IL MERCATO POVERO E LO SPECCHIO DI UN CALCIO CHE NON CE LA FA. CON L’INTER A CACCIA DI RIVINCITE, ENTRO IL WEEK END LA PRIMA PIETRA AL CENTRO SPORTIVO. L’ORA DELLA VERITÀ PER DAVIDE, FIORENTINO PER SEMPRE

03.02.2021 11:23 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
IL MERCATO POVERO E LO SPECCHIO DI UN CALCIO CHE NON CE LA FA. CON L’INTER A CACCIA DI RIVINCITE, ENTRO IL WEEK END LA PRIMA PIETRA AL CENTRO SPORTIVO. L’ORA DELLA VERITÀ PER DAVIDE, FIORENTINO PER SEMPRE

Finalmente è finita. Il balletto del mercato, troppo spesso pieno di chiacchiere e manovre più o meno lecite dei procuratori, lascia spazio al campo e in un sol colpo spazza via gli alibi degli scontenti, di chi punta i piedi nel tentativo di vedere soddisfatte le proprie pretese. Vista dalla parte viola, da almeno una settimana si sapeva che altri colpi, dopo Kokorin, non ne sarebbero arrivati. Troppo pesante il fardello della pandemia e dell’incertezza economica che sta mettendo a dura prova il mondo intero, anche se dopo la cessione di Pedro e aver piazzato Lirola e Duncan, non sarebbe stato affatto male poter salutare un colpo in prospettiva, non necessariamente costoso, ma che potesse comunque anticipare la probabilissima rivoluzione estiva. 

Dopo aver fatto un salto a Milano, nell’ultimo giorno di pseudo-trattative, l’unica certezza da portarsi a casa e che, senza il tanto agognato mega accordo al rialzo con le tv, sul quale la Lega, Fiorentina compresa, sta lavorando da mesi, il calcio rischia di non farcela. Molte società sono alla canna del gas, tutte hanno cercato di vendere e di ridurre costi enormi. Uno studio del CIES parla del calo dell’80% di investimenti, una statistica eloquente che diventa monito se si considera che tra i cosiddetti “investimenti” c’è anche il consueto vizietto delle mega plusvalenze fatte ad arte (vedi Rovella alla Juve per 38 milioni) per sistemare i disastrosi bilanci dei club. Non c’è da meravigliarsi dunque se la Fiorentina ha scelto di rimandare gli investimenti, in attesa di scegliere che strada prendere su ds e allenatore e in considerazione di un girone di ritorno dove, è vero, la salvezza resta da conquistare, ma nel quale la classifica fa decisamente meno paura rispetto al recente passato. 

A Pulgar, Callejon, Kouame e tutti coloro che hanno avuto la possibilità di andarsene, il compito di far ricredere Prandelli e di riconquistarsi un posto che sembrava loro. Vista la squalifica di Castrovilli, la prima possibilità, Pulgar, ce l’avrà già venerdì. Al Franchi arriva l’Inter di Conte, forse la favorita per lo scudetto, di sicuro rullo compressore basato sullo strapotere di Lukaku e sulle corse da supereroe di Hakimi, per altro esclusi per squalifica dalla sfida con la Juve in coppa Italia di ieri e quindi freschissimi in vista della Fiorentina. Sarà dura, durissima, anche perché a proposito di squalifiche, i viola non avranno neppure Milenkovic, fuori per due giornate anche se il fatto non sussiste: un errore nell’errore figlio del referto arbitrale che parla di un “testa a testa” che avrebbe “provocato” la caduta di Belotti. Bastava riguardare le immagini per capire che il Gallo si è inventato tutto, ma l’ineffabile Di Bello ha scelto di fare da solo, fregandosene del VAR e del buon senso. In appello, forse, si potrà ottenere uno sconto, ma intanto ingiustizia è fatta. A Quarta il compito di non far rimpiangere il compagno, a Igor quello di aggiungere la fisicità necessaria per bloccare Big Rom. Alla Fiorentina tutta invece, Commisso e Prandelli chiederanno di gonfiare il petto e di tentare il tutto per tutto. Senza paura, consapevoli della forza dell’avversario, ma anche di avere le armi per provare a far male. La beffa dell’andata e dell’eliminazione di coppa, aumenteranno la fame di rivincita. L’esempio dello Juventus Stadium poi insegna che nel calcio non c’è niente di scritto: proviamoci. E magari ci troveremo a sorridere. 

Aspettando l’Inter, sta per arrivare il gran giorno del centro sportivo. Già oggi dovrebbe essere ufficiale il giorno in cui sarà posta la prima pietra a Bagno a Ripoli: un successo enorme, di un club da sempre orfano di infrastrutture basilari. Anche solo per questo, Rocco Commisso entrerà nella storia viola. Certo, ci vorrebbe anche lo stadio, ma visto che le polemiche fioccano e le soluzioni non arrivano, meglio goderci il Viola Park e sognare lo sgambetto a Conte. Nel frattempo, ne siamo pressoché certi, il ping pong tra il Franchi e Campi, continuerà imperterrito, inseguendo un lieto fine che somiglia sempre più a una chimera.

Ps: Domani sarà anche il giorno dell’udienza sulla morte di Davide Astori, la vivremo tutti con la tristezza nel cuore e l’ansia di avere risposte certe. A quasi tre anni dalla sua tragica scomparsa, come ha scritto la compagna Francesca Fioretti, è arrivata l’ora della verità. Lo chiede la famiglia ma anche una città intera, che in tutto questo tempo non ha mai smesso di piangere un ragazzo dai valori antichi e che, come disse il cardinal Betori in Santa Croce, resterà fiorentino per sempre.