IL CALCIO È TORNATO A CASA, A FIRENZE. LA FIORENTINA DI ITALIANO È REALTÀ. VECCHI VIOLA RIGENERATI, I NUOVI VOLANO. GIOCO OFFENSIVO, DIETRO SOLO A TERIM… ORA CI SONO DUE REGISTI: TORREIRA E VLAHOVIC

13.09.2021 11:05 di Mario Tenerani   vedi letture
IL CALCIO È TORNATO A CASA, A FIRENZE. LA FIORENTINA DI ITALIANO È REALTÀ. VECCHI VIOLA RIGENERATI, I NUOVI VOLANO. GIOCO OFFENSIVO, DIETRO SOLO A TERIM… ORA CI SONO DUE REGISTI: TORREIRA E VLAHOVIC

Le sensazioni non hanno valenza scientifica, ma sovente aiutano ad inquadrare le situazioni. Il profumo di una nuova Fiorentina che nasceva con la fragranza del pane appena sfornato, l’avevamo avvertita nei primi giorni di Moena. Quel cantiere di gente che lavorava col gusto di farlo, sempre col sorriso stampato in bocca. Già convinta da Italiano a credere in quei concetti base, punti cardinali di impianto di gioco finalmente codificato.
Le percezioni positive sono continuate con l’inizio della stagione, prima la Coppa Italia e dopo il debutto a Roma.

La voglia di non fermarsi di fronte al risultato ci ha spinti ad aprire un’altra porta, quella dello sguardo più approfondito. All’Olimpico era andato in scena un arbitraggio carico di errori che avevano penalizzato oltre modo la Fiorentina, costretta a battersi in 10 dopo 17 minuti, contro una squadra molto forte. Eppure il gioco si era visto anche in quella sera infausta, sostenuto da una personalità collettiva, prerogativa della formazione di Italiano. Se la Fiorentina avesse pareggiato non sarebbe stato uno scandalo. Si erano anche scorti, però, errori in fase difensiva, reparti meno incollati, una prateria tra la terza linea e il portiere. Difetti su cui lavorare, criticità tipiche di una squadra all’alba di un percorso diverso, difficile, ma anche molto intrigante. Chi aveva avuto tempo e voglia di ristudiarsi la sfida della Capitale aveva potuto intravedere segnali interessanti nella crescita della Fiorentina. La gara col Torino ha confermato quelle sensazioni, tanto che la partita coi granata proprio non c’e stata… La vittoria della Fiorentina è stata netta sul piano delle idee e dei duelli individuali. Toro schiantato. Il gol di Verdi nel finale è stato forse l’unico momento di distrazione della difesa viola, dentro una prestazione pressoché perfetta. Sbavature che non dovrebbero verificarsi, ma che succedono a tutti.

E così siamo arrivati a Bergamo dopo due settimane critiche per Italiano e per tanti suoi colleghi. Le qualificazioni ai mondiali qatarioti sono state una vera sciagura per tutti. Giocatori rientrati a poche ore dalle partite in condizioni più o meno accettabili. Anche l’Atalanta aveva i propri problemi dovuti all’infermeria e al pensiero dell’imminente Champions. Ma Gasperini - il cui comportamento in panchina provoca reazioni simili alla sabbia nel costume da bagno - non può accampare scuse: la rosa dell’Atalanta è di altissimo spessore, basta guardare quelli che si era portato in panchina. Vero è che i nerazzurri sono abituati ad inizi di stagione con freno a mano inserito, ma nella ripresa quando il Gasp ha mulinato un po’ di cambi, la sua squadra ha cambiato marcia e la Fiorentina si è schiacciata. Ma la notizia buona è che è rimasta ordinata, senza panico. Con la consapevolezza che il vento si era alzato e c’era da coprirsi, ma la lucidità nel frangente più delicato non è mai venuta meno. In contropiede i viola hanno avuto le chance per far male ancora all’Atalanta. Sono andati a pressare l’Atalanta in uscita e le marcature preventive sono state tempestive ed efficaci. I viola nel periodo di maggior spinta dell’Atalanta sono stati stati sostenuti da un super Terracciano. Tre-parate-tre che valgono tutto. Il pallone è ricco di giocatori sopravvalutati, Pietro è un sottovalutato. Ha fisico, tecnica, piedi buoni e una dote rara nel pallone dei nostri tempi, esce in presa alta. Un merito vintage, mettiamola così perché oggi vediamo numeri uno inchiodati nel recinto dell’area piccola. Forse nessuna squadra di serie A ha una coppia di portieri nella quale, francamente, si fa fatica ad individuare il titolare… La Fiorentina non è da Champions League, ma per la porta in classifica va a medaglia.

