo vedere una Fiorentina correre con più velocità, ruvida nei duelli sulle prime palle e magari appesantita da qualche giallo in più, sinonimo di battaglia, combattimento, fame di vittoria. 
Cesare ha recuperato dai ieri Castrovilli, primo allenamento in gruppo. Siamo a sabato, l’incertezza di vederlo titolare serpeggia. Lo insidia per quella maglia Bonaventura. Jack col Genoa è entrato a freddo, ma bene.Tutto lascia immaginare che l’ex atalantino giocherà dal primo minuto a Bergamo, laddove partì molto tempo fa il suo viaggio nel calcio. Bonaventura potrebbe sistemarsi largo a sinistra per convergere al centro, movimento che lui conosce bene. Sul lato destro Callejon, nel mezzo Amrabat e Pulgar. Davanti ancora Vlahovic e Ribery. Due punte, centrocampo a quattro, medesima linea in difesa anche se in questo reparto potrebbe esserci un dubbio e riguarderebbe Caceres. L’uruguagio nelle ultime partite è sembrato irriconoscibile rispetto al suo abituale livello. Troppi errori, compreso l’ultimo in occasione del gol di Pjaca. Lo confermerà Prandelli? Ci può stare, ma Cesare potrebbe anche optare per Lirola, seppur il catalano sia più offensivo di Caceres. O magari rispolverare Venuti che ci risulta affidabile. Gli altri saranno i soliti Milenkovic, Pezzella e Biraghi davanti a Dragowski, uno dei pochi ad essersi salvato fino ad oggi. 
Servirebbe una Fiorentina senza paura, ma con qualche idea.