IL PROFILO BASSO DI CESARE IL PRAGMATICO: LA FIORENTINA VA A CACCIA DELLA CONTINUITÀ PER CHIUDERE IL DISCORSO SALVEZZA. IL RITORNO DI FRANCK E TRE MESI DECISIVI PER SCEGLIERE IL SUO FUTURO

28.02.2021 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
IL PROFILO BASSO DI CESARE IL PRAGMATICO: LA FIORENTINA VA A CACCIA DELLA CONTINUITÀ PER CHIUDERE IL DISCORSO SALVEZZA. IL RITORNO DI FRANCK E TRE MESI DECISIVI PER SCEGLIERE IL SUO FUTURO

Testa bassa e pedalare. Alla vigilia di un trittico importantissimo, con due scontri diretti e la sfida a una grande come la Roma, Cesare Prandelli il pragmatico, ha scelto il profilo basso. Dopo la vittoria con lo Spezia, il rischio infatti è guardare la classifica e rilassarsi: niente di più sbagliato, perché in un campionato anomalo e con ritmi serratissimi come questo, basta un attimo per ritrovarsi di nuovo in mezzo al traffico. La parola chiave allora è continuità. La Fiorentina non vince due gare di fila dal settembre 2019, quando ancora c’era Montella in panchina, quando ancora Castrovilli stava sbocciando e Ribery si stava affacciando al nostro calcio con giocate sopraffine. Si sognava, in quelle settimane, salvo poi essere ricacciati nella triste realtà alla velocità della luce. 

Da allora i viola hanno avuto il singhiozzo e hanno convissuto con il precariato che ancora li distingue. Viste le premesse, non è difficile capire il motivo del profilo basso tenuto dall’allenatore: le inseguitrici vanno piano piano, ma non è ancora tempo per rilassarsi e pensare al futuro, tanto meno quello di perdersi in chiacchiere su quello che sarà il futuro dello stesso Prandelli e della panchina viola. Anche perché il corteggiassimo Sarri, ovviamente, resta nel mirino di molti altri club. Meglio non farsi illusioni insomma e pensare a quello che c’è da fare adesso, Udine infatti è una trasferta che si porta dietro cattivi pensieri. Lì, nel marzo scorso, la Fiorentina chiuse i battenti causa Covid, lì perse per sempre  Davide Astori, il capitano, nella giornata più atroce della storia viola. 

Oggi non ci saranno Bonaventura e Kouame, in compenso la Fiorentina recupera la sua stella Franck Ribery, il campione al quale aggrapparsi per aiutare Vlahovic a segnare ancora e per guadagnarsi altri punti preziosissimi per restare lontani dalle pericolanti. Di assenze per altro è piena zeppa anche l’Udinese (fuori Deulofeu, Pussetto e Pereyra, per citare solo i più importanti), che però avrà dalla sua i robusti centimetri di Okaka e Llorente e la classe di De Paul, l’oggetto del desiderio viola che nel frattempo è entrato nelle grazie perfino del Liverpool. L’argentino sarebbe stato un colpo eccezionale, avrebbe dato talento e imprevedibilità a un centrocampo che fatica a verticalizzare e che troppo spesso è costretto ad affidarsi ai dribbling di Castro o Bonaventura. Al Friuli invece sarà il pericolo numero uno: in una partita molto tattica, con squadre messe a specchio e marcature aggressive, il talento, il guizzo improvviso, può fare la differenza.

De Paul da una parte, Re Franck dall’altra: eccoli gli uomini che più degli altri possono spezzare l’equilibrio. Dopo aver saltato due partite, Ribery ha una gran voglia di lasciare il segno per salvare la Fiorentina. In gioco c’è anche il suo futuro, perché la classe non può essere in dubbio, ma la fragilità fisica e le molte partite saltate, lasciano ancora i puntini di sospensione sulla sua eventuale conferma. Tre mesi insomma per scegliere il destino di FR7, per capire Kokorin (che senza Kouame in queste partite potrà farsi finalmente vedere), lanciare Malcuit, dare continuità a chi, come Pulgar, finora ha lasciato pochissime tracce di sé e magari godersi il gioiellino Montiel, match winner di coppa proprio a Udine, ma ancora mai utilizzato in campionato. La programmazione, passa anche da qui.