"IN CINQUE ANNI VINCERO' LA CHAMPIONS". LA STRANA STORIA DI SOUSA, ESONERATO IN CINA E LA NECESSITA' PER LA FIORENTINA DI BLINDARE LA NECESSARIA NORMALITA' DI PIOLI

05.10.2018 00:01 di Marco Conterio Twitter:   articolo letto 13696 volte
"IN CINQUE ANNI VINCERO' LA CHAMPIONS". LA STRANA STORIA DI SOUSA, ESONERATO IN CINA E LA NECESSITA' PER LA FIORENTINA DI BLINDARE LA NECESSARIA NORMALITA' DI PIOLI

9 dicembre 2015. "Spero di aver già conquistato la Champions League nei prossimi cinque anni". Che a conti fatti è la storia di un miracolo che dovrà accadere, di una profezia. Paulo Sousa che allenerà magari in corsa in questa stagione o nella prossima, la squadra che arriverà sul tetto d'Europa. Solo che poi la realtà è beffarda, il destino incrocia conti e risultati. Paulo Sousa è stato esonerato dal Tianjin Quanjian e magari ha sbagliato continente, perché al trofeo continentale è arrivato vicino ma ai quarti e dell'AFC Champions League 2018. Score recente alla mano, il quarantottenne di Vizeu è un perdente d'insuccesso. Che ha grandi mire, fantastici slanci ma crolli e tracolli come accaduto poi a Firenze. Da allenatore ha vinto due coppe in Ungheria al Videoton e un campionato in Israele e Svizzera ma con le migliori del paese, Maccabi Tel Aviv e Basilea.

E' difficile capire se Paulo Sousa si sopravvaluti, se il suo personaggio talvolta sovrasti l'allenatore o se abbia capacità che mura e scherma dietro un beffardo sorriso e dei tituli che comunque raccoglie. Paulo Sousa ha avuto il coraggio di dire che Federico Bernardeschi "è da piazze più importanti", non rendendosi conto però del ruolo che ricopriva. L'allenatore della Fiorentina non può sminuire la società per cui lavora, per quanto quello fosse un segreto di Pulcinella. Devi esser Pinocchio, perché i realisti talvolta finiscono sulla ghigliottina degli esoneri.

Per questo lo sbarco di Bruno Satin a Firenze oggi è da salutare con soddisfazione. Perché la Fiorentina ha iniziato un percorso con un allenatore sul quale c'erano scetticismi e non lo nasconde pure chi scrive. L'etichetta del 'Normalizzatore' non fa rima certo con entusiasmo ma poi il tempo passa, cresci, maturi. E capisci che di quella normalità, che non è banalità, ma una geniale semplicità, ci sarebbe un grande bisogno in questo mondo che cade a pezzi. Stefano Pioli è quello che mancava alla Fiorentina, in balia di professori, insegnanti, maestri e inventori. Ha il sapere della cattedra, il tocco a gara in corsa di chi non vuol lasciare nulla d'intentato e sa gestire, da chioccia, una squadra giovane. E' quel che mancava e quel che serviva. La società lo blindi, presto. Perché poi dietro l'angolo c'è sempre vivo il rischio di qualcuno che sogna d'essere Icaro e si brucia con il fuoco del successo o della Champions.