IL 4-2-3-1 È UN’IPOTESI CONCRETA MA CESARE ASPETTA L’ULTIMA SEDUTA. BALLOTTAGGI IN ALCUNI RUOLI. I NAZIONALI SONO TORNATI MOLTO MOTIVATI

21.11.2020 00:00 di Mario Tenerani   Vedi letture
© foto di Federico De Luca
IL 4-2-3-1 È UN’IPOTESI CONCRETA MA CESARE ASPETTA L’ULTIMA SEDUTA. BALLOTTAGGI IN ALCUNI RUOLI. I NAZIONALI SONO TORNATI MOLTO MOTIVATI

Come se avesse un frullatore nell’anima, una miscellanea di emozioni: dal ritorno dopo dieci anni e mezzo nel suo stadio con la sua maglia, all’adrenalina in circolo per la voglia pazza di ricominciare. Cesare carico come fucile, grintoso e al tempo stesso freddo per non farsi travolgere dal desiderio di strafare. Si tratta di premere il tasto e vedere cosa esce dal contenitore dopo questi elementi mischiati tra loro. Attesa, curiosità, ansia, pazienza, c’è tutto. 

Quando un allenatore subentra deve farlo cercando di essere il meno invasivo possibile, ma incidendo comunque nel tessuto connettivo della squadra. Prandelli ha avuto due settimane di tempo per conoscere e farsi conoscere anche se la squadra era incompleta, mancavano 6 nazionali, rientrati solo due giorni fa, Pulgar addirittura ieri sera. Il cileno oggi farà la rifinitura, gli altri hanno fatto un venerdì di prove generali. La prima buona notizia è arrivata coi tamponi, tutti negativi. La seconda è stata l’atteggiamento: Prandelli li ha trovati molto motivati e in condizione. Sono segnali importanti: col cambio di allenatore niente è più scontato, non ci sono rendite di posizione. Tutto azzerato, concorrenza libera, decide il nuovo che avanza, Prandelli. Cesare ha carisma e modi di fare, la sua esperienza è vasta, ne ha fatte tante di cose in carriera. Ha allenato campioni e fuoriclasse, sa come ci si relaziona coi calciatori anche quelli con la testa non connessa col campo. La sensazione è che la squadra stia assorbendo come una spugna l’energia di Prandelli. Manca la verifica certo, quella arriverà in partita. 

Cesare ha idee molto chiare, ma queste si devono sposare con le condizioni fisiche degli uomini. Ecco perché l’allenamento di oggi sarà dirimente. Talvolta basta uno sguardo dell’allenatore, gli occhi che indagano per comprendere uno stato d’animo, un gesto e in quel momento scatta la decisione. Il modulo dovrebbe essere il 4-2-3-1, non è certo, ma è molto probabile. Eventualmente Prandelli può virare sul 4-3-3. 

In porta Dragowski e qui ci siamo. Milenkovic centrale e l’altro verosimilmente sarà Pezzella, ci sono buone reazioni dopo l’infortunio alla caviglia. Se no è pronto Quarta. A sinistra Biraghi, uno dei migliori fino ad oggi. A destra c’è un bel ballottaggio: Caceres sì, ma occhio a Lirola perché a Cesare piacciono gli esterni che si sganciano. Il punto di arrivo è quello, ma non è detto che si concretizzi subito. Da quella parte c’è anche Venuti: dicono si sia allenato benissimo in questo periodo. Lollo poi ha una grande qualità, viene dal vivaio viola, dentro ha il sacro fuoco del senso di appartenenza. Come caratteristiche potrebbe mettere in difficoltà Prandelli. 

Nel mezzo Amrabat e Pulgar, ma sul cileno come detto restano perplessità perché è arrivato da poche ore. Esterno di destra Kouame: manca Callejon e Prandelli lo ha allenato due anni fa a Genova, non ha bisogno di conoscerlo. Per lui non è mai stato un centravanti. Nel mezzo Castrovilli e a sinistra Ribery, investito di compiti diversi. Prandelli gli chiederà di dedicarsi più alla fase offensiva che alla regia come è accaduto in alcune occasioni, l’ultima a Parma. 

In attacco altro ballottaggio vero: Vlahovic o Cutrone. Partiamo dai segni distintivi: il serbo ha il profilo del centravanti che piace a Prandelli, il secondo però si è impegnato moltissimo per riguadagnare quotazioni. Vlahovic ha segnato il suo primo gol in nazionale, ma è rientrato anche lui da poco. La decisione non sarà semplice, Cesare la prenderà all’ultimo istante. 

Il Benevento domani, mercoledì Udine, domenica il Milan a San Siro. Come inizio non c’e male. Ma Prandelli voleva sentire sulla pelle tutte queste emozioni. Lo hanno accontentato. Avanti, si parte.