IL MEMORABILE 3-1 DI SAN SIRO E LE AFFINITÀ COL 2012. LA FIORENTINA STA DIVENTANDO SQUADRA, CON UN RIBERY IN PIÙ: FR7 È IL GENIO DELLA LAMPADA CHE CI INVIDIANO TUTTI. ORA PERÒ ARRIVANO PARTITE DIVERSE, DOVE I VIOLA DOVRANNO ROMPERE TRINCEE

02.10.2019 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
IL MEMORABILE 3-1 DI SAN SIRO E LE AFFINITÀ COL 2012. LA FIORENTINA STA DIVENTANDO SQUADRA, CON UN RIBERY IN PIÙ: FR7 È IL GENIO DELLA LAMPADA CHE CI INVIDIANO TUTTI. ORA PERÒ ARRIVANO PARTITE DIVERSE, DOVE I VIOLA DOVRANNO ROMPERE TRINCEE

Aquilani, Borja, El Hamdaoui. Era il novembre 2012 e da lì, da quel grande 3-1 a San Siro contro il Milan, nacque la Fiorentina Olè di Montella, una squadra capace di sfiorare la Champions e la coppa Italia, ma soprattutto capace di divertire e divertirsi, fino a diventare un modello di calcio palleggiato, spagnoleggiante per caratteristiche tecniche e mentalità offensiva. 

Sette anni più tardi rieccoci al punto di partenza, con Montella in panchina, con un altro trionfo milanese e con una squadra che sta crescendo a vista d’occhio. Certo, quella Fiorentina, con Gonzalo, Pizarro, Cuadrado, Toni e tutti gli altri, era probabilmente più forte di questa, più pronta e più esperta per ambire a una stagione da protagonista. Ma le affinità ci sono, perché al Meazza non si domina per caso e perché certe notti lasciano il segno, nella testa e nel cuore di chi le vive. La Fiorentina adesso non è solo più una giovincella entusiasta, ma una squadra consapevole di se stessa, che in campo sa quando accelerare e quando rifiatare. 

Milan Badelj, classe e leadership da vendere, a San Siro è stato il signore del centrocampo. Accanto cresce e gioca il gioiellino Castrovilli, un predestinato entrato nell’agenda di Mancini, anche e soprattutto per la maturità con cui gioca ogni pallone. Eppoi ci sono l’energia inesauribile di Pulgar e Dalbert e le battaglie del guerriero Indios Caceres, uno che appena è entrato in campo ha messo a suo agio due pilastri della vecchia guardia (Pezzella e Milenkovic) che fino a quel momento stavano boccheggiando. La conquista di Milano nasce da tutto questo, perché la Fiorentina adesso è un blocco compatto, ha logica e gioca spensierata. 

Davanti poi ha due fenomeni, e questo naturalmente aiuta. Quasi superfluo infatti parlare di Chiesa e Ribery. La partita di San Siro parla per loro: gol, giocate di classe (di Franck) e di potenza (di Fede), scambi continui, idee e energia: tanta, tantissima roba, in serie A sono pochi ad avere giocatori così.

A Firenze è scoppiata la Ribery mania, ma quello che più sorprende non è quanto noi amiamo lui, ma quanto lui ami noi ogni giorno di più. In poche settimane FR7 (ma sì, chiamiamolo così) ha capito tutto dello spirito fiorentino, si gode il centro, si fa coccolare, ha già trovato casa e in campo vola. E’ il genio della lampada che aspettavamo da tempo e che ora ci invidiano tutti. Come dice il suo amico Toni però, siamo solo all’inizio: chi lo conosce infatti giura che sia vicino al top, nessuno di coloro che avevano lavorato con lui è stupito del suo rendimento. Perché Ribery è un campione anche nella maniacalità con cui cura il suo fisico, il suo lavoro quotidiano. In questo somiglia a Cristiano Ronaldo e non a caso, proprio Franck, ha rischiato di soffiargli perfino un Pallone d’Oro. Reggerà fino a fine campionato? E con lui terranno botta i magnifici protagonisti di domenica a San Siro? Questo è il grande dubbio, perché la Fiorentina in certi ruoli non ha ricambi e naturalmente non può prescindere dalla classe immensa del francese. Vedremo, intanto godiamoci l’onda: domenica c’è l’Udinese, con il Franchi pieno, Frey in tribuna e Commisso a fare il tifo in tv. L’occasione per tornare in alto c’è, ottobre e novembre saranno mesi con il calendario più favorevole, con la possibilità concreta di mettere il fiato sul collo a chi ambisce alle posizioni nobili della classifica. Saranno altre battaglie, spesso contro difese schierate in trincea, dove magari torneranno utili i centravanti. Ecco, la prossima sfida sarà proprio questa: Fede, Franck e una punta tutti insieme. Difficilissimo, ma terribilmente intrigante. Proprio come il campionato della Fiorentina.