Il lavoro di Italiano si vede soprattutto nella riscoperta e nella valorizzazione di calciatori che solo pochi mesi fa erano improduttivi. Sono tutti migliorati: Milenkovic, Igor, Venuti, Biraghi, Bonaventura, Duncan, tanto per stare ai primi, poi Callejon, Sottil, Saponara, Pulgar, senza dimenticare Castrovilli e Amrabat reduci da problemi fisici. Ci sarà spazio anche per Benassi, mentre i progressi veri li vorremo vedere da Kokorin quando sarà impiegato. L’atteggiamento in campo è cambiato. Intensità e aggressività sono diventati segni distintivi della squadra. Quando i viola perdono un pallone si avventano subito per recuperarlo, spesso ci riescono. Sintomo di una nuova mentalità che può portare lontano la Fiorentina. Dove? Troppo presto per dirlo. Il calcio però intanto è tornato a casa, a Firenze. Non è poco. I tifosi godono finalmente e si rallegrano di aver ritrovato una manovra fluida e geometrica dopo annate in cui un cross buono e tre-quattro passaggi vincenti consecutivi diventavano un miraggio.    

Veniamo ai nuovi, volano. Osservando dal vivo Odriozola ci siamo stropicciati gli occhi. Il basco è entrato a freddo per l’infortunio alla spalla di Venuti - in bocca al lupo Lollo, maestro di senso di appartenenza - e ha fatto subito bene. Credevamo fosse carente nella fase difensiva, come da tradizione spagnola, e invece ha prodotto chiusure da applausi. Brevilineo, veloce, tignoso. Naturalmente bravissimo a spingere e questo ce lo aspettavamo di più. Odriozola è una scelta ottima della dirigenza viola. E nessuna meraviglia se una riserva del Real fa il titolare a Firenze… Anche se la maglia se la dovrà giocare con Lollo.
Ci è piaciuto molto anche Torreira. L’uruguagio ha giocato come sa: in modo semplice, ad un tocco-due, velocizzando la circolazione della palla. Ha dato molto ordine con il piglio di quello che nel traffico non si smarrisce mai. Ha chiesto sempre di essere servito per smistare il gioco, incontrando subito la fiducia dei compagni. Come inizio è stato molto buono.
Italiano sfrutterà a centrocampo anche Maleh, altro ottimo acquisto, e Nastasic in difesa.
Un dato statistico che spiega molto, se non tutto del gioco offensivo di Vincenzo Italiano: prendendo in esame gli ultimi 20 anni, questa partenza di stagione è seconda solo al 2000/01 quando in panchina sedeva l’Imperatore Terim, carismatico tecnico turco. Le prime 4 uscite stagionali della Fiorentina, tra Coppa Italia, campionato e Coppa Uefa, portarono 11 gol. La Fiorentina di Italiano in altrettante gare (tra Coppa Italia e campionato) ne ha fabbricati 9, come Prandelli nel 2005/06 e Montella nel 2013/14, annate in cui viola fecero grandi cose. La strada è giusta.
La qualità è alla base di qualsiasi successo. La Fiorentina di ora è migliore di quello dello scorso anno anche perché ha due registi: uno nel mezzo e un altro in avanti. Torreira e Vlahovic. E il Dusan di adesso non è quello di 12 mesi fa.  

Del primo abbiamo già parlato, su Vlahovic invece facciamo una considerazione che va al di là dei gol e della perizia sui calci di rigore che intanto sono nove su nove in serie A. E poi, per la cronaca,  nell’anno solare 2021 in campionato il serbo ha firmato 20 gol. Meglio di lui solo  Haaland 22, Messi 23 e Levandoski 30. Ma come detto, per un istante, lasciamo perdere i gol perché Vlahovic è anche tanto di più. A Bergamo oltre a lottare corpo a corpo con un marcatore durissimo come Palomino, Dusan ha difeso ogni pallone, lo ha servito di testa, ha aperto gioco sulle fasce, ha fatto il play dell’attacco. Con concretezza e stile. Ha rimediato voti alti in pagella anche per questo tipo di partita, non soltanto per i rigori trasformati. Non è un caso che una squadra giochi un bel calcio quando ha un centravanti che si muove in un certo modo.
Sull’asse Torreira-Vlahovic si può costruire una grande Fiorentina.