JURIC È UN NOME VERO PER LA PANCHINA. SPALLETTI HA ALTRE IDEE. MA IL CALCIO È NEL DRAMMA: IL MINISTRO CHIUDE IL CAMPIONATO. LEGA SPACCATA, LA FIGC: COSÌ SI MUORE. SOCIETÀ A RISCHIO FALLIMENTO NON PAGANO GLI STIPENDI

30.04.2020 00:01 di Enzo Bucchioni Twitter:    Vedi letture
JURIC È UN NOME VERO PER LA PANCHINA. SPALLETTI HA ALTRE IDEE. MA IL CALCIO È NEL DRAMMA: IL MINISTRO CHIUDE IL CAMPIONATO. LEGA SPACCATA, LA FIGC: COSÌ SI MUORE. SOCIETÀ A RISCHIO FALLIMENTO NON PAGANO GLI STIPENDI

Sono ore decisive per capire se esistono ancora delle possibilità per riprendere a giocare e finire il campionato di serie A. I segnali che arrivano dalla politica e dalla sanità sono negativi e sconfortanti, se dovessi prendere alla lettera quello che ha detto ieri il ministro Spadafora vi direi “si chiude qui”. Ma la speranza resta e fra oggi e domani aspettiamo la reazione furibonda della Federcalcio e della Lega.

Il presidente della Figc Gravina ha già fatto sapere che lui “non firmerà mai il blocco della stagione, sarebbe la morte del calcio”, rilanciando le responsabilità al Governo. La Lega è spaccata, c’è qualche presidente che vorrebbe dire stop, i contatti informali di ieri non sono arrivati a niente, ma il fatto che il consiglio venga convocato per domani primo maggio dà l’idea dell’emergenza in atto. C’è in ballo la terza rata dei diritti televisivi (circa 320 milioni) e entro domani le società di Pay Tv aspettano certezze sulla ripartenza prima di pagare. Se non si gioca, ovvio, la rata salta. E, di conseguenza, potrebbero saltare molti equilibri economici. Oltre ai diritti Tv, chiudendo qui la stagione la serie A ci rimetterebbe circa 750 milioni, soldi vitali per molti club già da tempo in difficoltà. Si parla già di due società sull’orlo del fallimento, altre che non avrebbero pagato gli ultimi due mesi di stipendio. Come vi ho già scritto, i mali del calcio però erano evidenti anche prima, i 2,5 miliardi di perdite sono pregresse, dal Coronavirus potrebbe arrivare una mazzata decisiva. Si spera, quindi, che il comitato scientifico governativo approvi il nuovo protocollo per la ripresa deli allenamenti e in qualche modo si possa ripartire a inizio giugno. Ma il Governo prima di pensare al calcio vuol capire cosa succederà con la parziale riapertura di lunedì perché il “virus di ritorno” fa molta paura e, soprattutto, i sondaggi parlano chiaro: in questo momento il 65 per cento delle persone non vuol saper niente del pallone. E’ materia da maneggiare con cura o non maneggiare affatto.

Intanto dopo l’Olanda anche la Francia, come sapete, ha deciso di chiudere e questo potrebbe condizionare parecchio pure la decisione italiana. Oggi dovrebbe dire qualcosa anche la Germania, l’Inghilterra prova a ripartire, più dura è in Spagna. Non resta che aspettare anche se è difficile convincere il Governo che si possa ricominciare in sicurezza quando dieci partite di campionato, anche a porte chiuse, come minimo metterebbero in movimento più di 2mila persone fra dirigenti, allenatori, calciatori, preparatori, arbitri, var, operatori tv, personale medico-sanitario, gli addetti alla sicurezza. Considerato che si dovrà giocare domenica, mercoledì e domenica, è facile rendersi conto di quanta gente itinerante dovrebbe attraversare la Penisola tre volte a settimana con coinvolgimento di alberghi e mezzi di trasporto. E poi il protocollo sanitario è attuabile? Ci sono i tamponi sufficienti? I giocatori possono stare in ritiro ininterrotto per due mesi e passa? Sono tanti gli interrogativi che ispirano la prudenza della politica e della sanità. In questo momento, ovvio, tutto il resto passa in secondo piano anche per il calcio. Fino a quando non si saprà come finirà, è inutile fare programmi, avviare operazioni di mercato o quant’altro. La situazione sanitaria e quella conseguente dell’economia potrebbero cambiare molte prospettive e rallentare le decisioni da prendere. Anche Rocco aspetta. Lo zio d’America ha un’agenda fitta complicata dalla sua lontananza che si protrarrà ancora per mesi. Di Chiesa abbiamo detto e ridetto, la situazione è chiara e si aspetterà il momento opportuno. Non si sa neppure quando comincerà il mercato, tanto per dirne una…E non si sa neppure quanti soldi ci saranno in circolazione…

Un altro tema spinoso è Iachini. Resta? Non resta? Abbiamo già spiegato le difficoltà della oggettiva valutazione prima ancora di una scelta da fare. Nove partite sulla panchina viola sono poche per promuovere o bocciare e se non si dovesse ripartire Rocco dovrà agire sull’intuito e sulla sua idea di futuro. Ieri un giornale veronese ha rilanciato un’idea che gira da mesi in casa viola come vi avevamo raccontato tempo fa e porta a Juric. Pista vera, non ipotesi. Juric è in cima alla lista dei “papabili” da quando Commisso ha visto il Verona giocare alla grande e stendere la Fiorentina. Ma quella lista è sempre in tasca a Rocco, Barone e Pradè: non è il tempo delle decisioni. E poi circola sempre anche l’idea di andare a prendere un grande nome tipo Blanc, un altro che piace. Ci saranno le possibilità? E’ tutto collegato a quello che succederà. Fra i grandi nomi finisce spesso pure Spalletti, ma come sappiamo, lui ha un altro anno di contratto con l’Inter a 5 milioni di euro e si rimetterà in gioco soltanto per una grande sfida, anche personale. Nome da depennare quindi, a meno che la Fiorentina non presenti a Spalletti una campagna acquisti faraonica con super ingaggio per lui. Di questi tempi la vedo dura, e anche di più. Non resta che aspettare, è facile capire che se dovesse ripartire il campionato della questione riparleremo a luglio, mentre invece se la stagione dovesse chiudere a breve, prendere una decisione sul futuro di Iachini sarà la prima cosa da fare.