IL GIORNO DELLA MARMOTTA VIOLA E LA SCELTA DI NON SCEGLIERE. IACHINI RESTA ANCHE SE SEMBRA GIÀ UN EX: SARRI L’UNICA VIA PER FAR DIVENTARE COMPRENSIBILI LE MOSSE DI QUESTI GIORNI. PRANDELLI È IL ROMANTICISMO, MA NON CHIAMATELO TRAGHETTATORE

04.11.2020 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
IL GIORNO DELLA MARMOTTA VIOLA E LA SCELTA DI NON SCEGLIERE. IACHINI RESTA ANCHE SE SEMBRA GIÀ UN EX: SARRI L’UNICA VIA PER FAR DIVENTARE COMPRENSIBILI LE MOSSE DI QUESTI GIORNI. PRANDELLI È IL ROMANTICISMO, MA NON CHIAMATELO TRAGHETTATORE

Alla Fiorentina è sempre il giorno della marmotta. Ogni volta si ricomincia da capo, dopo aver speso una montagna di soldi ma senza aver costruito nulla. Dodici mesi fa eravamo alle prese con Montella e con una squadra incapace di far punti, adesso tocca a Iachini, ormai perso in scelte incomprensibili e in una confusione simile a quella che c’è in società. Anche dopo l’ennesima prova incolore, senza gioco e senza idee, la Fiorentina ha scelto di non scegliere, di far passare un’altra settimana in attesa di un esonero che pare inevitabile, già deciso nei fatti oltreché nel buonsenso. 

E’ tutto così illogico che vien da pensare che ci sia qualcosa sotto: e se Commisso e Barone volessero prendere tempo per far liberare Sarri dalla Juve e portarselo a Firenze? Ecco, questa sarebbe l’unica possibile giustificazione per capire questi giorni confusi, dove la gente spinge per il cambio, la società non fa mistero di essere stizzita, ma dove nel frattempo Beppe continua a essere al suo posto. Sarri sarebbe la risposta migliore possibile alla crisi viola, perché è un allenatore che lascia la sua impronta, lavora per far giocare bene le squadre, diverte e crea empatia con la gente. In una parola, sarebbe l’uomo giusto al posto giusto per ricominciare a credere davvero nel Rinascimento viola. Con Firenze calzerebbe a pennello e nonostante i legittimi dubbi che potrebbe avere nel salire su un carro in corsa (oddio, corsa si fa per dire), alla fine potrebbe anche convincersi. Rispetto agli allenatori top, Sarri infatti è molto diverso. Ama il contatto col campo, sta bene a casa sua, dalle sue parti. Le esperienze in posti lontani e distanti dalla sua cultura le ha già fatte, qui potrebbe trovare l’entusiasmo di lavorare per una città ambiziosa e nello stesso tempo restare a vivere in famiglia. Fossi in Commisso gli busserei alla porta tutti i giorni, la vita è adesso, il tentativo va fatto ora, perché a giugno potrebbe essere troppo tardi. Sia perché Sarri fa gola a tanti, sia perché la Fiorentina non può permettersi di buttar via un altro anno. Per convincerlo però serve Rocco, l’uomo che ci aveva travolto tutti con il suo entusiasmo e le sue ambizioni, non quello che ultimamente ha parlato solo di stadi e pappagalli, non quello che ha difeso Iachini contro tutti, quasi più per orgoglio personale che per reale convinzione tecnica. Una chiamata a Sarri, un corteggiamento serrato e non parlare di soldi (non solo almeno) ma di prospettive: ora serve questo. Il tempo stringe ma la sosta può essere un piccolo alleato. E se davvero poi dovesse arrivare il no, almeno la Fiorentina potrà dire di averle provate tutte.

A Montella onestamente non credo. Commisso è rimasto molto deluso da lui e l’Aeroplanino stesso non si è lasciato bene con l’ambiente. Il primo Montella è stato da stropicciarsi gli occhi, il secondo una delusione cocente. Il terzo insomma sarebbe come provare a rimettere insieme i cocci di un vaso frantumato in mille pezzi. Prandelli invece è tutto un altro discorso. L’amore per Firenze e quello di Firenze per lui, è indiscutibile. Cesare è uno degli allenatori più amati della storia, e l’affetto se l’è guadagnato coi fatti. Facendo vincere la squadra, ma anche insegnando molto fuori dal campo. Cesare è il romanticismo del calcio, tra lui e Firenze è una luna di miele continua e rivederlo viola riempirebbe il cuore. Non vorremmo però che chiedergli di trasformarsi in quello che non è, potesse rovinare tutto. Non se lo meriterebbe lui e non se lo meriterebbe la gente che ama la Fiorentina. Prandelli infatti accetterebbe anche un contratto di soli sei mesi, ma proprio qui sta il punto. Cesare non è un traghettatore. E’ un insegnante di calcio, uno che ha bisogno di entrare nella testa della squadra e insegnarle a muoversi insieme. Dargli fiducia a tempo sarebbe come non dargliela affatto, un altro controsenso. L’ennesimo di questo giorno della marmotta che, come la novella dello stento, non vuole proprio finire. In questo contesto di sfiducia e tensioni, la squadra prepara Parma. Caceres sui social si è sfogato dicendo che “solo noi sappiamo quanto valiamo”. Ecco, sarebbe l’ora di dimostrarlo. Perché va bene contestare le scelte strambe vedi Callejon centravanti, ma anche quei ragazzi con la maglia viola in campo, qualcosa da farsi perdonare, ce l’hanno eccome.