IL SOGNO DI BEPPE E IL PASTICCIO CHIAMATO FIORENTINA, TRA I RICORDI DI BAGGIO E UN PRESENTE DI DELUSIONI COCENTI. CORSA, CHIESA, MERCATO: ECCO LE PRIME MOSSE DI IACHINI IN VIOLA

25.12.2019 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
IL SOGNO DI BEPPE E IL PASTICCIO CHIAMATO FIORENTINA, TRA I RICORDI DI BAGGIO E UN PRESENTE DI DELUSIONI COCENTI. CORSA, CHIESA, MERCATO: ECCO LE PRIME MOSSE DI IACHINI IN VIOLA

“E’ un sogno che si avvera”, ha detto a chi lo ha chiamato in queste ore. Iachini è un uomo umile, testardo, pignolo, soprattutto generoso. Il calcio per lui è sempre stato sacrificio e correre per Baggio era una specie di missione. Proprio quegli anni con Roby potranno aiutarlo a risolvere questo pasticcio chiamato Fiorentina: tra Beppe e Firenze c’è affetto da 30 anni, da queste parti infatti chi dà tutto se stesso viene applaudito a prescindere dal tocco di palla. Iachini non è e non sarà mai Guardiola, non buca lo schermo e non ha un curriculum top. Ma ha un cuore grande, come grandi erano i suoi polmoni quando la Fiesole gli cantava “Picchia per noi”. Oggi la sua missione si chiama salvezza, seduto sulla panchina più importante della sua carriera e in uno stadio che conosce come le sue tasche.  

“Ti apro come una cozza”, urlava a Baggio ai campini. Roby lo puntava e lo scartava, tornava indietro e lo scartava ancora. Una volta gli fece trovare zampe di cinghiale al posto degli scarpini: “Tanto per te è uguale”. E giù risate. Tra di loro c’è sempre stato affetto e fiducia, Beppe d’altra parte era un leader, tanto che fu lui, quando arrivò Batistuta, ad aiutare l’argentino ad ambientarsi e a fargli scivolare addosso un’accoglienza non proprio eccezionale di qualche compagno di squadra. 

L’ambizioso Commisso, diciamolo tranquillamente, sognava altro per la sua Fiorentina, ma con Beppe si è puntato sul passato viola e sull’usato sicuro: Iachini si intende di salvezze, sa come scuotere un gruppo spaventato e come detto conosce la città. Non è poco di questi tempi, anche se i problemi restano parecchi e spazzar via la delusione cocente che c’è intorno alla Fiorentina sarà roba dura. Da allenatore pragmatico, le prime mosse le immaginiamo semplici e dirette: la squadra deve tornare a correre, a lottare su ogni palla, a non avere paura di quello che può accadere in campo. Le prime settimane di lavoro allora diventeranno fondamentali, perché il tempo stringe e la condizione psico-fisica dei viola è parecchio bassina. Alla ripresa del campionato poi ci saranno altre due battaglie, contro il Bologna di Sinisa e la Spal di Semplici, che proprio domenica si è presa con i denti un successo prezioso a Torino. Poi Beppe dovrà lavorare sulla testa (confusa) dei giovani viola. Chiesa per primo è la controfigura di se stesso, ma anche molti altri - opachi o perfino dimenticati con Montella - avranno l’opportunità di rilanciarsi. Lirola, che al Sassuolo fece benissimo con il neo allenatore viola, potrà avere un nuovo inizio viola, e così Sottil, un altro finito nel dimenticatoio anche per comportamenti non proprio perfetti.  

Da un punto di vista tattico, Iachini si è preso qualche tempo per scegliere il modulo. L’idea, con Montella, era ripartire col 4-3-3, soprattutto per concedere a Chiesa di giocare sulla fascia. Beppe di sicuro è rimasto affascinato da Castrovilli e dalla crescita di Vlahovic, ma aspetta anche rinforzi dal mercato. Si parla di Cutrone, un piccolo Inzaghi che in Inghilterra non ha sfondato e che, da solo, non può bastare per risolvere i problemi. Tocca a Pradè allora aiutare il nuovo allenatore. Il budget c’è, l’impellenza pure. Servono rinforzi in tutti i reparti, la classifica fa paura e la crisi fa affrontata con i fatti. La sensazione di fondo resta che la famosa stagione di transizione si sia trasformata in un anno buttato, ma prima di questo conta la salvezza. Bentornato e buon Natale allora Beppe. Goditi la gioia di essere tornato a Firenze, poi ricomincia a picchiare per noi. Qui a Firenze ti giochi tanto, e noi con te.