IL BUONO E IL CATTIVO DELLA DOMENICA VIOLA, IL PRAGMATISMO DI BEPPE E GLI ERRORI DA NON DIMENTICARE. IN COPPA SENZA ASSILLI, È ARRIVATO IL MOMENTO DI SCUOTERSI: LA MAGIA DELLA DEA CONTRO LA FAME DI DUSAN E PATRICK

15.01.2020 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
IL BUONO E IL CATTIVO DELLA DOMENICA VIOLA, IL PRAGMATISMO DI BEPPE E GLI ERRORI DA NON DIMENTICARE. IN COPPA SENZA ASSILLI, È ARRIVATO IL MOMENTO DI SCUOTERSI: LA MAGIA DELLA DEA CONTRO LA FAME DI DUSAN E PATRICK

La vittoria, la zona rossa più distante, la gioia di Commisso e di Iachini sotto la curva. Della penosa (nel senso di pene sofferte) domenica viola, va preso il buono, va accolto il successo come fosse una specie di liberazione. D’altra parte se un allenatore racconta delle facce bianche nello spogliatoio, degli sguardi bassi, della palla che al Franchi pesa come un macigno, significa che la cosa è seria. Che il problema c’è e non è risolvibile in una manciata di giorni. La Fiorentina in questo momento è una squadra che gioca con paura, con sfiducia, anche e soprattutto in casa. Un paradosso se pensiamo al meraviglioso pubblico che l’accompagna (anche oggi ci saranno 15 mila tifosi sugli spalti, nonostante un orario infame), ma figlio della scarsa personalità di un gruppo che fatica a trovare punti di riferimento in campo e fuori. Iachini ha ereditato una situazione difficile e finora è stato pragmatico ed efficace nel suo intento (4 punti in 2 partite sono ossigeno puro), anche se certe scelte (Boateng titolare, Chiesa centravanti) lasciano come minimo perplessi.

Ben venga dunque il +7 dal terzultimo posto, a patto che la vittoria conquistata non cancelli quello che si è visto. La desolazione di gioco, il palleggio concesso alla SPAL ultima in classifica, la fatica a fare anche un banale passaggio al compagno vicino, restano l’immagine di quello che è oggi la Fiorentina, di quanto si dovrà ancora faticare per uscire dal tunnel. L’obiettivo dovrà essere dare un gioco a questa squadra, magari provando a recuperare Badelj e osando qualcosa di più in attacco, dove Chiesa (abulico anche domenica e oggi confinato in panchina) prima o poi dovrà tornare a fare il suo ruolo di attaccante esterno. Il futuro insomma potrebbe essere il ritorno al 4-3-3 come progettato con Montella (oppure un 3-4-2-1 in stile Sousa, con Chiesa e Castro dietro un centravanti), soprattutto se dal mercato dovessero arrivare quel centrocampista di gamba e quell’esterno in grado di saltare l’uomo che Pradè sta inseguendo ormai da settimane.

La coppa, intanto, paradossalmente potrebbe dare una mano a far crescere l’autostima. Contro l’Atalanta la Fiorentina non avrà nulla da perdere, potrà giocare senza l’assillo della classifica, ma semmai con la voglia di fare l’impresa contro la più bella realtà del nostro calcio. Anche a Milano la Dea ha incantato, Gasperini ha creato una macchina perfetta che corre e pressa 95 minuti a partita, segna a raffica e mette in crisi chiunque la sfidi. “Affrontare l’Atalanta è come andare dal dentista”, disse Guardiola prima del match di Champions. Sulla carta insomma non c’è partita, ma il calcio è strano e spesso (come accadde, proprio in coppa, in quel Fiorentina-Roma 7-1 di qualche mese fa) spariglia le carte anche quando tutto sembra scontato. L’augurio allora è che la capocciata di Pezzella possa diventare un nuovo inizio viola verso un girone di ritorno più sereno, più logico, più distante dalla lotta retrocessione e più rivolto alla costruzione della Fiorentina che verrà. La coppia Vlahovic-Cutrone va in questa direzione. Giovani, sfrontati, affamati e talentuosi: Dusan e Patrick hanno tutto per far male anche a una squadra collaudata come quella nerazzurra, l’importante naturalmente sarà servirli a dovere, perché se il ritmo viola sarà quello di domenica, alle punte arriveranno le briciole e per l’Atalanta sarà un gioco da ragazzi passare il turno. Intensità e coraggio: basta paure, basta fantasmi. È l’ora di scuotersi. E di provare a prendersi una rivincita sulla semifinale dell’anno passato.