IN FUGA PER LA SALVEZZA. SQUADRA UNITA, LO HA DIMOSTRATO. VLAHOVIC DA RECORD. RINNOVO: SOCIETÀ OTTIMISTA. LO SFOGO DI PRANDELLI: LA CIFRA DEL SENSO DI APPARTENENZA

15.03.2021 11:05 di Mario Tenerani   Vedi letture
IN FUGA PER LA SALVEZZA. SQUADRA UNITA, LO HA DIMOSTRATO. VLAHOVIC DA RECORD. RINNOVO: SOCIETÀ OTTIMISTA. LO SFOGO DI PRANDELLI: LA CIFRA DEL SENSO DI APPARTENENZA
FirenzeViola.it
© foto di Giacomo Falsini

Era una finale da non sbagliare, la Fiorentina l’ha vinta senza discussioni. Anche se nella ripresa un po’ di braccino si è rivisto e questo è un aspetto sul quale l’allenatore dovrà insistere ancora. Però Prandelli venerdì si era detto sicuro di aver visto i suoi lavorare benissimo e aveva ordinato di andare in campo senza paura. Lo hanno ascoltato e lui evidentemente aveva ricevuto segnali precisi dagli allenamenti. Uno lo avevamo colto pure noi e doverosamente sottolineato nei giorni scorsi: il vantaggio parmense al minuto 90 avrebbe avuto tutti i requisiti per schiantare la Fiorentina se la squadra viola non fosse stata viva e soprattutto unita in un blocco granitico. Una reazione di 5 minuti finali non può essere ricondotta alle trame di gioco, ma è abbastanza indicativa per capire che il gruppo rema nella stessa direzione. I viola non si sono abbattuti col Parma e giocatori esperti come Bonaventura e Callejon hanno cominciato a urlare ai compagni che non era finita la partita. L’urlo di battaglia che ha portato ad un pareggio pesantissimo anche se salutato da molti con il naso arricciato. Il Parma nelle ultime 3 gare ha fatto vedere di essere in ripresa: ha messo alle corde l’Inter, ha segnato 3 gol ai viola e li ha costretti a rincorrere fino al termine, infine ha battuto la Roma. La vittoria sui giallorossi potrebbe rivalutare il punto preso dai viola con gli emiliani. 

L’affermazione di Benevento è nata prima, al 49’ del secondo tempo quando Iacoponi ha fatto autogol. Da quel pareggio acciuffato con gli artigli, i viola hanno trovato la forza per affrontare una settimana di concentrazione, in vista di Benevento. 

Conta solo la salvezza e per quella la Fiorentina ha giocato. Con la determinazione di chi vuole portare la pelle a casa. Il Bologna vincendo con la Samp ha scavalcato la Fiorentina che adesso è tredicesima, ma Torino, Cagliari e Spezia hanno perso, così ora i viola hanno 9 punti sui granata e 7 sui sardi. Mancano 11 gare alle fine, ci sono 33 punti in palio, gli uomini di Prandelli possono farne un terzo per sentirsi al sicuro, ma potrebbero bastarne meno. L’importante è non cambiare mentalità e non prestare le orecchie a chi vorrebbe già sistemata la pratica della permanenza in serie A. Con il trionfo di Benevento la Fiorentina è in fuga per la salvezza

