L’ADRENALINA DELLA SCALA E IL RISCATTO POST BENEVENTO: LA FIORENTINA A CACCIA DELL’IMPRESA NELLO STADIO CHE SA ESALTARLA

29.11.2020 11:05 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
L’ADRENALINA DELLA SCALA E IL RISCATTO POST BENEVENTO: LA FIORENTINA A CACCIA DELL’IMPRESA NELLO STADIO CHE SA ESALTARLA

Voltare pagina. E provare a mettersi alle spalle il fiasco di domenica scorsa. A guardare la classifica si rischia di deprimersi, ma sfidare una grande regala sempre adrenalina: in questo senso la partita con il Milan, imbattuto e capolista, arriva dunque al momento giusto. Primo perché Pioli (a casa e sempre alle prese col Coronavirus, auguri) non avrà Ibra e secondo perché certe partite la Fiorentina ha dimostrato di soffrirle meno rispetto a quando, come contro il Benevento, è costretta ad attaccare difese schierate. 

La San Siro rossonera oltretutto ultimamente è sinonimo di grandi imprese viola, come quella dell’anno scorso, quando mago Franck prese in mano la squadra e si guadagnò la standing ovation del Meazza. Riscatto allora sarà la parola d’ordine anche di Ribery, deludente e ancora a secco quest’anno, ma sopratutto vero protagonista solo una volta finora, guarda caso proprio al Meazza, contro l’Inter. Sarà vecchio, sarà stanco e forse deluso, sarà quello che volete, ma senza la sua luce la Fiorentina resta al buio. Prandelli ha troppo bisogno di lui per uscire dalla melma e non a caso lo accarezza e lo pungola. Dal francese, oggi, è giusto aspettarsi una risposta da leader, una partita da campione, proprio come quelle che ci hanno fatto innamorare di lui. Perché come dice il vecchio detto, quando il gioco si fa duro, i duri entrano in campo. 

Quasi inutile poi citare Vlahovic, alle prese con una crisi d’identità che anche a Udine gli ha fatto sbagliare un gol fatto, ma non per questo messo da parte da Prandelli. Cesare infatti sta puntando su buonsenso e motivazioni, e Dusan così avrà un’altra chance, sperando che questa sia la volta buona per vederlo esultare. Di lui preoccupa la scarsa lucidità, gioca come se fosse imbalsamato, ha le gambe pesanti e la testa piena di pensieri. Deve scuotersi e continuare a credere in sé stesso, perché non sarà Ibra, non sarà un bomber fatto, ma neppure quello spaurito ragazzino che si è visto ultimamente. Ma che Prandelli stia lavorando sull’autostima, lo dice anche molto altro. La coppa l’ha sfruttata per ruotare i giocatori, dopo Saponara si è rivisto perfino Eysseric, per la serie tutti siete importanti: è un segnale fondamentale, che fa sentire i calciatori al centro dell’attenzione e (di solito) aiuta ad aumentare l’intensità degli allenamenti e la fiducia dei calciatori. Il gol di Montiel (questo ragazzo ha talento, l’augurio è che quella prodezza possa davvero fargli guadagnare lo spazio che merita) è figlio di tutto questo, ma più che i singoli come detto conta la squadra: c’è bisogno di una reazione forte, di dare continuità allo spirito battagliero di Udine e di continuare a crescere come collettivo. Come dice Prandelli, solo diventando una squadra si potranno fare reali programmi. Altrimenti si continuerà a navigare a vista, rischiando sonore figuracce come sette giorni fa. In Prandelli, non è un mistero, ho una fiducia quasi sconfinata,  e il suo lavoro, c’è da crederlo, darà i suoi frutti.

Qualcosa si vede già: i moduli cambiano anche a partita in corso, il professor Borja sta tornando importante, Amrabat sembra finalmente in crescita, mentre dietro German Pezzella è il leader indiscusso, che la Fiorentina farà bene a tenersi stretta anche in futuro (e ogni riferimento al contratto non è puramente casuale). Ora che stanno tornando anche Bonaventura e Callejon, Prandelli avrà anche quelle alternative in panchina che in tempi di cinque sostituzioni, potranno diventare determinanti per cambiare le partite. La partita insomma è complicata, perché 20 partite consecutive senza sconfitte in campionato non vengono per caso. Pioli ha costruito un gran bel collettivo, esaltato dal totem Zlatan, ma fatto anche della corsa di Theo, dei muscoli di Kessie e Rebic, della classe di Calhanoglu e le geometrie di Bennacer, a cui si aggiungono talenti giovani come Tonali, Diaz e naturalmente Donnarumma. Complimenti all’amico Stefano dunque, uno che di sicuro merita le migliori fortune, anche e soprattutto per lo spessore umano dimostrato qui da noi. Detto questo però, la Fiorentina non può essere quella vista ultimamente e soprattutto non può accontentarsi di giocare solo per salvarsi. Se la lezione contro Pippo Inzaghi sarà davvero servita a qualcosa insomma, oggi a Milano non tutto potrebbe essere così scontato.