IL LEONE VIOLA E IL CONIGLIO BAGNATO BIANCONERO: E’ MANCATA LA ZAMPATA, MA QUESTA SQUADRA RENDE ORGOGLIOSI. RIBERY CAMPIONE IN TUTTO, CASTROVILLI E’ GIA’ UNA STELLINA. IL VOTO PIU’ ALTO PERO’ LO MERITA MONTELLA

15.09.2019 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
IL LEONE VIOLA E IL CONIGLIO BAGNATO BIANCONERO: E’ MANCATA LA ZAMPATA, MA QUESTA SQUADRA RENDE ORGOGLIOSI. RIBERY CAMPIONE IN TUTTO, CASTROVILLI E’ GIA’ UNA STELLINA. IL VOTO PIU’ ALTO PERO’ LO MERITA MONTELLA

Gioco, corsa, cuore e organizzazione. Peccato, la Fiorentina meritava di vincere. Vestita da Piacenza, la Juve, per citare l’avvocato Agnelli, pareva un coniglio bagnato, una squadra in balia dell’avversario e in attesa che l’arbitro fischiasse la fine. La Viola invece è stata un leone, una squadra aggressiva dall’inizio alla fine, convinta di potercela fare e spinta da un pubblico fantastico, da un tifo incessante (con la solita, splendida, coreografia) e corretto, correttissimo fino alla fine. E’ mancata la zampata decisiva, ma una partita così rende orgogliosi i tifosi, perché in fondo chiedevano solo di tornare a emozionarsi. Di sentirsi complici, capiti, appassionati ad una squadra ancora imperfetta, ma che cresce a vista d’occhio e con motivazioni da vendere. 

Ribery è il fuoriclasse che serviva come il pane. Fa vendere le maglie, fa parlare di sé e della Fiorentina in mezzo mondo, ma soprattutto fa cose che cambiano le partite. A 36 anni e senza preparazione nelle gambe, è stato un autentico trascinatore, ha messo in porta i compagni e cancellato Sua Maestà Ronaldo nel duello dei campioni. E’ già un idolo, la Fiesole lo chiama Fenomeno, come Mutu, come Pepito. E lui risponde correndo come un ragazzino, al punto da riconquistare un pallone appena perso con una corsa di 50 metri: chapeau, campione. Eppoi Castrovilli, il gioiellino che luccica in mezzo al campo. Il ragazzo non calcia il pallone, lo accarezza. Ha classe innata e gioca a testa alta, anche contro gente come Pjanic, Khedira e Matuidi. Per il paragone con Antonio pregasi ripassare, ma la stoffa c’è. Eccome se c’è. Bene tutti comunque, ed è questo l’aspetto più importante. Bene Caceres, bene i due mediani, bene l’instancabile Dalbert e la difesa, che ha praticamente annullato le bocche da fuoco di Sarri. Discreta anche la partita di Chiesa, che ancora non è al massimo, ma che comunque si è reso utile anche in un ruolo non esattamente suo. 

Il voto migliore però lo merita Montella, praticamente perfetto nel preparare la partita, nel riuscire a dominare il gioco e le fasce. Il primo tempo è stato degno erede della prima Fiorentina dell’Aeroplanino, ma anche nel secondo, pur con le gambe pesanti, i viola hanno saputo tenere in pugno la partita. L’equilibrio di squadra, che pareva perduto a Marassi, ha esaltato il pomeriggio viola e messo i brividi a Sarri, costretto di nuovo all’angolo nello stadio in cui vide svanire il suo sogno scudetto. Per Montella è una piccola, grande rivincita personale. Si era parlato di lui come di un allenatore in difficoltà, in crisi d'identità, ormai incapace di vincere e dare un senso alla squadra. Non è così, e i fatti lo dimostrano. La difesa a tre, coi terzini sempre altissimi, è il vestito perfetto per questa squadra, anche se naturalmente il 3-5-2 penalizza i tanti attaccanti ed esterni offensivi che ci sono in rosa. E’ mancato il gol, ma giocando senza punte ci poteva stare. La sfida adesso diventa proprio aggiungere un numero 9 a questa bella Fiorentina: Chiesa esterno e una punta accanto a Ribery potrebbe essere una soluzione, ma ovviamente solo quando l’avversario lo consentirà e soprattutto quando le gambe di tutti gireranno a dovere. La strada comunque è tracciata. Il campionato viola è cominciato in questo sabato di sudore, tifo e soddisfazione. Sì, ha proprio ragione Montella: è molto più di un punto.