L’”hombre del partido” è stato Dusan Vlahovic che ha confezionato la sua prima tripletta in serie A e si è portato a casa, come da protocollo, il fortunato pallone. Un trofeo che ripaga Dusan dei tanti sacrifici e dell’impegno che non è mai mancato, come quando col Parma pur non avendo mai tirato in porta aveva tenuto da solo sotto pressione l’intero pacchetto difensivo emiliano. Prandelli ha creduto in lui e gli ha dato fiducia, ma Cesare non ha rivendicato meriti, addossandoli invece tutti sulle spalle del serbo. Prandelli ha fatto il buon padre di famiglia e l’allenatore di buon senso, ma in questa esplosione di Vlahovic, al di là delle indiscusse qualità del ragazzo, c’è tanto lavoro di Cesare e del suo staff, a cominciare da Renato Buso. L’ex esterno viola, vice campione d’Europa con la Fiorentina di Baggio nel ’90, ha preso sotto l’ala Dusan e con la supervisione di Prandelli lo ha fatto allenare in profondità: movimenti, come difendere il pallone, difendersi dall’uomo alle spalle, come attaccare la porta. Vlahovic era portatore sano di talento, ma essendo molto giovane anche parecchio acerbo. Adesso, grazie alla sua feroce applicazione e alle lezione del team di Prandelli, i risultati sono visibili anche agli occhi del profano. Il Vlahovic di marzo non è quello del girone di andata; non è un caso che da dicembre a oggi abbia segnato 11 delle 12 reti totali. In questo periodo meglio di lui hanno fatto solo Lukaku con 12 e Ronaldo 15. Vlahovic nei top 5 campionati europei il 2000 che insieme ad Haaland, Kean e Gouiri è andato in doppia cifra. E’ anche il terzo serbo di sempre del campionato di serie A, nella stessa stagione, ad aver segnato un minimo di 10 gol dopo Milinkovic-Savic e Ljajic. Da 3 anni la Fiorentina non aveva a 11 turni dal termine del campionato un capocannoniere a 12 reti. Dusan le ha realizzate in 26 gare. 

Il nodo del contratto di fronte a questi numeri diventa ancora più difficile da sciogliere, visto che sul giocatore ci sono club italiani e continentali. Scadenza 30 giugno 2023 che nel calcio significa domani l’altro… E’ una battaglia economica certamente, ma il club viola fa trasparire un certo ottimismo per la risoluzione positiva della vicenda. Questo anche perché l’atteggiamento di Dusan sarebbe quello giusto: qualche altra stagione a Firenze non gli farebbe male e la Fiorentina è la società che quando aveva appena 17 anni lo portò a Firenze, facendolo crescere. Da oggi i titoli saranno tutti per Vlahovic e Dusan, appena 21enne, non si potrà permettere il lusso di leggerli. Dovrà scansarli e pensare solo a migliorare perché, sia chiaro, la strada per diventare il nuovo Batistuta è molto lunga. Sicuramente l’inizio di un  cammino è incoraggiante. 

Prandelli parlando con Sky, dopo la partita, ha mostrato un volto sofferto e le sue parole sono risultate un allarme: “Sono stanco e svuotato”. Si è innescata subito la paura che il tecnico potesse mollare, ma non è assolutamente così. Cesare ha vissuto questa partita ancora più intensamente delle altre, aveva intuito che poteva diventare un “dentro o fuori” anche se i dirigenti nei giorni precedenti gli erano stati vicino, cercando di dargli più forza possibile. La verità è che Prandelli come ha già ampiamente spiegato sta vivendo questa avventura con la Fiorentina in modo totalizzante: “L’esperienza più difficile e originale della mia vita calcistica”. Ha detto tutto. 

E’ nato a Orzinuovi nel bresciano, ma ormai da anni è fiorentino d’adozione e tifoso viola autentico. Tanto da comprarsi due abbonamenti a stagione pur di vedere la sua squadra del cuore. Questo sentimento lo ha portato nei mesi a spendersi ancora di più, forse talvolta in panchina ha ragionato più da tifoso che da allenatore. Per qualcuno può sembrare un limite, per i fiorentini che sanno riconoscere il valore degli uomini, no. Si possono discutere formazioni e sostituzioni, oltre alla media punti, ma quando si giudica il lavoro di Prandelli dovremmo tener conto del suo coinvolgimento assoluto nelle vicende viola. In italiano si chiama senso di appartenenza. Eppure di allenatori che sono passati da Firenze solo per sfruttare un giro sull’Amerigo Vespucci ce ne sono stati…